Sicurezza
Differenziata choc: il porta a porta finisce con il cassonetto stradale
Impianti nati per trattare l’indifferenziata, il difficile rapporto con Sei, il dilemma del costo del servizi: l’assessore Tei spiega come Grosseto gestisce la spazzatura: «Ho scritto all’Ato per cambiare le cose»
GROSSETO. «Il dato economico sulla differenziata è unico perché non facciamo la separazione tra i vari sistemi». Giancarlo Tei, ex assessore comunale all’Ambiente, oggi delegato a occuparsi di rifiuti alla bisogna, alla fine lo dice chiaro e tondo. Il vetro, il multimateriale e la carta conferiti separatamente dai grossetani che abitano nei quartieri di Barbanella e Gorarella dove si fa il porta a porta, una volta raccolti vengono mescolati con quelli che provengono dai cassonetti della differenziata.
Insomma, i rifiuti puliti del mastello, quelli che a rivenderli come materie prime-seconde fanno guadagnare di più, finiscono con quelli più sporchi del cassonetto, che valgono meno.
«Sì – dice Tei – noi, come Comune di Grosseto, non facciamo la separazione tra i vari sistemi».
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Può spiegare meglio?
«Non esistono due mucchi».
Cioè il contenuto dei mastelli del porta a porta di Barbanella e Gorarella finisce nello stesso mucchio della differenziata da cassonetto?
«È così».
Perché?
«Non riteniamo di dover fare la separazione tra diversi sistemi. La logistica del servizio suggerisce che così costa meno».
Però si abbassa il valore del materiale raccolto con il porta a porta e, in un certo senso, si vanificano gli sforzi di chi si impegna a separare meticolosamente i rifiuti.
«Direi che è il contrario. Faccio un esempio col vetro: producendone una scarsa quantità da pap (porta a porta) è sembrato conveniente fare la media perché si è alzata la qualità della differenziata dal cassonetto che è la stragrande maggioranza della raccolta. Il vetro in seconda fascia vale 34 euro a tonnellata e in terza 17. La prima non la assegnano quasi mai. Nel 2011 abbiamo raccolto 261 tonnellate di vetro a Barbanella e 1.300 nel resto del Comune. Se avessimo rivenduto il vetro in modo separato, cioè quello da pap a 34 euro e quello da cassonetto a 17, avremmo avuto dal pap 8.874 euro e da tutto il comune 22.100 euro. Invece, mischiando, abbiamo fatto salire il valore della parte di vetro più grossa. Conviene incassare 1.300 tonnellate a 17 euro più 261 a 34 oppure 1.561 a 23 euro?».
Cosa penseranno le famiglie che si impegnano a separare i rifiuti, a seguire il calendario dei ritiri e che si tengono cinque tra sacchi e mastelli in casa sperando che i loro sforzi li ripaghino con una bolletta più leggera?
«Dico che il loro sforzo ha consentito di incassare 23 euro a tonnellata invece che 17 e che ha permesso loro di avere uno sconto sulla parte variabile della tariffa. Il porta a porta rappresenta solo una piccola parte della raccolta differenziata e al momento non conviene distinguere. Diverso è se lo si estende all’80 per cento della città: è chiaro che a quel punto non è più conveniente mischiare il materiale. Il problema è far crescere la quantità di vetro pulito rispetto a quello sporco».
E cosa si aspetta a estendere il pap al resto della città?
«Lo dico subito cosa si aspetta: costa. Quest’anno dovevamo estenderlo alla Cittadella ma servivano 800.000 euro e siamo dovuti star fermi. Che il beneficio dal pap ci sia è tutto supposto».
Eppure ci sono comuni, anche in Toscana, dove il sistema funziona e i cittadini hanno visto ridursi la bolletta.
«I sistemi nati per fare la raccolta differenziata danno benefici immediati. Il nostro, lo chiedo, è un sistema nato per fare la raccolta differenziata?».
Lo dica Lei.
«Noi abbiamo un sistema impiantistico nato con una certa logica e strategia e lo sanno tutti. Roberto Barocci del Forum Ambientalista Grosseto fa l’esempio di Trieste (città con livelli di differenziata altissimi, ndr). Ma lì prima hanno fatto gli impianti per la raccolta differenziata e poi hanno avviato il sistema. Noi abbiamo un sistema che prevede di fare cdr e fos e poi stiamo facendo la differenziata».
Cioè, per chi non è pratico, combustibile da rifiuti, quello che si usa per alimentare gli inceneritori e si produce con la raccolta indifferenziata, e frazione organica stabile, usata per creare il compost, cioè il terriccio.
«Esatto. È logico che abbiamo dei costi indotti».
Quindi Lei conferma che non si spinge per la differenziata perché abbiamo un impianto che richiede rifiuti indifferenziati?
«No, assolutamente. Dico che per avere un beneficio diretto oggi bisogna raccogliere l’umido e infatti alla Cittadella lo stiamo facendo perché il nostro impianto (le Strillaie, ndr) permette di fare il compost».
Ma se il sistema funziona per l’organico, perché non vale per il vetro, la carta e il multimateriale?
«Perché a differenza dell’organico vanno portati via in impianti di recupero che sono impianti industriali, privati. Ma anche per questo siamo intervenuti per migliorare i ricavi e alleggerire la bolletta».
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Può spiegare come?
«Nel 2011 il Comune aveva un contratto con Ecolat da 1,6 milioni di euro. Il Comune iscriveva in bilancio in entrata 300.000 euro di contributi, ma quando andava bene ne incassava 120-130.000 perché prendevamo tutto in terza fascia, la meno redditizia. Quindi abbiamo utilizzato la delega, ovvero abbiamo delegato a Ecolat il compito di andare a trattare con i consorzi il prezzo di vendita delle materie prime seconde. Il risultato è che il Comune ha ridotto il contratto a 1,1 milioni. E quando Ecolat ci ha fatto la rendicontazione, il Comune ha incassato 350.000 euro».
Scusi, ma perché il Comune da solo non riusciva a ottenere questi risultati?
«Perché non era capace. Perché si sa come funziona: prendi la macchina, vai a Milano, vai a contrattare. Era complicato, bisogna essere del settore. È un’attività economica. Le imprese lo fanno meglio. Il concetto è: il beneficio deve arrivare ai cittadini. Se il gestore mi fa risparmiare, quei soldi li sottraggo dalla tassa».
Assessore, perché oggi che si producono meno rifiuti e si è aumentata la differenziata, la bolletta invece di diminuire cresce?
«Gli impianti costruiti sono tutti a tariffa, che prevede rimborso spese fisse, utile d’impresa e una divisione sulla tariffa. Se un Comune porta meno rifiuti è chiaro che la tariffa sale, perché per gli impianti sono fatti per trattare quel tot di rifiuti. Ma di che si meravigliano gli ambientalisti?».
Non si meravigliano; chiedono che gli impianti vengano riconvertiti.
«La differenziata va fatta, non c’è dubbio, ma non perché conviene: va fatta per legge e perché dà un benefico ambientale. Io dico: noi oggi possiamo avere un beneficio immediato dall’organico? Aggrediamo l’organico. Si può avere dalla plastica e vetro? Non nell’immediato, ma intanto mischiando e facendo la media abbiamo più ricavi che non tenendo le cose separate. E nonostante questo...».
Nonostante questo?
«Il 16 giugno 2014 ho mandato una lettera all’Ato in cui ho chiesto, in considerazione dell’estensione del pap in altre parti della città, di voler prevedere modalità separate di contabilizzazione e quindi valorizzazione dei rifiuti raccolti e avviati a recupero dai vari consorzi rispettivamente per zone pap e quelle servite con cassonetti».
Quindi ha chiesto all’Ato di fare quel che da tempo chiede il Forum Ambientalista? E l’Ato che dice?
«L'Ato è d’accordo».
Sono passati nove mesi...
«Ma certo: se si sta tutto l’anno a discutere con Sei e a litigare, senza mai mettersi a sedere al tavolino per dire che servizio si vuole... Il 2014 è stato un anno perso. Abbiamo firmato il contratto solo il 22 dicembre 2014. Se si smette di litigare su tutto, da oggi in poi si può cominciare a parlare del servizio. Noi Comuni siamo in grado di pianificarlo. Ma fino ad oggi si è discusso d’altro».
IL COMMENTO
di Francesca Ferri
La politica e le scelte che pesano sulle famiglie
Il problema sta nell'aver costruito impianti per trattare rifiuti indifferenziati. I cittadini stanno facendo la loro parte: lo stesso cambio di passo ora spetta alla politica
L’alternativa è semplice: quel che non serve più possiamo prenderlo e distruggerlo, pagando perché qualcuno si prenda la briga di incenerirlo; oppure possiamo guardarlo come oggetto in grado di sopravvivere al nostro utilizzo privato e magari diventare una risorsa, per noi che ce ne siamo disfatti e per la collettività intera.
La raccolta differenziata è anche una questione culturale: prendere coscienza che il mondo non finisce al confine dei nostri bisogni e di quel che serve per soddisfarli. Ma non solo una questione culturale.
Tralasciando gli ovvi benefici sull’ambiente, per le tasche delle famiglie (questione economica) l’esperienza quotidiana di molti comuni ha ormai dimostrato che fare la differenziata spinta abbassa la bolletta. Chiedetelo agli empolesi. Invece a Grosseto, nonostante i numeri della “raccolta virtuosa” siano timidamente in crescita la bolletta è aumentata.
E qui la questione diventa politica. Per la prima volta l’assessore Giancarlo Tei ammette che il problema sta nell’aver scelto di costruire impianti concepiti per trattare rifiuti indifferenziati: le Strillaie che producono cdr, e l’inceneritore di Scarlino, impianto privato che di quel cdr si nutre.
Una catena perfetta, ma non quella prevista dalla legge del 2012 che fissa per un futuro vicinissimo un obiettivo di differenziata doppio rispetto a quello di cui ci si può fregiare oggi a Grosseto: con questi impianti quell’obiettivo non si raggiungerà mai.
Forum Ambientalista Grosseto ha calcolato che se in tutta la provincia si producesse tanta differenziata come con il porta a porta a Barbanella, alle Strillaie arriverebbero solo venticinquemila tonnellate all’anno di indifferenziata, contro le oltre novantamila per le quali l’impianto è stato progettato.
Il calcolo fu fatto dieci anni fa dalla Provincia e in parte è stato confermato nel piano interprovinciale dei rifiuti del 2013. Il contratto di servizio firmato a suo tempo dai Comuni grossetani con la società che gestisce le Strillaie prevede che se i Comuni non rispettano questo tetto, scattano pesanti sanzioni. Altre sanzioni, però, sono applicate dalle Regione per il mancato raggiungimento degli obiettivi di differenziata.
E così la famiglia grossetana, che ha modificato le sue abitudini, ha fatto proprio un nuovo costume culturale e cura il suo porta porta, si ritrova a pagare una bolletta della spazzatura più alta, sia per il mancato raggiungimento del tetto di indifferenziata alle Strillaie, sia per il mancato raggiungimento degli obiettivi di differenziata.
Chissà se lo stesso cambio di passo culturale delle famiglie ce lo avrà anche la politica. Alla vigilia delle elezioni regionali forse sarebbe il caso di farci un pensierino.
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