Il Tirreno

Grosseto

Cinquanta milioni di euro alla Maremma

di Maurizio Bernardini
Cinquanta milioni di euro alla Maremma

D’Angelis, responsabile nazionale del rischio idrogeologico: «Sedici destinati all’Ombrone. Ma servono progetti esecutivi»

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Una gran dormita generale ha prodotto questo Paese». È sferzante Erasmo D’Angelis, responsabile nazionale della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. In Maremma per fare il punto dei lavori sul territorio l’esponente governativo – molto vicino al premier Matteo Renzi – non porta solo annunci. Le conferme che arrivano davanti alla classe dirigente maremmana riunita a palazzo Aldobrandeschi sono di quelle che pesano. Il problema, una volta tanto, non sono i soldi ma un altro. «Servono progetti esecutivi».

La sicurezza dei corsi d’acqua è la priorità. «Lo abbiamo visto con tanti eventi, sofferenze, danni. Nostro compito è investire, aprire cantieri. Per il Grossetano il piano nazionale al contrasto al dissesto idrogeologico prevede 50 milioni di euro. Abbiamo diversi preliminari, ma dobbiamo arrivare ai lavori». Le risorse – assicura D’Angelis – sono vere.

«Tanto che il 20 febbraio abbiamo avuto dal Cipe i primi 700 milioni su scala nazionale (di cui 100 per le progettazioni, ndc) e ce ne saranno altrettanti con il prossimo passaggio in parlamento». Manna dal cielo per la Maremma, «una tra le aree più a rischio» anche a parere di D’Angelis. Qualcosa di concreto può dunque arrivare.

«Non – punge – i 40 miliardi d’interventi promessi dall’ex ministro Corrado Clini: quelli non li abbiamo mai visti. L’Italia può esser messa in sicurezza nel giro di 7 anni con 15 miliardi». Un sogno che, numeri alla mano, è alla portata del governo: 7 i miliardi già accantonati tra fondi europei, regionali e di coesione. Poi ci sono 2 miliardi non spesi, «tra corsi, ricorsi e sciatterie della pubblica amministrazione».

Ma occorre farla finita con l’approccio fatalista, «quel dire che “ha da passà a nuttata”».

Due le faccende aperte nel capoluogo. Totale? Circa 16 milioni, di cui 10 già messi in preventivo dallo Stato. «Negli anni passati – ricorda il sindaco di Grosseto e presidente della Provincia, Emilio Bonifazi – abbiamo rafforzato 900 metri d’argine sul lato dell’Ombrone che dà verso il Casalone. Ora c’è un altro progetto già pronto da 30 milioni di euro: pulizia del letto del fiume e corretta regimazione delle acque di due affluenti dell’Ombrone, Gretano e Sovata. Su quest’idea lo Stato ha già garantito 10 milioni. Una volta fatti questi lavori saremo in grado di raccogliere le acque per uso potabile, agricolo e antincendio. A quando il cantiere? Può partire entro l’anno».

L’altro punto caldo dedicato all’Ombrone lo illustra il numero uno del consorzio di Bonifica, Fabio Bellacchi (che chiede a D’Angelis di sollecitare l’iter a Roma). «C’è un modo per mettere in sicurezza l’argine di Grosseto al cento per cento. Di cosa si tratta? Semplice: basta mettere un tubo del diametro di 2 metri e mezzo dove ora scorre il canale d’irrigazione utilizzato d’estate per dare acqua ai campi. In questo modo l’acqua non andrebbe più a intaccare l’argine. Inoltre, ricoprendo il tubo di terra, potremmo creare, di fatto, una contro spalla all’argine».

I tempi? «Abbiamo già il via libera della Regione. A breve attendiamo il responso del ministero dell’agricoltura, sponda fondo per l’irrigazione. Siamo poco sopra i 6 milioni di euro d’investimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa