Il Tirreno

Grosseto

Vedove in rivolta contro le Poste

di Alfredo Faetti
Vedove in rivolta contro le Poste

Chiude l’ufficio a Ravi: «Siamo sole, senza figli e non abbiamo la patente». Un parlamentare al sit in

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RAVI. In mezzo alla piccola folla accalcata di fronte all’ufficio postale, un signore prende da parte la senatrice e il capogruppo, proponendogli un suo ragionamento. «Ultimamente, un po’ ovunque, ci sono molti furti con i ladri che entrano negli appartamenti – premette – Se l’ufficio di Ravi rimane aperto, io quando mi servono posso andare a prelevare 100 euro della mia pensione e li porto a casa e se arrivano i ladri mi portano via quelli. Se invece l’ufficio chiude, mi tocca arrivare a Gavorrano o a Caldana e a quel punto, fatti i chilometri, la pensione la prelevo tutta, mica faccio più viaggi. Il problema è che se arrivano i ladri, mi portano via tutto». Il capogruppo Antonio Melillo dà uno sguardo alla parlamentare Alessia Petraglia, poi risponde al signore: «non fa una grinza». Perché la chiusura delle Poste in un piccolo borgo come Ravi comporta molti problemi, diretti e indiretti. Diretti, perché qua la stragrande maggioranza delle persone sono anziane, senza la macchina e alle prese con un trasporto pubblico ridotto all’osso. Riscuotere la pensione o pagare un bollettino, insomma, diventa un problema serio. Indiretti, poi, perché diventa più accentuato il senso di abbandono, di distacco, dato che anche il servizio medico è in via di riduzione. «Come possiamo andare avanti così?» chiede un’anziana. La mobilitazione che sta attraversando tutta la Maremma contro il piano di razionalizzazione di Poste Italiane spa ieri ha fatto tappa a Ravi, nel comune minerario, dove la scure prevede la chiusura totale della sede a fronte dei due giorni di apertura in regime fino ad oggi. «Guardi che non chiediamo tanto – spiega una donna – A noi basta che apra anche un giorno solo, se proprio vogliono ridurre. Ma deve rimanere aperto». Il Comune ha aderito all’iniziativa dell’Uncem per presentare ricorso al Tar, ma il sit in di fronte l’ufficio l’ha organizzato un’altra anima della sinistra gavorranese, quella targata Sel. E c’è un’ospite d’eccezione a sposare la causa di Ravi. «Il ministero delle Comunicazioni è invaso dalle interrogazioni arrivate da tutta Italia contro questo piano – spiega la senatrice Petraglia – Anche noi come parlamentari toscani di Sel ne abbiamo presentata una, tenendo conto di casi particolari, come quello di Ravi». Perché Ravi è particolare? «Perché qua c’è una gran mobilitazione della popolazione – riprende Petraglia – La gente non accetta di dover andare incontro a questi disagi insensati e noi abbiamo portato la loro voce in Parlamento». Da qui una stoccata al governo. «È assordante il suo silenzio: ragionare soltanto sui numeri senza tener conto dei cittadini significa aziendalizzare un servizio pubblico». Chiudendo l’ufficio di Ravi, del resto, quello più vicino sarebbe quello di Gavorrano, distante cinque chilometri di curve tra i boschi. «E noi come ci andiamo? Non passa neanche un pullman» dice una donne di 93, una delle ventiquattro vedove del borgo, rimaste senza mariti né figli, trasferiti altrove. «Non è possibile applicare un criterio economico a ciò che è un diritto essenziale per la qualità della vita di una comunità» dirà il sindaco Elisabetta Iacomelli nel pomeriggio.

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