Il dolore
A scuola niente benedizione di Pasqua
Il parroco non può entrare nelle classi e si lamenta. Proteste a Roccastrada, ma la dirigente spiega: «La regola è questa»
ROCCASTRADA. Da tre anni ormai gli schizzi d’acqua santa non bagnano più gli alunni di Roccastrada. Stavolta, però, è scoppiato un putiferio. Dopo le direttive sul crocifisso, le polemiche sul presepe, la mancata benedizione pasquale nelle scuole, fino a oggi passata sotto silenzio, di colpo qui diventa un caso.
A dare la notizia ai paesani, quasi senza volerlo, è stato proprio don Marcello Di Giuseppe, il prete del paese, alla cena in cui si raccoglievano risorse per ristrutturare il tetto della chiesa di San Niccolò, danneggiato di recente dal vento. «Anche quest’anno niente benedizione pasquale a scuola – ha detto il prete – nelle classi non è il caso di andarci. Così hanno deciso, così mi hanno comunicato». Alla richiesta di spiegazioni il sacerdote, sommessamente, ha ribadito ai presenti che già negli anni passati aveva incontrato identiche difficoltà: «Mi permettevano di benedire gli uffici di segreteria, la presidenza e le aule vuote, evitando il contatto con i ragazzi». Per questa ragione, visto che la benedizione è anche incontro, il prete ha preferito rinunciare ed evitare inopportune forzature.
Adesso c’è un dibattito aperto, in paese e sui social, con commenti che è facile immaginare. Nella serata di ieri è stato informato anche il vescovo della Diocesi di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni, che al momento preferisce tacere. Chi parla, invece, è il dirigente con l’interim sull’Istituto comprensivo di Roccastrada, Gloria Lamioni, preside di lungo corso, già a capo del Rosmini, a Grosseto. Ma lei non c’entra. «Apprendo adesso di questo episodio e del risalto che sta avendo a Roccastrada e su Facebook – spiega la Lamioni – voglio subito chiarire che non ho parlato con il sacerdote e domani mi informerò meglio sull’accaduto. Tuttavia mi risulta che quest’anno, e io a Roccastrada sono arrivata quest’anno, alla nostra scuola non è stata rivolta alcuna istanza per svolgere la benedizione pasquale. Esiste invece una procedura, deliberata in passato dal consiglio d’istituto, che a Roccastrada stabilisce in modo chiaro i termini in cui svolgere la visita del prete nel periodo della Quaresima. E cioè nelle aule vuote e negli uffici. Una decisione che a mio avviso rispetta il Concordato e non limita la religione cattolica, una decisione condivisa peraltro da molti altri istituti. Non va dimenticato infatti – continua la dirigente scolastica – che ci sono regole ben precise che vietano pratiche attinenti al culto durante l’orario di lezione».
Insomma una scelta compiuta tre anni fa, legittimamente, sulla base del voto degli organi di rappresentanza scolastica. «La benedizione dura un minuto e viene compiuta nel rispetto di tutti i bambini, ecco perché la si deve fare anche questa volta», è la posizione della maggioranza dei genitori. Le opinioni si dividono grosso modo tra il «dove andremo a finire?» e chi cerca di stemperare le polemiche, proponendo di chiedere alla scuola un ripensamento.
Ma c’è anche qualcuno che va controcorrente come Mario Amerini, a lungo impegnato nel volontariato cattolico: «In una società sempre più multietnica e multireligiosa, credo che le religioni debbano stare prima di tutto nel cuore della gente e non nelle istituzioni pubbliche, dove il laicismo è un fondamento».
La vicenda potrebbe presto assumere contorni politici. Proprio ieri, commentando un fatto analogo accaduto a Foligno, Giorgia Meloni, ex ministro della gioventù, leader di Fratelli d’Italia, si è detta indignata «che i bambini non possano assistere a una benedizione in classe».
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