Il Tirreno

Grosseto

La rivolta dei sindaci della zona sud

Attacco all’Ato e alle scelte politiche passate e presenti: «Pochi Comuni decidono, garantendo più il gestore che i cittadini»

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GROSSETO. Le dichiarazioni dell’assessore comunale di Grosseto Giancarlo Tei sulla raccolta differenziata continuano a far discutere. Ma soprattutto sembrano aver scoperchiato un pentolone in cui ribolliva da tempo, ma silenziosa, la rabbia di molti. E non solo dei comitati ambientalisti, ma anche degli amministratori locali. Dei sindaci, insomma, che sembrano aver colto l’occasione giusta per esprimere a gran voce due concetti fin qui solo mormorati: l’Ato non funziona e le politiche fin qui adottate sono pessime. A cominciare dal famoso “contratto capestro” firmato nel 2005, che di fatto – si dice ormai fuori dai denti – costringe a frenare le pratiche virtuose pubbliche a tutto vantaggio dei profitti privati.

Tutto questo lo dicono, e senza troppi giri di parole, i sindaci di Manciano, Sorano, Pitigliano, Magliano in Toscana, Orbetello, Capalbio, Monte Argentario e Isola del Giglio, area Grosseto Sud, sottoscrivendo un inedito comunicato congiunto nel quale respingono la responsabilità, ventilata da Tei, di frenare il lavoro dell’Ato a causa delle liti di campanile e chiedono un cambio di passo, senza se e senza ma.

«Vorremmo ricordare _ scrivono i sindaci _ che nelle assemblee di Ambito svolte durante il 2014 non abbiamo passato il tempo a litigare, ma a cercare di mitigare la tariffa sui rifiuti, opponendoci a quelle voci di costo proposte dall’autorità che, a nostro avviso, sono totalmente ingiustificate e garantiste rispetto al Gestore unico, a cui in tal modo si cerca di coprire il rischio d’impresa».

Parole dure, messe nero su bianco da chi si sente escluso da ogni potere decisionale per poi vedersi accusato di “rompere le scatole”. Nelle assemblee di Ambito che riuniscono potenzialmente 109 comuni – spiegano i sindaci arrabbiati – «il peso percentuale dei voti è totalmente a favore dei Comuni sede d’impianto e di quelli capoluogo di provincia». Sette Comuni che da soli detengono il 58,89% delle quote di partecipazione alle assemblee «e quindi sono nella potenziale condizione di poter decidere anche le sorti degli altri 102».

I sindaci ricordano come dal primo gennaio 2014 i rifiuti si gestiscono nella logica della cosiddetta area vasta: «Tre province (Arezzo, Grosseto e Siena), governate da un’unica Autorità (Ato Toscana sud) e servite da un unico Gestore (Sei Toscana Srl)».

Un sistema, dicono i primi cittadini della Maremma sud, che non funziona. «Il dato di fatto, che ad oggi è sotto gli occhi di tutti, amministratori e cittadini, è che il servizio è, nelle migliori delle ipotesi, rimasto immutato, e che i costi sono lievitati nella misura minima del 15 per cento esclusa la quota di costi relativa allo smaltimento, che ha subìto un ingente aumento con l’avvio dei flussi nell’impianto di trattamento meccanico biologico in località Strillaie di Grosseto».

Poi le bacchettate a Tei e alle sue dichiarazioni sull’utilità e l’economicità della raccolta differenziata: qui sono «i fatti a parlare: dove la raccolta differenziata è organizzata e gestita da progetti lungimiranti e gestori competenti, il risultato a breve termine è una diminuzione dei costi, un aumento dei posti di lavoro, un maggior decoro urbano. Gli impianti grossetani di cui parla l’assessore sono figli, appunto, di una progettualità poco lungimirante: il 18 aprile 2005, tra l’ex Ato 9 Grosseto (poi confluito nell’attuale Ato Toscana Sud) e l’Ati rappresentata dalla società cooperativa Unieco (a cui è poi subentrata Futura spa, attuale gestore dell’impianto), si sottoscriveva una convenzione secondo la quale veniva premiata la produzione di rifiuto indifferenziato. L’art. 45.5 della convenzione, infatti, stabilisce varie ipotesi di tariffazione media da applicare in base ai quantitativi di rifiuto conferiti rispetto alla quota nominale (118.972 tonn/anno), sulla quale è stato progettato e costruito l’impianto con chiaro fine di garantire la copertura sull’ammortamento degli investimenti fatti per l’impianto stesso; si prevede sostanzialmente una riduzione tariffaria qualora si conferisca una quantità di rifiuti superiore al valore nominale, e un incremento tariffario qualora il predetto quantitativo sia invece inferiore alla quota nominale stessa. Ciò va contro tutti i principi normativi, europei e nazionali, in materia di incremento della raccolta differenziata, e pur avendone occasione è rimasto un caposaldo della concessione anche a seguito delle modifiche apportate alla Concessione stessa dall’addendum contrattuale, approvato il 27 settembre 2010».

Insomma, dicono i sindaci dell’area sud, tutto a vantaggio dei privati. «Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico; l’impianto di Strillaie, costato decine di milioni di euro, sarebbe riconvertibile a fabbrica di materiali, cioè a selettore per la valorizzazione delle materie prime seconde derivanti da raccolta differenziata, con poche centinaia di migliaia di euro. I cittadini devono quindi interrogarsi per comprendere se la situazione in cui versa la gestione dei rifiuti in provincia di Grosseto è figlia di eventi ineluttabili o di una volontà politica precisa, esercitata da chi in assemblea di Ambito ha quote di partecipazione elevate».

Lo strappo con i Comuni “leader”, con la Provincia e persino con la Regione è dunque netto. E i Comuni della zona Sud della provincia di Grosseto assumono ufficialmente un impegno: continuare la loro azione congiunta «per difendere la qualità dei servizi ai cittadini», ma anche «contestare la politica “economicista” e burocratica del gestore unico e certi atteggiamenti che fanno sembrare Ato Toscana Sud come una sorta di controparte dei Comuni». Con un obiettivo principale: «Non accettare aumenti delle tariffe ed evitare ulteriori pesanti ricadute sui cittadini».

La guerra dei rifiuti sembra davvero appena cominciata.

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