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La sfida della differenziata: "La convenzione capestro va disdetta in autotutela"

Francesca Ferri
La sfida della differenziata: "La convenzione capestro va disdetta in autotutela"

Alle Strillaie vanno portate oltre 91 tonnellate di indifferenziata all’anno. Gli ambientalisti: "È questo il vero ostacolo allo sviluppo di scelte virtuose"

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GROSSETO. «In una cosa siamo d’accordo con l’assessore Giancarlo Tei: che la raccolta porta a porta non può partire perché deve essere sostenuta la filiera dell’indifferenziata e dell’incenerimento. Per questo la giunta comunale, per tutelare l’interesse pubblico, deve cambiare subito la Convenzione Lamioni-Unieco del 2005».

L’ammissione di Tei sul fatto che gli impianti di trattamento rifiuti esistenti in provincia (Strillaie e inceneritore di Scarlino) rappresentino un ostacolo all’espansione della raccolta porta a porta non poteva non scatenare la reazione degli ambientalisti.

Da anni Comitato Beni comuni, Forum Ambientalista e le altre associazioni che spingono per avere una gestione dei rifiuti basata sul porta a porta, lo ripetono fino allo sfinimento: la differenziata spinta non “sfonda” perché le Strillaie sono state progettate per trattare rifiuti indifferenziati. Dai quali si fa il cdr che alimenta l’inceneritore di Scarlino.

Una convenzione capestro, firmata nel 2005 dall’allora Ato 9, guidato da Giovanni Lamioni (presidente oggi della Camera di commercio) con la società che gestisce l’impianto (allora Unieco, oggi Futura), obbliga i Comuni a conferire fino al 2033 una quantità stabile di indifferenziata, pena pesanti sanzioni. Per altri diciotto anni, insomma, i comuni della provincia di Grosseto sarebbero costretti a frenare lo sviluppo del porta a porta, altrimenti – paradosso – non ci sarebbe abbastanza indifferenziata da conferire alle Strillaie.

«Secondo questa convenzione – spiega Giuliana Gentili del Comitato Beni comuni – i Comuni della provincia di Grosseto devono conferire 91.469 tonnellate all’anno di indifferenziata alle Strillaie».

Ma, come si evidenzia dai dati dell’Agenzia regionale per il recupero risorse, da anni l’indifferenziata è in calo, passata da 119.810 tonnellate prodotte nel 2002 a 95.690 nel 2014. Allo stesso tempo la raccolta differenziata è passata dal 18,45% al 30,91% del 2014.

Il Coseca (ex gestore del servizio) ha calcolato che nel primo anno di porta a porta a Barbanella (settembre 2009-agosto 2010) si è arrivati a una percentuale di differenziata oltre il 77%. Se per ipotesi questi livelli si avessero in tutta la provincia, le Strillaie lavorerebbero al 24% delle sue capacità. Così riconosce lo stesso Piano interprovinciale dei rifiuti del 2013.

Le conseguenze? I Comuni, quindi i cittadini attraverso la tariffa, sarebbero costretti a pagare fino al 17,8% in più di quel che pagano per conferire i rifiuti all’impianto.

«Bloccare a 91.469 tonnellate all’anno il conferimento dell’indifferenziata alle Strillaie è un delitto – dice Gentili – per cui chi ha stipulato questa convenzione deve chiedere scusa e prendersi le proprie responsabilità».

La convenzione va infatti in direzione opposta rispetto alle norme di allora. Il decreto Ronchi del 1997 stabiliva che la «corretta gestione dei rifiuti» doveva passare per forza dalla «riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso il reimpiego e il riciclaggio». In contemporanea alla stipula della convenzione, poi, norme statali hanno previsto che nel 2012 si sarebbe dovuti arrivare al 65% di differenziata. L’obiettivo, per Grosseto, è stato mancato e per questo si paga l’ecotassa. Perché, dunque, l’Ato allora guidato da Lamioni decise di percorrere la strada dell’indifferenziata? E come si fa a rimediare?

Gli ambientalisti sono chiari: «Questa convenzione va disdetta in autotutela – dice Roberto Barocci del Forum Ambientalista – perché va contro gli interessi della collettività. Va disdetta e, allo stesso tempo, i Comuni devono indicare un’alternativa a Futura che le consenta di avere lo stesso risultato economico a trattare la differenziata». «Io chiamo i sindaci, che formano l’assemblea dell’Ato, alla loro piena responsabilità – conclude Giuliana Gentili – perché che rappresentino il 3% o lo 0,1% all’interno dell’Ato non importa: rappresentano gli interessi dei loro cittadini. Se credono di avere poco peso da soli, facciano delle alleanze. Ma questa convenzione va disdetta».

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