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Se i ruderi tornano a respirare

Se i ruderi tornano a respirare

Arcidosso, volontari in azione per restituire dignità e bellezza agli edifici soffocati dalle erbacce

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ARCIDOSSO. Meteo permettendo i volontari arcidossini, di Montelaterone e di Castel del Piano, oggi si rimboccheranno le maniche per ripulire la zona del Mulinaccio di Arcidosso. «Una decina di persone _ annuncia Andrea Pallari, montelateronese col pallino delle ripuliture di antichi edifici spesso inghiottiti dalle erbacce _ tutti volontari a cui piace valorizzare e riscoprire ruderi abbandonati e renderli vivibili e visibili a tutti. L’Unione dei Comuni a cui appartiene l’edificio ci ha dato il permesso, alcuni si sono resi disponibili con attrezzature delle proprie aziende, altri ci hanno dato in prestito piccole attrezzature e addirittura chi non potrà intervenire, si è prestato a darci piccoli contributi per la miscela e per altri prodotti. Li ringrazio tutti».

L’edificio storico ai piedi di Arcidosso, che pochi conoscono e che si vorrebbe salvare, comincerà dunque oggi a essere ripulito dalle erbacce e dagli arbusti che ormai l’hanno invaso e che rischiano di seppellirlo e demolirlo per sempre. Chi ha preso l’iniziativa e il coraggio a due mani per l’operazione, è il gruppo di persone che l’anno scorso ripulì il sentiero della Madonnuccia di Montelaterone, riscoprendo l’antica edicola votiva e un’antichissima fonte di peperino. Fra di loro, appunto, Andrea Pallari, consigliere di minoranza di Arcidosso, che tiene a precisare come «queste iniziative non hanno bandiere politiche». Con lui Alessandro Bramerini, che già da anni sta riscoprendo antichi edifici e insediamenti preistorici e medievali, Marco Pastorelli, assessore all’urbanistica del comune arcidossino, esperto di storia locale. Poi ci sono i ragazzi di Libereria e altre persone che hanno risposto all’appello: «O ci si rassegna a farlo crollare _ dice Bramerini _ o ci rimbocchiamo le maniche. L’edificio storico pare essere uno dei più antichi mulini della zona, anche se non vi sono documenti, forse di origine medievale, ripristinato nel 1500-1600 e poi nell’800. Era di un privato, che lo ha voluto donare al Comune visto il pregio storico; e la pratica di donazione sta per essere ultimata. Lo dobbiamo ripulire tutto intorno e dentro, perché se l’erba cresce sarà assai più difficoltoso farlo. Interessantissimo sarebbe poterlo restaurare e farne un ambiente espositivo di oggetti e macchinari usati negli opifici della zona».

Fiora Bonelli

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