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«Voto di scambio per Campagnatico»

Pierluigi Sposato
«Voto di scambio per Campagnatico»

La Procura chiede il processo per gli ex sindaci Pesucci e Tistarelli, al centro dell’inchiesta l’asfaltatura delle strade vicinali

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CAMPAGNATICO. "Amici Miei", la maxi inchiesta della guardia di finanza sui presunti illeciti al Comune di Campagnatico, è una miniera che pare veramente inesauribile. Mentre sono ancora in corso i procedimenti che riguardano i presunti illeciti legati a scelte amministrative e-o urbanistiche, ecco che tornano sotto inchiesta gli ex sindaci Elismo Pesucci e Fabrizio Tistarelli; imputato anche l'allora responsabile del servizio finanziario, Emanuele Barone. Ieri si è tenuta la prima parte dell’udienza preliminare: solo una parte perché la trattazione è complessa e il gup Valeria Montesarchio ha rinviato a maggio la prosecuzione.

Stavolta per loro (ma anche per Massimo Pifferi in qualità di responsabile dei lavori pubblici a Campagnatico - posizione stralciata e non oggetto dell'udienza di ieri) l'accusa è di peculato. L'utile che avrebbero ricavato nel far asfaltare le strade vicinali e consorziali del territorio di Campagnatico sarebbe l'aver ricevuto la preferenza elettorale. C'è anche il voto di scambio, infatti, tra le aggravanti contestate dal pm Stefano Pizza per una vicenda che risale al 2007 - o comunque a tale data si riferirebbero gli ultimi atti ritenuti illeciti dalla Procura. Ma sono attività che affondano comunque le radici negli anni precedenti e sono attività che secondo l'ipotesi di accusa si intreccerebbero con le elezioni amministrative della primavera 2007, quando Tistarelli venne eletto dopo essere stato presentato nella lista Pesucci, che aveva lasciato dopo i due mandati consecutivi da sindaco.

La guardia di finanza, che aveva raccolto una mole impressionante di documentazione negli uffici del Comune, aveva ravvisato qualcosa di strano anche nel settore dei lavori pubblici. Le fiamme gialle avevano preso in esame tutte le asfaltature delle strade di campagna: decine e decine di tratti di duecento, cento, trecento metri, misure delle più varie, unitamente ai "tappetini" di raccordo con i tratti imbrecciati (che servono proprio per evitare che la terra venga portata sull'asfalto). Per ciascuno di questi tratti, i militari erano andati a interpellare ciascuno dei titolari dei poderi serviti dalla viabilità migliorata, chiedendo le modalità con le quali gli interventi erano avvenuti, chi li aveva richiesti e-o proposti e se successivamente gli abitanti avevano votato per la lista Pesucci-Tistarelli. Queste risposte (molte delle quali affermative, naturalmente, visto che Tistarelli era stato poi eletto) erano entrate nel fascicolo di indagine, che assomma a ben quattromila pagine. L'attività "pubblica", secondo la Procura, sarebbe stata insomma distolta a favore non tanto della popolazione del territorio di Campagnatico quanto proprio dell'elettorato favorevole.

Pesucci era presente ieri in Tribunale, insieme al suo avvocato Bruno Leporatti e ai difensori dei coimputati, Giuseppe Nicosia e Alessandro Oneto. Rassegnato quasi a doversi sottoporre a questo nuovo processo che appare quasi sicuro. «Non avrei dovuto fare niente? - chiede retoricamente - Campagnatico è un territorio che ha tre centri urbani dove vive una minima parte della gente: il resto abita in campagna. Chi abita qui non dovrebbe avere i servizi come quelli che abitano nei centri di Campagnatico, Arcille o Montorsaio?».

Strade, illuminazione, raccolta rifiuti sono interventi e servizi che vengono caricati sulle tasse di tutti gli abitanti, i quali non possono non avere un riscontro, è la tesi difensiva. E una vecchissima legge, risalente al 1865 e ancora in vigore, recita che diventano automaticamente del Comune le strade "private" sulle quali l'amministrazione decide di effettuare interventi di miglioria stradale, senza nemmeno che vi sia bisogno di un apposito atto di "acquisizione". È anche su questi aspetti che si svolge il confronto tra difesa e accusa.

 

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