Lutto
Tentarono l’assalto alla banca dalla finestra dello stanzino
GROSSETO. È di 6 mesi e 600 euro di multa - in continuazione con una precedente condanna a oltre 4 anni - la pena patteggiata da i tre banditi catanesi che nel novembre 2007 avevano cercato di...
GROSSETO. È di 6 mesi e 600 euro di multa - in continuazione con una precedente condanna a oltre 4 anni - la pena patteggiata da i tre banditi catanesi che nel novembre 2007 avevano cercato di rapinare l’agenzia di via Monterosa del Monte dei Paschi di Siena.
Sebastiano Franco Sapia, 46 anni, Sebastiano Chiarenza, 50 anni, Matteo Mannino, 52 anni, erano stati messi in fuga mentre stavano raggiungendo la finestra dell’agenzia sulla quale in precedenza, secondo l’imputazione, avevano “lavorato” con cura. Perché una ventina di giorni prima (intorno al 22 ottobre 2007) avrebbero tranciato la rete divisoria con le proprietà di due vicini, in modo da procurarsi un’apertura sul cortile all’interno della banca. Stando alla ricostruzione di quanto avvenuto all’epoca, i tre si stavano accingendo a entrare nell’agenzia attraverso i varchi già predisposti e forzando l’infisso di una finestra di uno stanzino del locale, quando erano stati scoperti da uno dei vicini e costretti a fuggire. Chiaro secondo il pm Stefano Pizza l’intenzione di commettere una rapina al Monte dei Paschi, sottraendo il locale al personale in servizio, anche se le forme dell’assalto non sono state compiutamente individuate; chiaro anche che i tre avevano effettuato uno o più sopralluoghi.
I carabinieri di Grosseto si erano messi al lavoro per individuare gli autori del colpo fallito e si erano appoggiati ai tabulati telefonici dei cellulari in uso agli indagati. E avevano stabilito un collegamento con un’altra rapina - quella della precedente condanna - ravvisando somiglianze nel modus operandi. La rapina è quella del 21 gennaio 2008, Banca dell’Etruria e del Lazio di via Giusti, quella che fruttò 268mila euro più altro denaro in valuta straniera. Dieci giorni prima i banditi avevano effettuato un sopralluogo, secondo gli accertamenti, e avevano lasciato segate le sbarre del cancello del cortile sul retro. Anche in quel caso, dopo il colpo (fuga su una Fiat Uno rossa rubata ad Albinia), i carabinieri si erano concentrati sui telefoni e avevano individuato quelli di quattro sospetti (c’era un quarto complice). All’epoca, i componenti della banda furono arrestati.
All’udienza di patteggiamento che si è tenuta di fronte al giudice Marco Bilisari i tre, pur essendo adesso liberi, non si sono presentati.
Pierluigi Sposato
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