Il Tirreno

Grosseto

Corvi e cornacchie assaltano le pecore colpendole agli occhi

di Fiora Bonelli
Corvi e cornacchie assaltano le pecore colpendole agli occhi

Continua la strage negli allevamenti sul Monte Amiata Oltre ai predatori ora c’è anche l’emergenza uccelli

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ARCIDOSSO. Pecore, corvi, cornacchie e taccole. Le greggi non hanno pace, per lo meno quelle che pascolano nei prati cespugliati, in particolare a Monte Labro e in molte zone dell’Amiata. Sì, perché le povere greggi, pascolando vicino a siepi, pruneti, rovai, con la lana che dovrebbe proteggere le pecore, si impigliano in quelle siepi che delimitano i pascoli, è non riescono più a uscirne. La loro sorte, ultimamente, già messa in forse da lupi e predatori, diventa ancora più terribile a causa degli attacchi dal cielo. Infatti gli uccelli predatori si avventano prima di tutto sugli occhi delle povere bestie immobilizzate e se li mangiano. Spesso consumano anche porzioni delle orecchie, le parti più tenere. Una sofferenza inenarrabile che lascia l’animale vivo, che riuscirà a salvarsi solo a patto che il pastore trovi la pecora e la curi immediatamente. Una storia terribile, che racconta Giacomo Franceschelli, di Monte Labro, che sottolinea come, ormai, gli stormi di corvi, cornacchie e taccole siano a centinaia e non risparmiano nulla e nessuno: «Le mie pecore - spiega - sono quotidianamente insidiate da predatori di ogni tipo. Anche questo, adesso, corvi e cornacchie che si mangiano gli occhi delle povere bestie che restano imprigionate nei rovi. Gli uccelli sono, in questi anni, aumentati a dismisura. Mangiano di tutto, dalle ciliegie che ormai non riusciamo più a raccogliere, ai grani dei campi seminati, all’uva delle vigne nelle zone più basse. E se individuano pecore e agnellini in difficoltà, che sono impossibilitate a muoversi, piombano giù e puntano agli occhi. Le accecano. Se il pastore non si accorge in tempo che ci sono pecore che mancano all’appello, le poverette muoiono o dissanguate oppure di fame. Ieri è toccato a un’altra pecora che per fortuna ho ritrovato e che sto curando con antibiotici e spray. Penso che sopravviverà perché sono intervenuto subito e l’ho liberata e riportata nell’ovile. Ma credo che se non si penserà a togliere di mezzo questa invasione di corvi e cornacchie, questo sarà un ulteriore motivo del disastro delle nostre aziende agricole. Quassù a Monte Labro, siamo vicini al Parco e vi prolifica ogni genere di animale. Siamo circondati da predatori, lupi e ibridi e cani inselvatichiti e anche padronali, ci sono branchi di cinghiali che distruggono campi seminati e insidiano i nostri greggi, e adesso, sempre più, gli attacchi dal cielo. Qui o qualcuno ci mette mano o chiudiamo tutti». Se e quanto incida la presenza di uccelli predatori nei pressi degli allevamenti, lo abbiamo chiesto a Nello Nanni, architetto e pastore, studioso di flora e fauna amiatina, che ha un podere a Monte Labro: «Queste vere e proprie colonie di corvi, cornacchie e taccole, sono voracissime e sono onnivore. Si nutrono di bacche, semi e frutti, come le ciliegie, ma non disdegnano le carogne delle pecore. E la prima cosa a cui puntano sono gli occhi. Sicuramente, se la pecora viene immobilizzata come spessissimo accade dentro un cespuglio, incapace di liberarsi, i suoi occhi sono in serissimo pericolo. Si possono salvare, invece, quando sono tosate, perché in quel caso la lana non le imprigiona fra i rovi. Insomma un animale mite e utile,vittima, ingiustamente, di predatori di ogni sorta. Della terra e del cielo».

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