Il Tirreno

Grosseto

Il caso Grosseto al Parlamento europeo

di Francesca Ferri
Il caso Grosseto al Parlamento europeo

Dall’esperienza maremmana il M5s presenta un’interrogazione a Bruxelles. E ribadisce: «Ato e contratto da abolire»

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GROSSETO. Prendete il cassonetto che serve dieci famiglie sparse nella campagna maremmana. E prendete un altro cassonetto che serve decine di condomìni nella strada più popolata del capoluogo. Poi prendete un altro cassonetto, a Marina di Grosseto, strabordante d’estate e vuoto d’inverno. Come si può gestire in modo efficiente la raccolta dei rifiuti se si applicano le stesse regole in realtà (ambiti territoriali) così diverse? Mentre alcuni sindaci grossetani si coalizzano e dichiarano guerra all’Ato Toscana sud, è da domande come questa – ma non solo – che il Movimento 5 stelle di Grosseto sta combattendo da tempi lontani la sua battaglia contro l’Autorità di ambito per la gestione integrata dei rifiuti e la legge regionale che l’ha istituita. E ancor più lontano sta spingendo il fronte, consapevole che l’esito potrebbe essere senza ritorno.

«Ato e bando illegittimi». Partendo dai fatti di casa nostra, il M5s di Grosseto ha infatti elaborato i contenuti per un’interrogazione che è stata presentata lunedì 16 marzo al Parlamento europeo dalla pentastellata Laura Agea, che solleva quel che il Movimento ha già reso pubblico in due mozioni presentate a gennaio e che sono state portate in discussione in tutti i consigli comunali: l’Ato sarebbe illegittimo e va soppresso; il bando che affida il servizio a Sei Toscana sarebbe anch’esso illegittimo e andrebbe annullato.

L’interrogazione europea. L’interrogazione è stata elaborata dall’avvocato Claudio Fiori, attivista del Movimento, che ha passato al microscopio tutte le leggi di istituzione dell’Ato, dalle norme nazionali e comunitarie sulla concorrenza, alle linee guida della Presidenza del consiglio del 2013, alla legge regionale 69 del 2011che ha abrogato le vecchie Ato e le ha sostituite con i loro accorpamenti per area vasta.

«Concorrenza non rispettata». «La legge regionale toscana all’articolo 42 stabilisce che per ogni ambito territoriale vi deve essere un solo gestore – spiega l’avvocato Fiori –La previsione non lascia adito a dubbi e per questo a mio avviso si pone in contrasto con le normative nazionali e comunitarie in materia di concorrenza». Se, come nel caso dell’Ato Toscana sud, l’ambito è formato da tre province (Grosseto, Siena e Arezzo), ovviamente il gestore a cui l’Ato affida il servizio deve essere un “gigante”. E questo, secondo il M5s, ha due conseguenze: da un lato rende impossibile per le aziende più piccole entrare nel mercato (prova ne sarebbe che alla gara ha partecipato un solo soggetto, che poi ha vinto: Sei Toscana); dall’altro gestire con gli stessi strumenti contrattuali un territorio così disomogeneo come quello che va da Arezzo alle isole grossetane – e qui si torna all’esempio dei cassonetti – comporta ritardi nell’accordarsi sul servizio (l’assemblea dei sindaci che compongono l’Ato conta oltre cento primi cittadini) e storture nella gestione.

La proposta del M5s. La proposta del Movimento 5 stelle – il cui obiettivo resta comunque l’abolizione dell’Ato – è che siano individuati dei lotti omogenei tra loro e che per ogni lotto si faccia una gara. «Se poi Sei partecipa a tutte le gare di affidamento e le vince tutte – spiega Fiori – vorrà dire che si avranno più contratti. Ma in questo modo anche una piccola azienda può ambire a partecipare alla gara». E se il Parlamento europeo riconoscesse che l’articolo 42 della legge regionale contrasta con le norme sulla libera concorrenza? «L’Ato salterebbe – spiega Fiori – e con esso l’affidamento a Sei». E non è finita qui.

«Contratto da bocciare». Il contratto di servizio tra Ato e Sei è da tempo nel mirino del M5s di Grosseto perché è diverso, in alcuni importati punti, rispetto allo schema di contratto redatto dalla Regione.

Differenziata: a chi i proventi? «Nello schema di contratto – spiega Gori, citando uno di questi aspetti – i ricavi della vendita di materie prime-seconde recuperate con la raccolta differenziata sono acquisiti dal gestore, ma la comunità ne tiene conto riducendo la tariffa in misura proporzionale. Nel contratto tra Ato e Sei, invece, non c’è tratta di questo secondo passaggio. C’è scritto invece che il gestore ha il diritto a percepire, oltre al corrispettivo, anche gli altri ricavi». Il tema è attualissimo perché è proprio nella partita della vendita delle materie recuperate che, secondo l’esperienza di molti comuni italiani, si possono recuperare le somme che permettono di pagare una parte del servizio, sollevando i cittadini da costose bollette. Se il gestore tiene per sé i ricavi senza detrarli dal costo del servizio, è ovvio che ai cittadini non verrà mai abbassata la tariffa. E questo, ricorda il M5s, è una violazione della legge. Adesso non resta che aspettare la risposta dell’Europa.

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