Attenzione
Istia fra abbandono e promesse vane
Nella frazione si attendono interventi annunciati e mai fatti e fra gli abitanti serpeggiano rabbia e rassegnazione
ISTIA D’OMBRONE. Da anni, non possono mandare i figli al parco giochi. Puliscono le strade per conto proprio. Vivono in un paese-cantiere permanente e in preda al saccheggio. No, i residenti di Istia d’Ombrone non se la passano bene. Eppure, al pari di tutti gli altri cittadini italiani, pagano tasse su tasse: Comune, Provincia, Regione, Stato. Un balzello infinito. E loro lì, pronti a frugarsi in tasca.
Noi un giro per le viuzze del paese, accompagnati da due ragazze del posto, Irene e Alessandra, l’abbiamo fatto. Risultato? Trascorrono gli anni, non cambia nulla. Istia è così, luogo dimenticato. In quelle case accarezzate dal fiume vivono in pochi, qualche centinaio di abitanti. «Poche tessere elettorali», mormora qualche malalingua. Tanti i guai irrisolti: “Circolo Ombrone in rovina da un anno” titolava il Tirreno nel novembre 2002. Dopo 13 anni la frase va solo ritoccata a causa del tempo, non del contenuto. Quell’enorme cantiere divenuto discarica è ancora lì, fermo a prender acqua e polvere. Eppure, da quelle parti, c’era vita. Addirittura una palestra per il judo e, poco oltre, un paio di campi da tennis e un’area per giocare a bocce. Linfa per un paese in cui mancano punti dove ritrovarsi a fare due chiacchiere, spendere tempo in una passione. Sentirsi vivi. In quei terreni, alcuni di proprietà del Comune, altri addirittura della Curia, l’impresa che si è aggiudicata i lavori per il rifacimento della pavimentazione del centro del paese ha disseminato quintali di materiale. Poi, con il contenzioso esploso qualche anno fa tra l’azienda e il Comune, tutto è finito gambe all’aria. E nessuno ha più toccato quei prodotti edili. Anzi, le bordate di vento di qualche settimana fa hanno anche piegato un albero: s’è schiantato sullo scheletro dell’ex circolo. Ma tanto non se ne accorge nessuno.
Simile il discorso per il vicino parco giochi destinato ai più piccoli. A Istia, udite udite, ci sono bambini di dieci, dodici anni che non sono mai riusciti ad andare ai giardinetti sotto casa. E tutto perché l’area, un tempo verde e accogliente, è pian piano divenuta una vergogna in preda a vandali e sporcizia. L’assessore ai lavori pubblici, Giuseppe Monaci, proprio in seguito a un’inchiesta del Tirreno, ne aveva promesso la rinascita per l’aprile 2014. Qualcosa è stato fatto, ma ci sono ancora transenne sparse qua e là e mancano le idonee misure di sicurezza per impedire ai bambini di affacciarsi verso il fiume che passa a pochi metri dalle altalene.
Tutto qui? Macché. Istia sarà pure un paesino, ma di guai ne ha molti. Le strade del centro sono rifatte a metà. E non è raro sbatter lo sguardo in qualche transenna o reperto da cantiere come il cartellone che, da anni, indica lavori annullati all’imbocco del paese.
E poi ancora: ringhiere che traballano (zona torre), lampioni con fili scoperti, tombini malconci. «Siamo abbandonati» dicono, mentre scuotono il capo, Irene e Alessandra. Come dargli torto?
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