Bocciato il ricorso della Procura «Agri power continui a lavorare»
CINIGIANO. L’Agri power plus di Cinigiano può continuare a funzionare e quindi produrre energia elettrica da biomasse. La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso del pm grossetano che...
CINIGIANO. L’Agri power plus di Cinigiano può continuare a funzionare e quindi produrre energia elettrica da biomasse. La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso del pm grossetano che si era opposto alla decisione del Tribunale del riesame di dissequestrare l’impianto. L’Agri power era finito nel mirino della Procura, insieme a Marzio Scheggi (ex sindaco di Cinigiano ed ex segretario provinciale del Pd, che della società è presidente), Andrea Salzillo (direttore tecnico), Giovanni Di Meo (amministratore delegato) e Nicolò Marzano (legale rappresentante), per una presunta truffa nell’ambito di finanziamenti pubblici per 1,3 milioni di euro, erogati da Gse.
L’impianto si trova a Cadona, vicino a Santa Rita (Cinigiano) ed era stato messo sotto sequestro il 26 settembre 2014 (il 6 ottobre era poi scattato il sequestro del denaro, poi dissequestrato; su questo la Procura non ha presentato ricorso).
Tre sono le contestazioni: la prima è che, al momento in cui ha iniziato a ricevere i finanziamenti, l’impianto non sarebbe stato pronto da un punto di vista edilizio, cosa che la legge prevede come requisito per l’erogazione. La seconda è che oggi l’impianto sarebbe alimentato irregolarmente, con meno del 50% del materiale proprio e il resto proveniente da fuori (oltre la filiera corta, cioè 70 chilometri di distanza), a dispetto delle norme. La terza riguarda presunti scarichi irregolari.
Su richiesta degli inquirenti il gip aveva fatto sequestrare l’impianto.
Gli avvocati Alessandro Antichie e Biagio Vallefuoco si erano quindi rivolti al tribunale del riesame che aveva dato loro ragione, riconoscendo che occorre «prendere atto della incapacità degli elementi indiziari posti a fondamento dell’accusa di resistere ai contrapposti elementi e argomenti difensivi». La Procura aveva fatto ricorso in Cassazione contro il dissequestro.
Il collegio presieduto da Ciro Petti ha però confermato la decisione del tribunale del riesame, ritendendo il ricorso infondato e quindi da dichiararsi inammissibile.
Oltre a condividere la conclusione del tribunale del riesame, la Cassazione entra anche nel merito della vicenda. Primo, ritiene che la documentazione escluda le accuse relative al mancato completamento dei lavori e l’entrata in esercizio dell’impianto. Secondo, le opere non concluse oltre i termini sarebbero non direttamente inerenti la produzione di energia. Terzo, la difesa avrebbe dimostrato che le biomasse sarebbero effettivamente provenienti dalla filiera corta. Quarto, nega che l’attività agricola sia fittizia.
«Questa sentenza ci dà piena ragione – dice Antichi –. Penso oggettivamente che dopo questa sentenza sia difficile ipotizzare una sentenza di condanna su quei presupposti».
Intanto la Procura ha chiesto la proroga delle indagini. A settembre si saprà se ci sarà o meno il rinvio a giudizio.
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