Italia
«Non toccate la movida in centro»
L’associazione chiede un giro di vite, una valanga di no nel dibattito sui social
GROSSETO. Decibel dentro le Mura, è ancora guerra. La gran parte dei grossetani non ha gradito l’uscita di qualche giorno fa dell’associazione Amici del centro storico. Il gruppo reclama un giro di vite sulla movida. E lo fa appellandosi a una recente sentenza del Tar della Sardegna che obbliga il Comune di Cagliari a studiare un dettagliato piano di risanamento acustico degli esercizi commerciali. «I sindaci della costa tirrenica – avevano detto dall’associazione – ancora troppo attenti alle esigenze dei locali piuttosto che a quelle dei cittadini, sono avvertiti: la legge, la salute pubblica, oltre al buonsenso, sono contro di loro. Volenti o nolenti, è tempo di cambiare rotta». Ma non è finita qui. A corredo della lettera inviata al giornale, gli Amici del centro esprimono il proprio sostegno nei confronti di scelte forti, definite “illuminate”, come quelle del sindaco di Palermo che, oltre all’insonorizzazione dei locali che ospitano pubblici esercizi ha imposto il divieto di amplificazione della musica all’esterno e la possibilità di multare chi sorseggia un aperitivo davanti a un locale. Apriti cielo. Perché tra la crisi che ha messo in ginocchio chi cerca di mandare avanti un’attività commerciale pur colpito da mille balzelli e chi da sempre si lamenta della poca offerta notturna che (non) può vantare la città, nei bar, nei supermercati e nelle piazze, per giorni, non s’è parlato d’altro. E il mondo virtuale - che poi così virtuale non è - quello dei social, non è stato da meno. Centinaia i commenti fioccati sulla notizia. Molti, moltissimi i residenti che non hanno risparmiato critiche riguardo la linea dell’associazione, spesso inquadrata come sinonimo di egoismo e miopia sociale. «Ma questa gente – scrive Elisa sul Facebook del Tirreno – non è mai uscita nei fine settimana? Non è mai stata giovane? Non ha mai avuto piacere a passare una serata fuori con gli amici? E soprattutto non ha mai pensato che a Grosseto ci fosse poco da fare per la sera?». Incalza Lorella: «Allora, chi vive vicino alla ferrovia deve far spostare i binari?». Polemica anche Albina: «Questa città sta morendo. E questi divieti non l’aiuteranno a risorgere». Ed è questo uno dei punti di maggior rilievo. Perché molto spesso, nelle parole di chi commenta la richiesta di maggior fermezza sul controllo dei decibel tanto invocata dagli Amici del centro storico, c’è chi parla di una città in decadenza. Una realtà che rischia d’essere ancor più penalizzata da certe scelte. «Già – si schiera Alessio - è dura mandare avanti di questi tempi un’attività, poi con questa gente…». Critica pure Grazia: «Troppo comodo avere la casa in centro per eredità o perché “fa chic” e poi pretendere che il centro muoia perché odiano i rumori. La pace si trova in campagna o meglio in qualche deserto. Nei centri storici c'è vita e la vita fa rumore». Tra i commenti spicca quello di Dimitra, tra l’ironico e il serio. «Dite agli abitanti del centro storico di scendere in piazza e farsi una bevuta pure loro! Per il silenzio c'è tempo!». E Alessio consiglia l’acquisto in farmacia di tappi auricolari, bastano «3 o 4 euro». Infine, la provocazione di Bruno: «Ma se non vogliono brusii, perché non cambiano casa? Così togliamo il problema alla radice». E i pro Amici del centro? Qualcuno c’è. «Ottimo – scrive Dionigi – sarebbe avere dei locali nel parco Giotto, al Diversivo, in zona Aurelia Antica e Ippodromo. Lì non esistono problemi di parcheggio. Perché – si domanda riferendosi alla posizione dei locali notturni – proprio nel centro storico dentro le Mura?». Ancora più diretta Francesca: «Hanno pienamente ragione i residenti: se vogliono fare casino vadano a casa propria. Perché ognuno nella propria abitazione ha diritto di stare tranquillo! Chi dice che i residenti devono andare in campagna faccia il contrario: andate voi per i campi a fare casino». Va sul concreto Ilaria: d’estate non si può morire di caldo e, ricorda, c’è chi non può permettersi l’aria condizionata. «Avete mai pensato che esistono persone che magari si devono alzare per andare a lavorare quando voi andate a dormire dopo una serata di divertimento? La verità sta nel mezzo: loro forse esagerano, ma voi non rispettate». (m.b.)
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