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Marijuana, l’artigiano torna libero

Marijuana, l’artigiano torna libero

Nessuna attività di spaccio: piantagione per uso personale

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MARINA DI GROSSETO. È tornato libero Emanuele Bigoni, l’artigiano di 44 anni arrestato dai carabinieri perché aveva allestito in soffitta una piccola piantagione di marijuana in un’abitazione di Marina di Grosseto.

Lo ha deciso il giudice delle indagini preliminari Valeria Montesarchio, che ieri mattina ha interrogato l’uomo, assistito dagli avvocati Diego Innocenti e Serena Giannini. Bigoni ha risposto alle domande che gli sono state poste e ha specificato che il prodotto della piantagione non era affatto destinato a essere spacciato. Insomma, una coltivazione “casalinga” in tutto e per tutto, dal produttore al consumatore (che è la stessa persona), senza che vi fossero passaggi intermedi che avrebbero potuto comportare inconvenienti di vario genere, come l’ingresso in “giri” criminali. Una coltivazione slegata da quelle attività di spaccio che pure infestano Marina di Grosseto, e purtroppo non solo la frazione.

Il giudice ha riconosciuto le ragioni della difesa e ha ritenuto che non vi sia più la necessità di mantenere esigenze cautelari. Neanche quegli arresti domiciliari che pure il sostituto procuratore Maria Navarro aveva sollecitato, ritenendo evidentemente che le attività di indagine ancora in corso dovessero essere salvaguardate. Bigoni, del resto, lavora e ha un’attività di impresa artigiana (si occupa di edilizia) che gli garantisce una fonte di sostentamento affidabile. E poiché la normativa applicabile adesso a casi come questo, secondo la Cassazione, consente di individuare una pena minima di 2 anni, e poiché Bigoni è un soggetto incensurato, che non ha mai avuto guai di alcun genere con la giustizia, ecco che il gip - dopo la convalida dell’arresto, ritenuto pienamente legittimo - ha deciso per la liberazione dell’indagato, in attesa che la Procura completi gli accertamenti.

I carabinieri erano andati comunque a colpo sicuro quando l’altro giorno avevano effettuato la perquisizione in casa di Bigoni. Sapevano, erano praticamente sicuri, che lì dentro, da qualche parte, c’erano delle piantine di marijuana.

Piccole (si tratta di 4 esemplari alti poco più di dieci centimetri) anche se affiancate da tutte le apparecchiature destinate a una coltivazione accurata e produttiva. C’era l’impianto di illuminazione, c’erano i concimi, c’era l’impianto di irrigazione. C’era una bilancina di precisione. C’era tutto quello che serve per ricavare qualche foglia di “maria” da consumare, più o meno regolarmente. E lì, pronti, c’erano anche 440 grammi, conservati in barattoli di vetro. Il più recente risultato dell’attività illecita di Bigoni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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