Sicurezza
Il paradosso: la stessa impresa risultava fallita e in salute
GROSSETO. «Lo sa qual è il paradosso? Una delle cose più assurde? È quella che in questa vicenda ci sono state contemporaneamente due società, una in bonis e una fallita: ma erano la stessa! La prima...
GROSSETO. «Lo sa qual è il paradosso? Una delle cose più assurde? È quella che in questa vicenda ci sono state contemporaneamente due società, una in bonis e una fallita: ma erano la stessa! La prima formalmente era attiva e riceveva, tanto per fare un esempio, le multe da pagare. Ma io non le potevo nemmeno contestare perché la stessa società era fallita e io non avevo a disposizione la contabilità!».
Aldo Scalabrelli si riferisce a un preciso periodo della vicenda del fallimento revocato. È quello successivo alla sentenza della Corte di appello. Perché nonostante che fossero state effettuate le comunicazioni di rito agli enti interessati (come ad esempio al registro delle imprese), e nonostante quindi fosse reso noto a tutti che la società era tornata pienamente in attività e in buona salute, il giudice Gaetano aveva ritenuto di poter comunque portare avanti la procedura esecutiva e aveva anche venduto una parte dei beni immobili. «Ma non lo poteva fare! - protesta ancora oggi Scalabrelli - Perché il giudice avrebbe dovuto tener conto della sentenza di appello e avrebbe dovuto interrompere le procedure. E invece aveva anche autorizzato il ricorso per Cassazione contro la sentenza di appello». Quest’ultimo era stato presentato nel lontano 2007 dalla curatela (avvocato Alessandro Oneto). L’udienza si era tenuta solo il 12 giugno scorso e la sentenza è stata depositata il 23 luglio. A rappresentare la Procura generale c’era Luigi Salvato, che aveva chiesto che il ricorso fosse respinto. E così ha deciso la prima sezione civile della Cassazione presieduta da Aldo Ceccherini (relatore Antonio Didone), ricordando tra l’altro che Firenze aveva stabilito che «il Tribunale aveva erroneamente ritenuto inammissibile la proposta di concordato» e che «l’ammissione alla procedura era stata negata senza attendere il voto dei creditori» sulla base di una valutazione parziale.
Beh, Scalabrelli, adesso può ricominciare... «Mah, io credo che ci sarebbero ancora ostacoli. Per le banche io sono ancora quello fallito, nonostante le sentenze... E pensare che io ho voluto fare le cose per bene, ho voluto fare la persona onesta. Ho venduto una parte dei miei capitali per pagare i debiti e sistemare tutto. E invece mi sono trovato punito». Interviene l’avvocato Mensi: «La Comitalia srl è tra l’altro morta e sepolta e non ci sono procedure di legge per rimetterla in vita. È stata cancellata perché non pagava i tributi per mantenere l’iscrizione al registro delle imprese, perché non aveva presentato i bilanci: ma come avrebbe potuto fare?». Da luglio a oggi però qualcosa sarà successo: «Veramente no, nonostante le istanze presentate. Stiamo aspettando. Ma non staremo con le mani in mano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google