Il Tirreno

Grosseto

LA GUERRA DEI RUMORI

"Stop alla movida, la legge è con noi"

di Maurizio Bernardini
Piazza del Sale e via Ricasoli in una serata di un qualunque weekend
◗
Piazza del Sale e via Ricasoli in una serata di un qualunque weekend

Gli Amici del centro storico tornano all'attacco: citano una sentenza del Tar di Cagliari e l'esempio di Palermo, dove si multano i clienti che bevono all'esterno dei locali

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Niente musica amplificata all’esterno dei locali, obbligo d’insonorizzazione negli esercizi pubblici e multe anche per chi sorseggia un aperitivo fuori dai bar? Iniziative (questa la linea tenuta di recente dal sindaco di Palermo) “illuminate” secondo gli esponenti dell’associazione Amici del centro storico. Che in una lettera aperta, inviata da Andrea Severi per conto dell’associazione che da anni si batte contro i rumori in centro, fa proprie queste posizioni, destinate inevitabilmente a far discutere.

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.10271882:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2014/11/08/news/valanga-di-firme-al-caffe-ricasoli-per-la-musica-in-citta-1.10271882]]

Tutto nasce da una sentenza del Tar. «In Italia – attaccano dall’associazione – da molti anni sulle questioni più spinose non è la politica a far chiarezza, ma la magistratura. Sulla spinosa questione della movida, che tormenta le notti degli abitanti dei centri storici, alla fine di gennaio il Tar di Cagliari ha stabilito che il Comune dovrà porre rimedio con un dettagliato piano di risanamento acustico e provvedere a farlo rispettare di concerto con la prefettura, denunciata dai residenti insieme al Comune e a undici locali. La sentenza precisa che gli enti devono intervenire per far rispettare le norme, a prescindere dalle richieste dei residenti».

Non è servito a placare gli animi il no dell’Arpat che, nei mesi scorsi, ha fatto evaporare il piano del Comune sul centro. Lì, infatti, sarebbero dovute sorgere nuove zone dedicate al pubblico spettacolo. Una volontà chiara quella dell’amministrazione. Ma altrettanto limpida è stata la replica di Arpat che ha – di fatto – affossato la proposta.

Eppure, lo stato attuale delle cose non piace agli Amici del centro. È così che, mentre anche autorevoli esponenti della maggioranza continuano a sgolarsi nella ricerca di soluzioni che diano respiro (e decibel) ai locali notturni della città, il gruppo torna a picchiare forte.

Altro che modifiche pro decibel: «Ovunque – dicono dall’associazione – in giro per l’Italia la carenza della legislazione e la connivenza degli amministratori con i gestori dei locali ha determinato situazioni drammatiche d’invivibilità di intere aree cittadine. Le ripercussioni pesano sulla salute dei residenti, sulla qualità della loro vita, sul valore delle loro case e delle loro attività».

 

Per gli Amici del centro, dunque, la vita notturna grossetana è a dir poco eccessiva. Tanto da far crollare il valore degli immobili. Ma c’è dell’altro.

«Paradossalmente – proseguono – la movida, sbandierata come attrazione per turisti, in realtà li respinge, come possono testimoniare i gestori di molte strutture ricettive delle zone più calde, specie da quando imperversano le recensioni sul web. Inoltre, il grave degrado che s’accompagna alle notti alcoliche porta anche un danno all’immagine della città e alla sicurezza dei suoi frequentatori».

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.11048919:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/03/15/news/pd-e-5-stelle-due-ricette-diverse-1.11048919]]

Tanti, secondo gli Amici del centro, i residenti che covano il desiderio di cambiare quartiere: «Ma non possono perché non sono in grado di vendere le loro abitazioni».

Uno stato delle cose che ha dato il via a numerosi comitati. Realtà che «stanno preparando molti ricorsi contro gestori e amministratori coinvolti».

Parole, quelle degli iscritti all'associazione, che suonano come un avvertimento per i vertici della giunta grossetana. Anche perché, «dopo inutili appelli di cittadini e intellettuali contro la sordità della politica su questo fronte, il problema è ormai un’emergenza nazionale». Ora, il giudizio del Tar sardo, visto dagli Amici del centro come un primo passo in avanti, rimescola le carte in tavola. «I sindaci della costa tirrenica – dicono – ancora troppo attenti alle esigenze dei locali piuttosto che a quelle dei cittadini, sono avvertiti: la legge, la salute pubblica, oltre al buonsenso, sono contro di loro. Volenti o nolenti, è tempo di cambiare rotta».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze