Il Tirreno

Grosseto

l'incidente

Migliora il bimbo investito a Ribolla, presto sarà dimesso dal Meyer

Gabriele Baldanzi
Il tratto della provinciale della Collacchia a Ribolla dove è stato investito il bambino
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Il tratto della provinciale della Collacchia a Ribolla dove è stato investito il bambino

Tiene banco il tema della pericolosità della strada della Collacchia che attraversa il paese
Una lunga scia di incidenti, spesso con vittime, e la necessità di interventi per la sicurezza

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RIBOLLA. “Non c’è paese dove una volta all’anno qualcuno finisce arrotato da una macchina. Succede solo a Ribolla. E forse è arrivata l’ora di prendere qualche provvedimento”. In paese il giorno dopo l’incidente al bambino di 9 anni investito lungo la strada della Collacchia, non si parla d'altro. Della pericolosità della strada che attraversa in due il paese e delle condizioni del piccolo vittima dell'incidente di domenica 22 marzo.

Il piccolo, travolto da un furgone mentre attraversava la strada insieme alla mamma e alla nonna, è ancora ricoverato all'ospedale Meyer di Firenze, dove era stato trasportato dall'elicottero del 118. Le sue condizioni stanno rapidamente migliorando. Nessun trauma grave, nessuna frattura, a differenza di quanto era stato ipotizzato nei momenti successivi al drammatico impatto. A breve dovrebbe essere dimesso e tornare a casa.

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Intanto a Ribolla il tema della sicurezza tiene banco. Sui social, nei negozi e nei bar, al campo sportivo. Stavolta non c’entrano nulla i furti. La sicurezza a cui si fa riferimento è quella stradale. Che effettivamente non esiste in questo paese sui generis, sviluppatosi negli ultimi 100 anni lungo la direttrice che collega l’entroterra al mare, con centinaia di case spuntate a bordo di un lungo ininterrotto rettilineo, la famigerata via Montemassi, una miriade di incroci a raso, pochi marciapiedi, senza una rotonda, senza un dissuasore.

E in effetti incrociando la cronaca e le statistiche si scopre che gli investiti qui sono un po’ troppi. Neppure un anno fa, a metà aprile del 2014, era stata una bambina di sei anni a finire sotto un'auto, lungo via Montemassi. Erano le 8 del mattino e stava andando a scuola insieme ai genitori. Un salto a comprare la colazione, il tempo di attraversare la strada ed era arrivata la botta. Anche allora attimi di terrore, l’arrivo di Pegaso, poi il lieto fine.

Morì, invece, mentre stava attraversando la strada, Aldo Baldaccini (89 anni), nel pomeriggio del 30 agosto del 2012. Accadde in via Milano. Voleva andare sulla panchina che si trovava sul lato opposto della strada. Non ci arrivò mai.

Nell’estate del 2010, sempre sul rettilineo della Collacchia, era stato un ciclista - Mario Ramazzotti - a morire travolto da un'auto. Lo stesso Ramazzotti - padre dell’ex assessore comunale Marco - un paio di anni prima aveva avuto un altro incidente grave. Mentre spingeva la sua bicicletta, di sera, fu investito da un’auto nel centro di Ribolla.

Ma la collana di disgrazie è assai più lunga. Qui pedoni e ciclisti, anche prima del 2010, sono finiti spesso sull’asfalto. A volte è andata bene, altre no. L’abitato (2.500 i residenti) avverte l’esigenza di una viabilità più moderna, sicura. Soprattutto in estate, quando Ribolla è toccata da buona parte del traffico proveniente da Arezzo, Siena e Firenze, la situazione diventa pericolosa. I pendolari del mare diretti sulla costa nord – a Castiglione, Punta Ala, Puntone, Follonica – passano dentro Ribolla al mattino e alla sera. Un paio di rotonde potrebbero essere una prima risposta. Non sempre, infatti, può bastare una pattuglia o un autovelox a scoraggiare chi ha il piede pesante, chi può incorrere in una distrazione, un abbaglio.

 

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