Il Tirreno

Grosseto

IL COLPO

Assalto al Mps, condannati i rapinatori

Pierluigi Sposato
Mps di Bagno di Gavorrano
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Mps di Bagno di Gavorrano

Bagno di Gavorrano, nel 2012 il bottino fu di 65mila euro: due erano entrati chiudendo i dipendenti in bagno, il terzo era il palo

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FOLLONICA. Tutti e tre siciliani, due di loro con precedenti. Questi ultimi avevano compiuto materialmente la rapina, l’altro aveva svolto un ruolo da palo ed era stato il punto di riferimento per la logistica. In momenti differenti erano finiti in carcere, dopo le indagini effettuate dai carabinieri.
Adesso (la sentenza è ora disponibile) sono state rese note le motivazioni della condanna con il rito abbreviato che il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio ha pronunciato nei confronti dei tre uomini ritenuti responsabili a vario titolo dell’assalto al Monte dei Paschi di Bagno di Gavorrano, che il 27 settembre 2012 aveva fruttato 65mila euro in contanti.

Giovanni Pardo, 38 anni, di Catania, ha avuto una pena complessiva di 6 anni, 2 mesi e 20 giorni, più 2.200 euro di multa (due anni e mezzo in più di una condanna del Tribunale di Torino del 2014). Umberto Gioco, 40 anni, anche lui catanese, ha avuto 6 anni e 2.200 euro di multa (due anni in aggiunta alla condanna dello stesso giudice di Torino). Rosario Schembri, 44 anni, di Gela, è stato infine condannato a 2 anni e 600 euro di multa. Tutti dovranno pagare le spese processuali e di custodia in carcere; Pardo è stato dichiarato delinquente abituale.
A entrare nella banca per primo era stato Gioco - ha ricostruito il giudice - che mostrando una distinta di versamento si era fatto aprire anche se l’agenzia era chiusa (erano le 13.15). Una volta dentro aveva intimato all’impiegato di far entrare il complice che attendeva fuori (Pardo) e che indossava una parrucca: «È una rapina». Gioco scavalcava il banco e insieme al complice portava i tre dipendenti all’interno dell’ufficio della vicedirettrice: uno li sorvegliava, l’altro portava la donna ad attivare la procedura di sblocco del bancomat. Non avevano fretta, dal momento che c’era da attendere mezz’ora. Il bottino era stato di 39mila euro dal bancomat e 26mila euro dalle casse. Prima di uscire Pardo e Gioco avevano chiuso i dipendenti in bagno: «E guai a voi se uscite prima di 15 minuti». Poi la fuga.

A mettere l’Arma sulla strada giusta era stata la segnalazione di un furgone con le insegne di un’impresa edile, la Cesa, risultata appartenente a Schembri, sentito dai militari come testimone: da lì due erano scesi e uno era rimasto al volante. Dai tabulati e dalle altre attività di indagine i carabinieri avevano ricostruito che Gioco (da Settimo Torinese) e Pardo (da Milano) erano giunti in Maremma il 20 settembre precedente e avevano preso contatto con Schembri. Insieme avevano effettuato vari sopralluoghi (e forse avevano in mente anche una rapina in un’altra banca - proposito abbandonato perché Gioco era stato controllato casualmente dai carabinieri a novembre). Il quadro era completo anche e soprattutto grazie alle intercettazioni: i carabinieri erano arrivati a rintracciare e arrestare Pardo a Settimo, il 19 marzo 2013 (doveva scontare 8 anni per altra condanna), e Gioco mentre stava cercando di dare l’assalto a una banca nei pressi di Milano. Il confronto con le immagini della banca non lasciavano dubbi: erano loro. Schembri, finito in cella pochi mesi dopo, aveva eseguito gli appostamenti, aveva fatto da palo, aveva riaccompagnato i due a Follonica dopo la rapina. Schembri aveva confessato al gip, così come Gioco.

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