Il Tirreno

Grosseto

«Temevo che mia madre fosse legata»

di Pierluigi Sposato
«Temevo che mia madre fosse legata»

I figli di Francesca raccontano il sopralluogo a Villa Adua dopo la scomparsa e i sospetti subito indirizzati su Bilella

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GROSSETO. Dicono in aula che Antonino si era eccitato perché aveva messo le mani sulle mutande di Francesca, nei cassetti che aveva aperto per prendere qualcosa da portare in ospedale quando lei stava male. E lui niente. Dicono in aula che Antonino avrebbe messo le mani addosso a Francesca, sul seno anche, e avrebbe cercato di baciarla alla discesa dal pullman. E lui niente. Dicono in aula che Antonino aveva dimestichezza con i coltelli perché ammazzava i cinghiali. E lui niente. Dicono che Antonino non era apparso per nulla agitato quando Francesca era scomparsa e che lo battezzava come un allontanamento volontario. E lui niente.

Lui è Antonino Bilella, il custode di Villa Adua imputato di aver ucciso la sua datrice di lavoro, Francesca Benetti, il 4 novembre 2013, e di averne nascosto il cadavere. Impassibile di fronte a tutto quanto gli viene vomitato addosso anche in questa quinta udienza. Giubbotto blu, camicia a quadrettini, gomiti appoggiati sul tavolo, talvolta con le dita delle mani intrecciate. Niente. Nessuna reazione. Nemmeno un’alzata di sopracciglio.

È ancora la volta dei testimoni dell’accusa e in particolar modo dei figli di Francesca, Giulio - 27 anni - ed Eleonora - 29 anni - entrambi ingegneri. I quali dicono senza mezzi termini di aver sospettato subito di Bilella: «Perché la villa era l'ultimo posto dove era stata mia madre» dice Giulio. E poi perché il custode 70enne aveva atteggiamenti strani: prima, al telefono, era apparso a Giulio «molto tranquillo. Mi disse che sarebbe tornata, “lei fa così”»; poi, a Villa Adua, aveva detto che Francesca era stata lì il 4, aveva giocato con il cane e aveva fatto delle foto, poi si era messo a parlare della canalizzazione delle acque, di come era venuto bene l’orto. È quello stesso Bilella che gli stessi figli di lei descrivono come una persona sì gentile - aveva telefonato talvolta per informarsi dello stato di salute - ma anche verosimilmente interessata perché quelle chiamate erano apparse strane a Giulio. E soprattutto era una persona insistente allo sfinimento con la madre, che non esitava a definirlo «un rompicoglioni» quando vedeva arrivare da lui («lo aveva comunque soprannominato Turiddu, ma non in senso dispregiativo», chiarisce la figlia) l’ennesima telefonata. Perché delle avances respinte Francesca aveva detto (quasi) tutto anche a Giulio e (qualcosa di più) a Eleonora, che pure afferma di non aver saputo a lungo di palpeggiamenti .

I figli raccontano ai pm Nassi e Ferraro gli ultimi giorni di Francesca. Le preoccupazioni per la Villa ma anche la recente gita a Lucca con Aldo Scotto, di cui era innamoratissima e ricambiata con pari intensità, con il quale era rinata; gli attacchi di panico e le medicine che; la strada seguita per mandare via Bilella che non seguiva bene la proprietà ma anche i suoi atteggiamenti di meticolosità. E quando scomparve? «Me lo disse Scotto - ricostruisce Eleonora - Credo di aver avvisato mezzo mondo quando Aldo mi disse che mia madre non si trovava più. Ho telefonato anche a Bilella. Temevo che si fosse sentita male, che fosse rimasta vittima di un incidente. Bilella mi disse una cosa che mi fece arrabbiare: “La mamma era lì che giocava con il cane”. Come se nulla fosse. Io chiedevo: e poi? “Faceva delle foto”». Drammatiche quelle ore in cui Eleonora e il fratello cercavano, da Milano, di sapere cosa era accaduto a Follonica. «Alle 2-3 di notte ci fu detto che era stata ritrovata l'auto: io ero spaventata perché non era da lei lasciare l'auto aperta. Lei era una maniaca dei controlli: gas, tapparelle, acqua, luce. Toglieva l'autoradio, controllava la chiusura delle portiere». Una volta entrata a casa di Francesca, il 5 novembre, «ebbi la conferma che mamma non era partita. Gli occhiali da vista erano lì, il cellulare lì, i trucchi lì. Si vedeva che aveva fatto colazione ed era uscita. Il letto era da fare». L'agenda era sul tavolo: «C'era scritto che aveva appuntamento a Villa Adua, credo avesse scritto “con Turiddu”».

Il sopralluogo a Villa Adua: «Siamo andati lì, con Giulio e Aldo. Pensavamo che mia mamma fosse lì dentro, legata». Gridarono, la chiamarono, nessuna risposta. E non c’erano tracce intorno.

Ma lei l'8 novembre disse ai carabinieri che non sapeva di molestie sessuali ai danni di sua madre, fa notare l'avvocato Francesca Carnicelli. «Sì ma intendevo molestie gravi, stupri - esemplifica Eleonora - Se si trattava solo di palpeggiamenti o cose così, credo che mia madre abbia tralasciato per non farmi preoccupare».

Giulio, giacca e occhiali, si appoggia alla sedia mentre risponde. È tranquillo. Più tranquillo della sorella, che tenta di mascherare il disagio accarezzandosi a ripetizione i capelli con la mano sinistra, allargando spesso le labbra in un sorriso che sembra stonare con la drammaticità del racconto. Sua madre le manca? chiede l’avvocato Agron Xhanaj parte civile per la famiglia: «Mi manca, chiaramente. Io sono una che nasconde molto. Ora non voglio commuovermi ma...». E non c’è bisogno della sosta proposta dal presidente Puliatti.

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