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la richiesta alla regione

Nuove autorizzazioni per l’inceneritore

Nuove autorizzazioni per l’inceneritore

SCARLINO. Per la terza volta, Scarlino Energia ha richiesto le autorizzazioni per l'inceneritore del Casone. Dopo l'ennesima sentenza sfavorevole, questa volta firmata dal Consiglio di Stato, la...

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SCARLINO. Per la terza volta, Scarlino Energia ha richiesto le autorizzazioni per l'inceneritore del Casone. Dopo l'ennesima sentenza sfavorevole, questa volta firmata dal Consiglio di Stato, la società ha presentato ufficialmente venerdì domanda per l'avvio del procedimento coordinato Via (Valutazione d'Impatto Ambientale) e Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), questa volta però non alla Provincia ma alla Regione Toscana, dato che tutto ciò che concerne la gestione degli impianti per il trattamento dei rifiuti sono passati dalla prima alla seconda. Una mossa ampiamente annunciata dalla società, che dai giorni subito dopo il pronunciamento del tribunale romano ha ribadito la sua intenzione di andare avanti con la propria attività.

La richiesta è relativa «all'installazione di termovalorizzazione e impianto trattamento rifiuti liquidi di Scarlino», come si legge nelle pubblicità obbligatoria che Scarlino Energia ha pubblicato sui quotidiani. Il testo è uguale a quello dell'ultima volta. «I principali potenziali impatti ambientali - continua - sono associati a emissioni in atmosfera, prelievi e scarichi idrici, traffico terrestre, produzione di rifiuti. Il progetto interessa fisicamente il territorio del Comune di Scarlino nonché a livello di impatti il territorio del Comune di Follonica». Insomma: la proprietà ha chiesto ufficialmente nuove autorizzazioni per riaprire l'inceneritore, dopo che il Consiglio di Stato, con una sentenza dalle parole durissime, molto contestate dalla stessa Scarlino Energia, ne ha annullato le precedenti.

La parola quindi ora spetta alla Regione, ente competente in materia. Ma in realtà, gli uffici fiorentini hanno iniziato a muoversi già da diverso tempo. Poche settimane dopo la sentenza, infatti, l'amministrazione provinciale ha dato mandato ai tecnici dell'Asl e dell'Arpat di compiere nuovi studi proprio sulla base di quanto contestato dal Consiglio di Stato. Ricerche su sangue e urine, di persone e animali, per capire se il contesto ambientale è capace di sopportare le emissioni di un inceneritore. Per la Provincia la risposta è stata sì per ben due volte, ma in entrambi i casi si è vista annullare i documenti dai tribunali che invece la pensavano diversamente. Intanto, all'impianto i dirigenti sono al lavoro nonostante i forni siano spenti. La società è alle prese con la presentazione di un piano relativo al concordato in bianco richiesto al tribunale di Grosseto, così da avere la possibilità di gestire al meglio il pagamento con fornitori e creditori ora che l'impianto è fermo e quindi gli incassi sono zero. E si cerca anche la formula migliore di cassa integrazione per i sessanta dipendenti diretti di Scarlino Energia.

Alfredo Faetti

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