Gioco
La bonifica del torrente Merse va alla Presidenza del Consiglio
Un anno di confronto fra le varie amministrazioni locali non ha portato ad alcun risultato Non convince il progetto per intervenire lungo il corso d’acqua e sul tombamento della miniera
MONTIERI. La bonifica del Merse passa alla presidenza del Consiglio dei ministri.
È questo il risultato di un anno di confronti tra le varie amministrazioni coinvolte nelle operazioni che non hanno portato a niente. Il problema consiste nel non aver trovato una convergenza sul progetto esecutivo, dati soprattutto i dubbi (espressi attraverso pareri contrari) del Ministero dei beni architettonici e culturali sulla tutela dei manufatti di lavorazione mineraria, senza contare tutti quelli di alcune forze politiche e dei comitati ambientalisti, a cui non piace affatto l’idea che la palla passi a Palazzo Chigi: in questo modo infatti il territorio non avrà più modo di esprimersi a riguardo.
«Vorremmo che gli enti locali non delegassero al governo centrale il futuro della Valle del Merse e dei Comuni che la abitano» spiega il Coordinamento Merse, che riunisce molte tra le più importanti associazioni e comitati della zona compresa tra le province di Grosseto e Siena. Un corso d’acqua con valori sballati rispetto agli altri torrenti delle Colline Metallifere, dato che per decenni vi sono confluiti gli scarti dell’estrazione mineraria. Un problema annoso che sembrava aver trovato una svolta nel 2006 con un accordo extragiudiziale e il successivo accordo di programma, firmato da Regione Toscana, Province di Grosseto e Siena e i Comuni di Montieri e Chiusdino per la bonifica. Invece quello che sembrava un punto di partenza si è dimostrato un ostacolo ancor oggi insormontabile. La questione riguarda il progetto portato all’attenzione della conferenza dei servizi, che prevede una serie d’interventi di messa in sicurezza dei rifiuti minerari attraverso lo stoccaggio di gran parte degli sterili di miniera (rifiuti pericolosi) con conseguente cementificazione a ridosso del corso d’acqua, andando a modificare radicalmente lo skyline che costeggia il Merse.
Una proposta bocciata dal Mibact-direzione regionale, preoccupato che in questo modo non verrebbero salvaguardati i manufatti di lavorazione mineraria. Ma le questioni aperte per gli ambientalisti sono anche altre nel progetto esecutivo. «La Regione continua a non segnalare la presenza di quasi 70mila tonnellate di rifiuti pericolosi all’interno della miniera che sono ritenuti da studi di alto valore scientifico l’origine dell’inquinamento che origina da Campiano» dicono i comitati. Inoltre «viene previsto il tombamento di tutte le uscite della miniera ipotizzando che la miniera sia un sistema chiuso quando da documenti storici del corpo delle miniere sappiamo che non lo è, quindi senza certezza da dove un domani potrà uscire altra acqua fortemente contaminata da metalli pesanti». Aspetti questi elencati in un’interrogazione che la consigliera Monica Sgherri (Rifondazione comunista) ha presentato in Regione.
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