Toscana
Raccolta rifiuti: stesso servizio, ma costa di più. Per capire perché i Comuni della zona sud pagano un consulente
Da Manciano a Capalbio, i Municipi si rivolgono alla Scuola agraria del Parco di Monza: "Vogliamo chiarezza"
GROSSETO. I comuni della zona sud della provincia tirano fuori diverse migliaia di euro a testa e sono costretti a rivolgersi a un istituto specializzato per capire cosa c’è scritto nelle proposte di gestione del servizio di raccolta rifiuti fatte dall’Ato Toscana sud.
Sembra assurdo, ma è così. L’Ato è quell’ente formato dall’assemblea di tutti i sindaci di Arezzo, Siena e Grosseto che condividono il gestore del servizio, Sei Toscana, società che un anno fa ha visto la gara per gestire i rifiuti.
L’Ato riunisce i comuni a un tavolo perché ognuno dica quali sono le esigenze del suo territorio e si organizzi così il servizio. E invece, nella pratica, quel che succede è esattamente il contrario. «La proposta, alla fine, la fa l’Ato ai sindaci e le carte, che riceviamo alla vigilia delle riunioni, sono così complicate e fumose che siamo costretti a chiedere una consulenza», l’assessore all’Ambiente di Scansano, Lamberto Soldatini.
Anche perché, più che i termini tecnici incomprensibili, è la mancanza di chiarimenti che ha messo i sindaci sul chi va là. Insomma, secondo i primi cittadini l’Ato non la racconta giusta.
«Le scelte dell’Ato sud – si legge in un documento congiunto lasciato agli atti dell'assemblea del 22 dicembre scorso (quando fu firmato il contratto) – sono quelle impiantistiche, con logiche e meccanismi che sembrano remare verso una direzione antitetica rispetto agli obiettivi di raggiungimento della raccolta differenziata previsti dalla normativa europea». E ancora: «Le richieste fatte da alcuni sindaci e tecnici di riferimento per ottenere gli elementi di dettaglio relativi alla somma (che i comuni devono pagare per il servizio, ndr) non hanno ottenuto quanto realmente richiesto». Il documento fu firmato dai comuni di Manciano, Sorano, Capalbio, Monte Argentario, Scansano, Pitigliano, Orbetello, Magliano e Isola del Giglio. Che sono andati avanti.
Oggi quei comuni, tolti Magliano e Monte Argentario, sono sul punto di rivolgersi a dei consulenti. «Vogliamo incaricare la Scuola agraria del Parco di Monza di individuare gli elementi che hanno contribuito a far aumentare il costo del servizio», dice Soldatini. «Il metodo di raccolta è rimasto quello, ma il costo è aumentato. Perché? Non vogliamo scavalcare l’Ato, ma affermare che una via diversa è possibile».
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