Il Tirreno

Grosseto

l'udienza 

Giallo di Potassa: "Temevamo che mia madre fosse legata dentro la villa'"

Pierluigi Sposato
I sostituti procuratori Marco Nassi e Salvatore Ferraro (foto Bf)
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I sostituti procuratori Marco Nassi e Salvatore Ferraro (foto Bf)

La figlia di Francesca Benetti racconta le drammatiche fasi delle ricerche

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GROSSETO. E' il giorno dei figli di Francesca Benetti: Giulio ed Eleonora Spataro.  E' il giorno anche della cugina di Francesca, Patrizia Lorenzetti. Il processo ad Antonino Bilella, il custode di Villa Adua di Potassa accusato di omicidio, riparte da qui, dall'udienza numero 5: dalle persone che avevano sentito per ultime l'ex insegnante di educazione fisica scomparsa il 4 novembre 2013. Eleonora e Giulio hanno parlato dei rapporti con la madre, dei rapporti tra lei e l'agricoltore e dell'ultima telefonata avuta con lei, quella del 3 novembre. Alla cugina è stato chiesto di parlare delle confidenze ricevute, dei pedinamenti (anche sulla spiaggia e alla fermata del bus). Non è stato sentito, come era stato invece preventivato, l'ultimo fidanzato Aldo Scotto, che l'aveva cercata disperatamente dopo che la donna non si era presentata all'appuntamento del 4 novembre, all'ora di pranzo. Il corpo di Francesca non è stato trovato. Bilella è accusato anche di averne nascosto il cadavere. In aula si vede anche il figlio dell'imputato, Luigi Bilella, testimone in una delle precedenti udienze.

Ore 19.30 Le molestie sessuali. “Scusi signorina Eleonora, lei l'8 novembre dice ai carabinieri che non sapeva di molestie sessuali ai danni di sua madre...” fa notare l'avvocato Francesca Carnicelli. “Sì ma intendevo molestie gravi, stupri. Se si trattava solo di palpeggiamenti o cose così, credo che mia madre abbia tralasciato per non farmi preoccupare”, è la risposta della testimone. Alla difesa di Bilella preme sapere perché, intercettata, dice che “nella parte di lui sono entrati ma senza mandato”. “Non ricordo, io non sono entrata dove è successo il fatto” e il pm Ferraro specifica poi che si è trattato del giorno in cui i carabinieri entrarono in casa per parlare con Bilella. All'avvocato Leporatti, spiega poi che Aldo Scotto potrebbe non essere intervenuto per i palpeggiamenti raccontati forse perché “mia madre preferiva sbrigarsela da sola”. Turiddu “non è un dispregiativo”, ha precisato a richiesta. E ha poi spiegato di aver appreso di alcune delle circostanze del processo dagli organi di informazione. “Ha parlato con la cugina Patrizia?” incalza Leporatti. “Sì ma non di aspetti del processo, solo su come affrontare il processo dal punto di vista emotivo”. “Insomma ci ha parlato”, conclude Leporatti. Il processo è aggiornato al 23 aprile.

Ore 18.40 “Pensavamo che fosse legata dentro la villa”. “Siamo andati a Villa Adua, con Giulio e Aldo. Pensavamo che mia mamma fosse lì dentro, legata”. Così Eleonora ricostruisce il sopralluogo del 5 novembre. In precedenza, al mattino, i fratelli avevano incontrato Bilella alla caserma dei carabinieri: “Era sorpreso di vederci lì, così in fretta. Ci disse che mia mamma era venuta, aveva giocato con il cane e fatto delle foto. 'Poi torna'. Ma non mi ha mai guardato negli occhi e io ne ero spaventata e lo dissi dopo ai carabinieri”. La figlia risponde poi alle domande dell'avvocato Risaliti, che le chiede conferma dell'amore reciproco tra Francesca e Aldo, e dell'avvocato Xhanaj, che gli chiede particolari sul sopralluogo a Villa Adua e i rapporti tenuti con tutti i parenti, nonna Marisa compresa.

Ore 18.30 “Tua madre? Giocava con il cane”. “Credo di aver avvisato mezzo mondo quando Aldo mi disse che mia madre non si trovava più. Ho telefonato anche a Bilella. Temevo che si fosse sentita male, che fosse rimasta vittima di un incidente. Bilella mi disse una cosa che mi fece arrabbiare: 'La mamma era lì che giocava con il cane'. Come se nulla fosse. Io chiedevo: e poi? 'Faceva delle foto'”. Drammatiche quelle ore in cui Eleonora e il fratello cercavano, da Milano, di sapere cosa era accaduto a Follonica. “Alle 2-3 di notte ci fu detto che era stata ritrovata l'auto: io ero spaventata perché non era da lei lasciare l'auto aperta. Lei era una maniaca dei controlli: gas, tapparelle, acqua, luce. Toglieva l'autoradio, controllava la chiusura delle portiere”. Una volta entrati a casa di Francesca, il 5 novembre, “ebbi la conferma che non era partita. Gli occhiali da vista erano lì, il cellulare lì, i trucchi lì. Si vedeva che aveva fatto colazione ed era uscita. Il letto era da fare”. L'agenda era sul tavolo: “C'era scritto che aveva appuntamento a Villa Adua, credo avesse scritto 'con Turiddu'”.

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Ore 17.15 “Bilella voleva ingraziarsi noi figli”. Alla ripresa dopo la conclusione della testimonianza di Giulio, viene data notizia ad Aldo Scotto – nel frattempo sopraggiunto in Tribunale - che verrà ascoltato alla prossima udienza. E' quindi la volta dell'ultima teste di giornata, Eleonora Spataro, 29 anni, anche lei ingegnere, la figlia di Francesca. Anche a lei la Procura chiede di ricostruire i rapporti con la madre e le confidenze ricevute.E di parlare della relazione con Igino Corasaniti: "L'avevamo accolto in casa nostra come un secondo padre. Quando la storia si era conclusa non ho mai creduto che le avrebbe potuto fare del male". Quando conobbe Bilella (“Turiddu o il pastore, come lo aveva soprannominato mia madre”)? “Tra settembre e ottobre 2013. Lui già conosceva Giulio, voleva conoscere anche me. Mia madre non voleva ma lui insisteva. E io non sapevo nulla dei palpeggiamenti, solo dell'interesse di lui non ricambiato. Per me era maleducato non volerlo conoscere, mi sembrava inopportuno rifiutare: dissi a mia madre che saremmo stati comunque in un luogo pubblico e andammo a pranzo lì vicino”. Una prima telefonata a fine settembre (“il numero glielo aveva dato Giulio”), una seconda a ottobre (“per chiedermi se mi ero rimessa dall'indigestione di quel pranzo”), una terza il 2 novembre: “Mi lasciò spiazzata. Bilella voleva sapere se avevo sentito la mamma, come stava e quando sarei scesa. Io risposi che l'avrei fatto tra mesi, stavo preparando l'esame di stato. Insospettita, l'indomani lo raccontai a mia madre. Lei disse 'Ma come si è permesso?'. E siccome aveva trovato il modo di mandarlo via, aggiunse che quella telefonata era solo un modo per ingraziarsi i figli, visto che aveva fatto la stessa telefonata a mio fratello”.

Ore 16.15 “Bilella mi disse che sarebbe tornata”. Com'era Bilella dopo la scomparsa della donna? “Era molto tranquillo. Mi disse che sarebbe tornata, 'lei fa così'”. Questo il contenuto della conversazione tra il custode e Giulio, come riferito da lui stesso. Dopo essere stato avvertito dalla sorella, la sera del 4 novembre, che la madre non rispondeva, il giorno dopo i fratelli e Aldo Scotto si erano ritrovati a Villa Adua, intorno alle 14-15. “Bilella dormiva. Poi ci disse che il giorno prima mia madre era stata lì, che aveva fatto delle foto. Poi mi parlò d'altro” e cioè dei problemi legati alla canalizzazione delle acque. “Lui non si offrì di accompagnarci da nessuna parte”. Luigi, il figlio di Antonino, riferì a Giulio che il padre gli aveva detto che “era sparita per motivi suoi”. Ma i fratelli Spataro avevano dubbi sul custode: perché? “Perché la villa era l'ultimo posto dove era stata mia madre”. Giulio aveva poi visto che l'auto della madre posteggiata alla stazione aveva il sedile un po' arretrato rispetto alla posizione consueta.

Ore 15.45. "Mia madre scocciata dalle avances".Alla ripresa, si siede sul banco dei testimoni il figlio Giulio, 27 anni, ingegnere adesso residente a Grenoble. Al pm Nassi dà tra l'altro risposte sui fatti di Cologno Monzese (“il custode delle villette a schiera; mia madre mi aveva raccontato che la infastidiva. Mi ricordo che un giorno si appostò davanti casa, anche noi avevamo un po' paura"). Poi si parla dell'entrata in scena di Bilella, dei contrasti con i confinanti di Villa Adua. “Mia madre per carattere voleva fare tutto da sola. Era un po' testardina e non voleva ascoltare i miei consigli”. I contrasti con Bilella? “Sulla conduzione non ottimale della proprietà, sulla pulizia dei terreni”. E poi? “E poi c'erano state delle avances, respinte da mia madre. Lei non si confidava ma io percepii e mi ci volle poco a capire, mi ero preoccupato di capire”. E sua madre? “Era scocciata”. Conosciutolo in occasione delle vacanze estive, a Villa Adua, Bilella aveva fatto alcune telefonate a Giulio. Non era strano che un 70enne la chiamasse per sapere come stava? Chiede il pm: “Strano, sì”. Poi si parla della conoscenza con il figlio di Antonino, Luigi, e della cena in villa a base di pesce.

Ore 13.50 Il verbale della mamma di Francesca. All'avvocato Bruno Leporatti (che insiste in alcune domande per valutare l'attendibilità del teste e che in precedenza aveva chiesto al presidente di ricordare alla donna le responsabilità di parole dette sotto giuramento - Puliatti non ne aveva ravvisato i motivi), la cugina di Francesca dà risposte di nuovo sull'episodio del custode di Cologno Monzese, con la donna che aveva lamentato di essere stata infastidita o addirittura violentata: “Violenza sessuale? Mah, sapevo che lui la infastidiva con le telefonate. Ma di vera violenza non mi ha mai detto”. Sui rapporti con i figli: “Da parte loro amarezza, perché forse non accettavano la separazione tra i genitori”.L'incontro avvenuto tra la donna e l'avvocato Xhanaj è oggetto di un contraddittorio aspro a proposito di cose dette e non dette, messe a verbale oppure no. C'è un contrasto ancora sulle frasi dell'intercettazione con Aldo. Il difensore di parte civile propone l'acquisizione del verbale di quel colloquio ma la Procura e il difensore Risaliti si oppongono. Il pm Ferraro fa acquisire il verbale delle dichiarazioni della mamma di Francesca, la signora Marisa Chellini, morta nel 2014. Il presidente dispone la pausa pranzo dopo aver licenziato la testimone.

Ore 13.30 “Attaccamento morboso di Bilella”. Alla ripresa, la parola all'avvocato Riccardo Lottini, uno dei difensori di Bilella. La signora Patrizia risponde a varie domande, anche sulla questione delle carezze proibite: “Io dissi a Francesca che doveva stare attenta, che doveva mandarlo via. Perché c'era un insieme di cose, non era solo per le molestie. Era per l'attaccamento morboso. Il problema non erano le erbacce non strappate”. Si parla ancora della chiamata del 118 in casa della Benetti, con Bilella dentro: la cugina chiarisce che era stato l'equipaggio dell'emergenza, in vista del ricovero, a chiedere all'unica persona in casa (Bilella, appunto) di prendere le mutande, dato che lei non era in grado di muoversi. “Lui frugò nei cassetti, mi disse Francesca, aggiungendo che le era sembato eccitato per il tipo di mutande: perizoma, brasiliana...”. L'audizione va avanti con qualche frizione tra le parti, richiamate dal presidente Giovanni Puliatti.

Ore 12.15. “Bilella sapeva maneggiare i coltelli”. Patrizia Lorenzetti risponde così a una domanda dell'avvocato di parte civile Xhanaj. Francesca le aveva riferito che il custode di Villa Adua fabbricava trappole con le quali “catturava i cinghiali e li uccideva, li macellava. Aveva dimestichezza”. Francesca non le disse mai, comunque, di essersi ferita a Villa Adua. E nel ripercorrere i giorni successivi alla scomparsa, la cugina ricorda di essere andata nella proprietà di Potassa: “Eravamo andati a cercare, a vedere se c'erano tracce, rumori, a capire se lei era lì. Bilella? C'era, ci aprì il cancello. Mi ricordo che Giulio mi disse “Tienilo sempre d'occhio”. E in effetti Bilella ci controllava, ci seguiva, si avvicinava, si allontanava”. Secondo Patrizia, l'uomo aveva tenuto un comportamento strano: “Si era tanto preoccupato fino a chiamare i vigili del fuoco per quella volta dell'appuntamento cui non si era presentato, e adesso che era scomparsa non fece una piega. No, lui non si propose per cercare Francesca, non ebbe iniziative”. Il presidente dispone una pausa.

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Ore 11.50 “Non aveva paura di essere uccisa”. Francesca aveva paura di Bilella? chiede alla cugina l'avvocato Agron Xhanaj, parte civile per il fratello della donna: “Sì, me lo diceva spesso. Ma non aveva paura di essere uccisa. Le sue paure erano legate al fatto di poter essere toccata o comunque una pressione sessuale”. Quando andava a Villa Adua? “Si chiudeva a chiave nel suo appartamento. Non voleva trovarsi Bilella davanti”. E una volta Francesca chiese a Patrizia di accompagnarla all'appuntamento con il custode che doveva consegnarle dei prodotti: “Almeno questa volta non sono da sola”. Parte della deposizione è dedicata all'intercettazione della telefonata tra Patrizia e Aldo del 17 novembre 2013, un brano in cui si faceva riferimento alle molestie sessuali: lei chiedeva suggerimenti a Scotto se dirlo o no? chiede Xhanaj: “No, a me sembrava che non fossero cose attinenti al processo. Ma se c'era da dirlo l'avrei detto, come poi ho fatto. Chiedevo ad Aldo cosa ne pensasse. Non ho fatto nessun inciucio e non l'avrei fatto comunque per telefono, visto che nel mese successivo alla scomparsa sono stata più a Follonica che a Siena”

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Ore 11.20. “Mi disse che lui le aveva toccato il seno”. Antonino si era dichiarato a Francesca, dice ancora Patrizia: “Francesca mi diceva che lui riferiva che avrebbe voluto una donna come lei ora che si era sistemato in Maremma. Era innamorato? Sì, disse di sì”. Ma Francesca non aveva mai dato spago al suo custode: “Aveva messo in chiaro che dovevano esserci solo rapporti di lavoro. Lei era fredda, distante, anche quando andava a Villa Adua in compagnia di Aldo”. Nella sua proprietà la donna andava anche da sola “ma stava attenta a non essere provocante nel vestire: cercava di coprire il seno, di non andare scollata”. E comunque era scocciata del comportamento di Bilella, come quando lui l'aspettò all'arriva del pullman da Siena, dove lei era andata a trovare proprio la cugina: “Mi disse che lui cercò di baciarla, come un fidanzato. 'Mi fa vergognare, non voglio che mi baci'”. E Patrizia riferisce di quella volta che Francesca le raccontò un episodio spiacevole: “Mi disse che le aveva toccato il seno”. Anche Aldo Scotto riferì a Patrizia che altre volte Bilella avrebbe messo le mani addosso a lei: “Me li ha raccontati lui, questi episodi, Francesca mi disse solo del seno e dei baci”.

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Ore 11.L'ossessione di Bilella. Francesca Benetti era palesemente infastidita dal comportamento di Bilella. E lo diceva apertamente, specialmente quando il custode di Villa Adua insisteva nelle telefonate, anche tre, quattro, cinque volte al giorno. “Questo rompiballe”, diceva Francesca alla cugina. La quale riferisce anche del disagio che Francesca aveva provato quando stava male per gli effetti dell'ipocalcemia di cui soffriva e aveva fatto entrare Bilella in casa sua. “Sai?, mi diceva Francesca, lui ha frugato nei miei cassetti, ha toccato le mie cose, le mie mutande, si è eccitato. Da quel momento Bilella diventò ancora più ossessivo”, forse perché l'agricoltore si era sentito in possesso della vita e delle cose della donna di cui si era invaghito. “Le telefonate erano un modo per tenere sotto controlla la sua vita”. Bilella la pedinava, chiede il pm Salvatore Ferraro: “Voleva sapere dove andava in spiaggia e del resto era facile trovarla perché andava allo stabilimento balneare davanti casa. Mi disse che un giorno l'aveva visto sulla spiaggia, in abbigliamento non molto marittimo, con i pantaloni tirati su, che girava avanti e indietro, la cercava. Mi disse che gli aveva detto di andarsene. Era infastidita”.

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10.45 Francesca, una donna felice. “Francesca era tornata un'adolescente dopo aver conosciuto Aldo Scotto. Si era innamorata e si vedeva che era felice”. Gli ultimi mesi di Francesca Benetti erano stati sereni. Più che sereni. Lo dice senza ombra di dubbio la cugina di lei, Patrizia Lorenzetti, 59 anni, di Siena, in grande confidenza con l'ex insegnante di educazione fisica anche prima che quest'ultima si trasferisse a Follonica. Si erano rasserenati, nel settembre-ottobre 2013, anche i rapporti con il fidanzato precedente, Igino Corasaniti, che pure “l'aveva minacciata quando lei aveva scoperto che lui chattava con altre e quando aveva deciso di lasciarla”. Quale tipo di minacce? “Diceva 'se scopro che a Follonica hai un altro...'. Era geloso. Ma poi i rapporti si erano normalizzati. Lei non aveva interesse a conservare un rapporto di attrito con una persona cui aveva voluto bene”.

 

 

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