Il Tirreno

Grosseto

Un business in mano a un arcipelago di società private

di Gabriele Baldanzi
Un business in mano a un arcipelago di società private

In seno al gestore si indebolisce la presenza del pubblico Intanto il Comune conferma: dismettere le quote di Coseca

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GROSSETO. Nei giorni scorsi, esattamente il 4 marzo, si è svolta a Grosseto, nella sede di Coseca in via Pakistan, l’assemblea dei soci della spa. In rappresentanza del Comune di Grosseto c’era l’assessore Giancarlo Tei, a cui sindaco e giunta avevano assegnato un mandato di rappresentanza.

«In pratica – spiega Tei – è stato confermata la decisione di proseguire il processo di disimpegno della partecipazione in Coseca/Sei da parte dei Comuni, a partire appunto da Grosseto. Una scelta, quella dei Comuni grossetani di restare in Coseca solo con quote residuali, che nasce dal fatto che tutte le società madri (le sei che hanno dato vita al progetto di Sei Toscana) sono destinate a chiusura/trasformazione, salvo casi come Sienambiente, dove c’è la proprietà e la gestione diretta di impianti. Quindi per noi è una rinuncia patrimoniale, è vero, ma sempre un’operazione meno invasiva rispetto a ricapitalizzare e caricare i debiti sulla collettività».

Coseca, si sa, è in liquidazione e in questa fase, che dura ormai da mesi, si sta discutendo della cartolarizzazione dei crediti vantati nei confronti dei Comuni, con la prospettiva (ormai è certezza) della vendita delle quote societarie pubbliche ai partner privati.

«Ecolat, per la cronaca – prosegue Tei – presenterà a breve un’offerta ufficiale dando seguito alla manifestazione d’interesse dei mesi scorsi». In pratica nella composizione societaria di Sei Toscana (costituita per gestire il servizio integrato dei rifiuti nell’Ato Toscana Sud, Arezzo, Siena e Grosseto) sono cambiati e stanno cambiando i rapporti di forza. E anche la mission. Meno pubblico, più privato, con il rafforzamento dei soggetti già soci industriali della stessa Sei e la prospettiva, in un futuro non lontano, di partecipare a gare e assumere servizi anche fuori dall’area vasta, per esempio in Umbria.

Conseguenze? In un primo tempo nessuna, perché eventuali ricapitalizzazioni o variazioni delle quote sociali non produrranno cambiamenti negli assetti societari, ma sul medio-lungo periodo è probabile che la supremazia dei soci industriali su quelli pubblici si manifesti. In realtà già adesso, facendo conti e sommatorie rispetto agli assetti societari, si scopre che la composizione di Sei Toscana è un po’ diversa rispetto alle percentuali comunicate e semplificate dalla politica.

Ai vecchi gestori (Aisa con 12,4%, Sienambiente con il 24,5%, Coseca con il 10,4, Csa con il 4,4%, Csai con il 5,9% e Casentino Servizi con l’1,4%) si mette in capo in totale il 59% delle quote di Sei, mentre il restante 41% risulta appannaggio dei soci industriali (Cooplat 13%, Ecolat 0,33%, Crcm 0,34%, Revet 0,33%, Sta 26,8%, Unieco 0,1% e Castelnuovese 0,1%). In verità però nel ventre di alcune società madri ci sono ulteriori quote di capitale privato, importanti (nell’ordine del 40%) per Csa, Csai e Sienambente.

Cosa significa? Significa, per esempio, che Sta (Società Toscana ambiente) detiene pacchetti di quote dei vecchi gestori in Sei (l’11% di quelle sopra menzionate), oltre al proprio 26,8% in chiaro. Senza andare oltre nello scavare su “chipossiedechi” appare evidente che la gestione dei rifiuti nell’area Grosseto-Siena-Arezzo è già di fatto in mano ai privati, al netto di quanto accadrà nel percorso di liquidazione di Coseca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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