Sicurezza
Ammanchi a scuola, due anni di pena per l’ex responsabile del servizio
Aveva dirottato per sé e i suoi familiari 548mila euro: somme parzialmente restituite, processo ancora aperto per gli altri imputati
ORBETELLO. L'accusa era pesante e riguardava sette anni di gestione irregolare della cassa della scuola: peculato commesso da pubblico ufficiale, perché quelle cifre - fino a quasi 548mila euro in totale - sarebbero state prelevate abusivamente, a favore della stessa responsabile dei servizi amministrativi come a favore di suo figlio, del convivente della donna e della figlia di quest'ultima.
Ma mentre la posizione di questi ultimi tre sarà trattata in un'udienza di metà aprile (dovranno essere sentiti alcuni testimoni), Mirella Arienti, 65 anni, di Capalbio, già responsabile dei servizi generali e amministrativi del Professionale "Del Rosso" di Orbetello, ha chiuso con una pena patteggiata di 2 anni le sue pendenze giudiziarie. Ad abbassare l'entità della pena concordata tra il pm Salvatore Ferraro e il difensore Romani Lombardi e a determinarne la sospensione sono state la restituzione parziale delle somme sottratte, la condotta processuale, l'incensuratezza della donna, così come rilevato dal giudice Valeria Montesarchio.
L’accusa, che non è stata discussa in dibattimento, era basata sullo screening bancario effettuato dalla guardia di finanza e dai carabinieri. Stando a quanto sostenuto dalla Procura, la donna aveva prelevato il denaro con bonifici bancari prelevati dal conto corrente che la scuola aveva aperto in una banca orbetellana: tutti indirizzati a sé, al figlio (e collegabili all’attività imprenditoriale di questi), al convivente e alla figlia di quest’ultimo. Non solo: aveva emesso a suo favore e dei suoi familiari anche numerosi assegni circolari tratti su un conto corrente postale.
Gli importi erano variabili: nel 2004 il totale è di 59 mila euro, nel 2005 di 54mila euro, nel 2006 di 71mila euro, nel 2007 di 116mila euro, nel 2008 di 97mila euro, nel 2009 di quasi 113mila euro, nel 2010 di quasi 36mila euro. La Procura ha fatto anche il totale per ciascuno dei quattro: la stessa Arienti si sarebbe impossessata abusivamente di 406mila euro, al figlio avrebbe destinato quasi 83mila euro, al convivente 16mila euro e alla figlia di questi 42mila euro. “Spese di personale”, “arricchimento attività”, “crescere nella diversità”, “sintesi”, “attività aggiuntive”, “attività di direzione”, “saldo fattura”, “arretrati”, “saldo progetto Teatro” e altre ancora erano le motivazioni delle spese riportate nei mandati di pagamento. Ci sono anche assegni e bonifici intestati personalmente alla donna come al figlio. Altri mandati di pagamento sono a favore del proprietario dell’appartamento dove la donna era in affitto. Ci sono importi di 470 euro come di 24mila tutti insieme.
E Mirella Arienti ha patteggiato anche due reati di falso: perché avrebbe contraffatto la firma del presidente del Professionale su 24 assegni emessi per lo più a favore di se stessa (e incassati da lei o dalla figlia del convivente) e su sei mandati di pagamento. Era stato proprio il preside, nell’ottobre 2010 a sporgere querela una volta venuto a conoscenza dei fatti. E da questa querela nonché dalla segnalazione della banca era nato l’accertamento su tutta la documentazione contabile.
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