Sicurezza
Morto in cantiere, tre sotto accusa
Due indagati ammessi al rito abbreviato mentre l’altro va a giudizio
FOLLONICA. Si sono separate all’udienza preliminare davanti al giudice Marco Bilisari le posizioni dei tre indagati per l’infortunio sul lavoro del 29 marzo 2012, avvenuto a Follonica in via don Bigi, nel quale perse la vita un impresario romeno di 35 anni,Ionel Vatra.
Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori e la sicurezza, Giancarlo Paletti (difesa Katia Rotunno), è stato rinviato a giudizio per l’udienza del 21 ottobre; il direttore dei lavori, Marco Baldi (difesa Luciano Giorgi), e il committente Francesco Ceccarini (difesa Marco De Stasio), sono stati invece ammessi al rito abbreviato e per loro l’udienza si terrà a metà aprile.
Per tutti e tre l’ipotesi è omicidio colposo, per le carenze che la Procura ipotizza fossero in essere nel cantiere in cui avvenne l’incidente. Vatra rimase schiacciato dal crollo di un solaio tra la camera e il soggiorno. Secondo le conclusioni del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, sarebbe mancata una puntellatura adeguata e vi sarebbe stata una sollecitazione eccessiva delle strutture, con la rotazione del cordolo. Non sarebbe stato correttamente valutato il piano di sicurezza e coordinamento.
In quell’incidente rimase ferito un altro operaio. Vatra aveva messo su una ditta di costruzioni con sede ad Alatri, in provincia di Frosinone e dal 5 marzo precedente all’incidente stava lavorando con i suoi dipendenti alla ristrutturazione del secondo piano di una villa a Follonica in via Don Bigi, angolo via Isola di Pianosa. Nel pomeriggio, mentre altri due operai stavano ricostruendo una parte del tetto appena buttato giù (metà era già stata realizzata) una trave non aveva retto e aveva colpito il romeno impegnato in quel momento in un altro lavoro. I suoi dipendenti lo avevano tirato via dalle macerie ma per lui non c'è stato nulla da fare. Quando il medico del 118 era arrivato l'uomo era ancora in vita ma dopo pochi minuti il suo cuore aveva smesso di battere. Il personale della Croce Rossa aveva provato a rianimarlo ma purtroppo le loro manovre non servirono a salvargli la vita.
Nei giorni seguenti, contestualmente all’autopsia, erano stati ascoltati i testimoni e nel fascicolo sono entrate le conclusioni dei carabinieri e quelle del dipartimento igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro della Asl 9 che avevano condotto gli accertamenti.
(p.s.)
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