Sicurezza
Condannata per aver derubato chi l’ospitava in casa sua
C’era anche la fede di suo marito, morto da qualche tempo, tra i gioielli rubati. «E questo era l’oggetto a cui tenevo di più», ha detto la signora Chiara. Ed era per questo motivo - ma anche perché...
C’era anche la fede di suo marito, morto da qualche tempo, tra i gioielli rubati. «E questo era l’oggetto a cui tenevo di più», ha detto la signora Chiara. Ed era per questo motivo - ma anche perché erano spariti orecchini, catenine e un pendente - che Chiara era andata alla polizia a sporgere denuncia contro quella donna oggi 45enne che pure aveva ospitato qualche tempo prima nella sua abitazione. Perché era stata la stessa Vivien Fellin a confessare a chi l’aveva presa in casa con sé («non sapeva dove andare, pensavo fosse per qualche giorno soltanto e non per un mese, aveva portato anche il compagno malato di cuore») di essere stata l’autrice del furto. E alla signora Chiara aveva confessato anche di aver venduto i preziosi a un banco oro.
Vivien, assistita dall’avvocato Tisi, è stata condannata a 8 mesi e 300 euro (più le spese di giudizio - pena sospesa) dal giudice Puliatti, che ha mitigato le richieste del pm onorario Dompetrini (1 anno).
I fatti risalgono al novembre 2010. Un giorno la padrona di casa, 63 anni, si era accorta che la scatolina dove custodiva alcuni oggetti cari era stata svuotata. «Ci eravamo seduti sul letto. Io sono voluta restare calma - ha raccontato la donna che abita a Grosseto - Lei mi ha detto quello che aveva fatto. Io le ho detto che mi dispiaceva soprattutto perché c’era la fede di mio marito, io sono vedova. Lei mi aveva detto anche dove aveva venduto l’oro: c’era andata tre volte». La signora Chiara era andata alla polizia e aveva presentato denuncia. «Lì ho riconosciuto la Fellin nella foto», ha detto ripetendo il riconoscimento in aula. «La polizia aveva poi ritrovato gli oggetti rubati al compro oro», risultato estraneo alle indagini.
L’avvocato ha invitato il giudice a considerare gli aspetti umani della vicenda, visto che la signora Chiara ha spiegato che i due non avevano un lavoro (si limitavano a dare una mano in casa) e che lui era malato. Ha sottolineato l’importanza della confessione e il ravvedimento parziale della donna. Ha sollecitato il giudice ad assolvere la Fellin perché avrebbe agito in stato di necessità o comunque ad applicare le attenuanti generiche come prevalenti per una condanna al minimo. Motivazioni entro il 17 maggio. (p.s.)
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