Il Tirreno

Grosseto

allarme terrorismo

Moabi, il kossovaro espulso da Montieri per i rapporti con l'Isis

Alfredo Faetti
La casa dove viveva Moabi a Montieri
◗
La casa dove viveva Moabi a Montieri

Da vent'anni viveva in Maremma, lavorava come taglialegna: secondo il Viminale aveva contatti con l'Isis

4 MINUTI DI LETTURA





MONTIERI. Moabi è un maremmano d’adozione, a tutti gli effetti. Arrivato in queste terre vent'anni fa, ha abitato prima a Sassofortino e poi a Montieri, sempre con la sua ascia da taglialegna sulla spalla. Le sue ultime tre figlie, poi, sono nate all’ospedale Misericordia di Grosseto. Parla in italiano corretto, gran lavoratore e non ha mai creato alcun problema, né sul lavoro né nei piccoli borghi in cui è vissuto. Sarà per questo che la gente che lo ha conosciuto è rimasta di stucco quando la digos lo ha prelevato da casa sua per poi rimpatriarlo in Kosovo, suo Paese natale. Gli inquirenti sono certi che Moabi, maremmano d’adozione neanche quarantenne, sia un affiliato dell’Isis, la cellula terroristica islamica che sta seminando orrori in mezzo mondo. Un soggetto pericoloso, insomma. E per questo il ministero dell’Interno ha dato il via alle procedure di rimpatrio, mentre la moglie, Mimì come è stata soprannominata nella zona, è rimasta inizialmente a Montieri insieme ai quattro figli. Ma anche lei, una decina di giorni fa, ha preso bambini e pullman e ha lasciato la Maremma, per tornare dal suo uomo.«Lo devo vedere – ha ripetuto Mimì ai vicini i giorni dopo al blitz – Devo capire se il nostro matrimonio è finito: non posso dormire nel letto con una persona immischiata con queste cose».

Al Gabellino la gente non sa cosa pensare. È qui che Moabi abitava insieme alla sua famiglia, in questo minuscolo crocevia montierino nascosto tra i colli, fatto di agriturismi, una locanda e un distributore di benzina. «Mimì ha pianto per tre giorni – raccontano i vicini – ripetendo che se non aveva fatto nulla non sarebbero venuti a prenderlo». L’espressione però è accigliata. «Se queste parole fossero una sceneggiata noi non possiano saperlo – continuano – Per quel che ne sappiamo noi, Moabi era un lavoratore che non creava problemi». Stesso concetto ripetuti dai suoi ormai ex datori di lavoro, dagli altri taglialegna e dalla padrona di casa. «Aveva già pagato l’affitto fino a giugno» spiega quest’ultima.

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.10647118:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/01/11/news/da-grosseto-alla-siria-il-viaggio-della-prima-jihadista-italiana-1.10647118]]

Il presunto jihadista maremmano arriva in Italia neanche ventenne e subito inizia a lavorare come taglialegna. Prima a Sassofortino, poi si trasferisce a Montieri, al Gabellino, dove fino a poche settimana fa risultava residente. Una persona abitudinaria, molto discreta. Ogni estate, tornava a casa insieme a moglie e figli per poi essere di nuovo in Maremma ad ottobre, quando inizia la stagione dei boschi. «Lavorava qua da diversi anni e non ha mai creato problemi» spiega il titolare della ditta per cui lavorava Moabi. Da ottobre lavorava sui colli di Scansano, la sua vita era fatta di semplice routine: il giorno nei boschi, il venerdì a Grosseto per pregare, la sera chiuso a casa. Non era un tipo socievole come i membri delle altre comunità di taglialegna. Da queste parti, ci sono molti nuclei etnici al lavoro: soprattutto macedoni, ma anche albanesi e marocchini. Gente in perfetta armonia con le persone del posto che a fine giornata si vede nelle piazze nei borghi o, come nel caso del Gabellino, al bar. «Lui però non si vedeva quasi mai» raccontano da dietro al bancone. Al contrario, i macedoni che vivono nella vicina Boccheggiano sono clienti fedeli. I figli invece, tutti minorenni, avevano molti amici, sia a scuola (divisi in base all’età tra gli istituti di Follonica, Montieri e Boccheggiano) sia nel borgo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.11113554:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/03/25/news/isis-smantellata-una-cellula-in-italia-tre-arresti-1.11113554]]

[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.11114899:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2015/03/25/news/isis-1.11114899]]

«Giocavano insieme ai nostri figli» raccontano i vicini. Una vita all’apparenza semplice come molte altre, insomma. Ma non per gli uomini del Viminale, da tempo impegnati nelle indgaini su attivisti o simpatizzati della Jihad, la guerra santa islamica contro l’Occidente. Roma del resto si era accorta da tempo che in Maremma c’erano tracce dell’Isis, come il passaggio di Maria Giulia Sergio, la prima jihadista italiana, che per un periodo ha vissuto a Scansano. Risalgono a poco piùdi un mese fa i blitz nelle abitazioni degli islamici sul territorio, che hanno portato a diverse perquisizioni. Proprio in quei giorni, la digos stava pedinando Moabi, ritenendolo un affiliato all’Isis. Faceva le poste al distributore o nelle piazzole lungo le strade, senza mai perderlo di vista. Poi, qualche settimana fa, l’irruzione in casa in pieno notte e pochi giorni dopo l’espulsione, con il sospetto che dalla Maremma coltivasse rapporti con personaggi pericolosi legati alle cellule islamiste. Il suo nome è stato anche cancellato dagli uffici anagrafici a Montieri. Così Mimì, 37enne, è rimasta sola con i figli e senza lavoro, maturando la decisione di raggiungere Moabi in Kosovo, ma non prima di aver presentato ricorso all’espulsione tramite un avvocato. «Noi non vogliamo andarcene di qui» le hanno detto i bambini più piccoli. «Questa è casa nostra». Ma Mimì, non avendo altre strade, una decina di giorni fa li ha fatti salire sul pullman e ha lasciato l’Italia, lasciando al Gabellino solo una sensazione di incredulità. «Sentiamo di continuo tutti gli orrori che commette l’Isis – dice come una voce unica la gente del posto – E pensare che un affiliato vivesse alla porta accanto fa un po’ paura. Ma se sia stato davvero un pericolo o meno, qua nessuno può saperlo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze