Il Tirreno

Grosseto

Giocatori del Grosseto vittime di cori razzisti

di Francesca Gori

Maxi multa del giudice sportivo al Savona per le offese a Fofana e Okosun La condanna del Grifone e la solidarietà dei supporter biancorossi

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GROSSETO. Paul Ashworth da 18 anni ha una sola vera passione. Una febbre, quella per l’Arsenal. La stessa di tanti tifosi che ogni maledetta domenica affollano le curve e gli stadi. Succede in Inghilterra, succede in Italia. Capita in serie A, in serie B ma anche nelle partite di Legapro. E capita che quella passione, quella “Febbre a 90°” che il personaggio del romanzo di Nick Hornby sente anche quando è fuori dallo stadio, quando ha a che fare con sua moglie e con suo figlio sia sempre lì. E qualche volta, batta in testa. Come è successo sabato scorso allo stadio Valerio Bacigalupo di Savona dove i biancoblù hanno ospitato il Grifone.

Siamo a metà del secondo tempo, circa. Al Savona e al Grosseto manca l’acuto, la partita non decolla. Ma quando Fofana e Okosun toccano il pallone, dalla gradinata dei tifosi del Savona si alza un coro. Di quelli stupidi, ignoranti, razzisti. «Uh,uh,uh», gridano tutti insieme, imitando il verso di un orango. Perché l’attaccante e il centrocampista biancorossi sono di colore. Sono neri ma non sono certo scimmie. Succede una volta, succede due e anche i tifosi biancorossi, i pochi innamorati del Grifone che sono saliti in auto e hanno macinato centinaia di chilometri per andare allo stadio se ne accorgono. «Li abbiamo sentiti indistintamente - dice l’avvocato Antonio Fiorini, una delle presenze incrollabili della tifoseria biancorossa - anche perché erano seduti sulla nostra stessa gradinata. C’era la rete di protezione alta tra noi e loro e non abbiamo visto se hanno fatto anche gesti o meno. Ma i cori li abbiamo sentiti bene». E come li hanno sentiti i tifosi, quei cori sono arrivati anche in campo. Da metà del secondo tempo, quindi, la partita che non decollava per reti e parate brillanti si è scaldata perché dei tifosi non hanno imparato il mestiere di tifosi. Una decina di persone, quindici al massimo. «Non è facile diventare un tifoso di calcio, ci vogliono anni. Ma se ti applichi ore e ore entri a far parte di una nuova famiglia. Solo che in questa famiglia tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose. Cosa c'è di infantile in questo?», si chiede Paul nel romanzo. Lì l’idea di famiglia non c’era. C’era soltanto ignoranza, che è costata cara alla società biancoblù multata dal giudice sportivo. Dovrà pagare cinquemila euro per quei cori, che si sono alzati soltanto perché in campo, nella squadra avversaria, c’erano due giocatori di colore. «È un gesto da condannare con fermezza - dice il direttore generale Bruno Iovino - che fortunatamente non appartiene alla nostra tradizione». Il Grifone, multe come questa, non è ha mai prese. «Abbiamo fatto tante iniziative di sensibilizzazione - aggiunge il dg del Grosseto - coinvolgendo anche i ragazzi delle scuole calcio. I nostri tifosi ci avevano chiesto di farli andare con loro in Curva Nord per vedere la partita ma questo non è stato possibile solo per ragioni di sicurezza».

La società ora dovrà pagare per quei tifosi che non hanno collegato bocca e cervello durante la partita. «Ma sarebbe più giusto che si punissero i singoli - dice Antonio Fiorini - e che venisse applicato loro il Daspo». Nei confronti del Grifone, fortunatamente, è successo solo a Savona. Sperando che sia l’unico e ultimo episodio del genere.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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