Il dolore
«L’unica strada è intimare lo sfratto attraverso il tribunale»
Liberare una casa da un inquilino moroso e che occupa la casa senza contratto è diventata un’impresa davvero ardua. Così, come si possa sbrogliare al meglio la matassa della casa affittata a...
Liberare una casa da un inquilino moroso e che occupa la casa senza contratto è diventata un’impresa davvero ardua. Così, come si possa sbrogliare al meglio la matassa della casa affittata a Montegiovi dalla signora viareggina alla famiglia che da mesi non paga l’affitto e nemmeno le bollette, lo abbiamo chiesto al mediatore giurista Michele Nannetti di Arcidosso, esperto in pratiche del genere. «Bisogna che la signora si rivolga al Tribunale di Grosseto – spiega Nannetti – per l’intimazione di sfratto per finita locazione e con contestuale citazione in giudizio dell’inquilino. Questa strada è l’unica che il proprietario di una casa ha per tornare a godere del proprio bene. Si tratta di un’occupazione “sine titulo”. In questo caso la signora può anche chiedere in quella sede il rimborso dei bollettini che non sono stati pagati». Di fatto, in questo caso, «l’inquilino – prosegue Nannenni analizzando il caso della proprietaria viareggiana – ha prolungato il contratto in modo arbitrario contro la volontà del proprietario, che comunque, per fare questa azione legale dovrà avere un avvocato. La prima attività che compie l’avvocato è la notifica dell’atto di sfratto con la contestuale citazione del conduttore a comparire davanti al tribunale affinché il giudice emetta un provvedimento con cui convalida lo sfratto».
L’udienza si tiene all’incirca a distanza di un mese e mezzo o due. «L’avvocato, invece, non occorre alla controparte – spiega ancora Nannetti – che per la prima chiamata in giudizio può presenziare da sola e chiedere il cosiddetto “termine di grazia” al giudice che, se le fosse concesso, le permetterebbe di avere tempo a disposizione per organizzarsi materialmente ed economicamente prima di andar via». Col “termine di grazia”, infatti, si possono ottenere al massimo novanta giorni (in alcuni casi centoventi) entro i quali potrà essere sanata la morosità e estinguere il procedimento con il rimborso delle spese legali.
«Altri mezzi – conclude Nannetti –non vi sono e, certamente, il proprietario non può riprendersi casa sua da solo, pena l’accusa di “ragion fattasi”, esercizio arbitrario delle proprie ragioni». (f.b.)
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