Il Tirreno

Grosseto

Evasione per 15 milioni sul gasolio taroccato

Evasione per 15 milioni sul gasolio taroccato

Il carburante acquistato all’estero veniva rivenduto in Italia a prezzi più bassi I soldi poi venivano portati all’estero. Giannetti ritenuto la mente della frode

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GROSSETO. Accise non pagate per 15 milioni di euro. È questa l'entità della maxifrode attuata dal gruppo criminale che ha commerciato illecitamente, a partire dal 2013, oltre 4000 tonnellate di gasolio facendolo arrivare in Italia adulterato con additivi per evitare il trasporto su cisterne più sottoposte ai controlli rispetto ad altri mezzi pesanti.

Il carburante, acquistato nel nord della Germania era fittiziamente destinato a Grecia e Malta, ma in realtà veniva stoccato presso grossisti di Roma e Salerno, dove arrivava in contenitori di plastica trasportati su camion telonati. A capo dell'organizzazione, secondo la Procura di Roma, che ha coordinato le indagini del nucleo Tributario della guardia di finanza, ci sarebbe stato l'ex presidente dell'Unione industriale di Grosseto Aristide Giannetti, in carcere da martedì pomeriggio.

Giannetti, insieme a Sebastiano Accaputo e Andrea Morroni, avrebbe acquistato gasolio nelle città tedesche di Burg Bei Magdeburg, Gorlitz e Wittemberg attraverso società che i tre avevano aperto all'estero: l'Enelservice Ltd e la Finhg Limited con sede a Londra, Montiel con sede a Praga e Mediterranean oil Service Malta Limited, con sede nell'isola britannica.

Il carburante, poi, sarebbe dovuto arrivare in due società estere, una a Malta e l'altra in Grecia anche se, secondo la Procura di Roma, si fermavano in Italia, dove il gasolio veniva poi distribuito da altre società, una romana e l'altra nel salernitano.

Tra i destinatari del combustibile ci sarebbe anche il distributore Sp Energie Siciliane srl gestito dal pregiudicato Sergio Leonardi, ritenuto vicino ad ambienti legati alla criminalità organizzata.

Fiumi di gasolio, insomma, che sarebbe stato reso più pesante attraverso l'aggiunta di additivi per modificarne la curva di distillazione, trasformandolo così in olio tecnico che non era sottoposto al pagamento delle accise. Con questo sistema, Giannetti e i suoi collaboratori, avrebbero guadagnato 5,7 milioni di euro.

Secondo il procuratore Pierfilippo Laviani, che ha coordinato l'inchiesta, Beatrice Giannetti e Andrea Chiappelli erano gli stretti collaboratori dell'ex presidente degli industriali, così come Adrian Sebastian Tulbure, Romeno di 32 anni, che gestiva la logistica dei carichi all'estero e le consegne sul territorio nazionale, coordinando così gli autisti e impartendo loro gli ordini che riceveva da Giannetti.

Il prodotto petrolifero trasportato, veniva di solito acquistato e caricato nelle cisterne in Austria e Germania dove sarebbe stato qualificato come olio lubrificante, anziché come gasolio per autotrazione, aggiungendo un additivo per evitare controlli. Ma anche con questa modifica, secondo la Procura, il gasolio continuava a mantenere le caratteristiche per le quali veniva commercializzato e quindi sottoposto quindi a imposta di consumo e non ad accise.

Lo stratagemma utilizzato per circolare in italia, secondo i risultati dell'indagine delle fiamme gialle, sarebbe stato costituito dalla falsa documentazione commerciale di scorta che accompagnava il prodotto. E che, essendo cartacea e non elettronica, non ne garantiva l'esatta tracciabilità.

E anche le mete di quei viaggi, non sarebbero state quelle indicate nei documenti a bordo dei camion: l'olio energetico, infatti, sarebbe dovuto arrivare in Grecia o a Malta. Destinazioni alle quali non è mai arrivato: veniva rivenduto “in nero”, a prezzo più basso, in italia. E soprattutto, quelle quantità di carburante venivano pagate in contanti e poi i soldi finivano all’estero, principalmente a Praga.

I militari della guardia di finanza, che hanno lavorato a questa indagine dal 2013, hanno effettuato nel corso dei mesi diversi controlli e sequestri dei quali si è spesso lamentato lo stesso Giannetti che in almeno un’occasione, parlando al telefono con Chiappelli, si lascia scappare un «ora si vede se loro c’hanno le amicizie che dicono».

Nelle 163 pagine di ordinanza firmata dal gip, Aristide Giannetti viene indicato come il capo di una banda criminale: sarebbe lui, secondo il giudice, a stabilire le modalità di trasporto, il carico e lo scarico, a rintracciare nuovi clienti e a curare anche i pagamenti all’estero e contrattare con le società che acquistavano il carburante.

Ma anche a portare i soldi all’estero. Prima di salire su un volo diretto a Berlino, l’ex presidente dell’Unione industriali avrebbe raccolto i soldi del mercato napoletano e romano. Fermato dai finanzieri, Giannetti aveva 382.050 euro suddivisi in cinque buste. I militari delle fiamme gialle hanno sequestrato 21 unità immobiliari, quote societarie, gioielli custoditi in una cassetta di sicurezza, saldi di rapporti bancari nonché di polizze vita.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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