Finanza
Francesca tra timori e gioia di vivere
L’amore per il nuovo fidanzato e le preoccupazioni per il contenzioso con i vicini dopo l’alluvione: gli ultimi giorni della donna
GROSSETO. Com’era Francesca Benetti? Era una donna solare ma angosciata. Timori e gioia di vivere si mescolavano nell’anima nell’ex insegnante di educazione fisica scomparsa dal 4 novembre 2013. Una scomparsa non volontaria: i testimoni lo hanno escluso categoricamente. Troppi i suoi legami, troppe anche le sue certezze dalle quali non voleva separarsi. La quarta udienza del processo nei confronti di Antonino Bilella - che è accusato dell’omicidio della donna e di averne nascosto il corpo - ha contribuito a restituire un ritratto della donna. E anche un ritratto dell’uomo che secondo la Procura l’avrebbe uccisa, perché - innamorato - venne respinto.
Partiamo dalle parole di Silvia Montomoli, l’ultima degli 11 testimoni ascoltati: teneva i corsi di pittura frequentati sia da Aldo Scotto, il suo ultimo fidanzato, sia (dall’aprile 2013) da Francesca. È lei a dire che «con Aldo era felicissima, aveva ritrovato la gioia di vivere». Ma al contempo, raccogliendo le sue confidenze proprio nell’ultimo mercoledì di lezione a fine ottobre, venne a sapere «dei problemi della frana a Villa Adua, che riteneva responsabile il custode e che voleva mandarlo via». Si parlò anche, nel giugno 2013, di una possibile cena nella villa di Potassa: «Francesca disse che non era possibile perché chi ci abitava non voleva estranei. Io proposi di invitare anche lui ma lei disse che non era il caso». Francesca aveva conosciuto Scotto dopo che era finita la relazione con Igino Corasaniti, iniziata sul sito di amicizie Badoo e durata tre anni. Una fine storia faticosa, se è vero che alla stessa Montomoli ma anche ad altre amiche (come Marina Uberti di Valdagno amica d’infanzia, e Daniela Casagli di Castelfiorentino conosciuta dieci anni prima al mare) aveva confidato che Igino continuava a cercarla. Perché Francesca aveva «scoperto - dice Marina - che lui aveva il vizio di giocare alle macchinette e a lei non piaceva». Ma lui, Igino, geometra e tutto fare dell’edilizia, sentito poco dopo, smentisce che sia stato il gioco il problema («anche lei ogni tanto infilava un gettone nella slot, con me») e riporta la separazione al solo fatto che lei aveva scoperto che lui chattava con un’altra donna. E la stessa Silvia aggiunge di aver saputo che «aveva problemi con un suo ex, un certo Igino. Mi chiese di non dargli l'amicizia su Facebook e io, che gliel'avevo già data, la cancellai in seguito. Mi spiegò che la infastidiva e che voleva controllarla attraverso le sue amicizie».
Ma tutti, interpellati dai pm Marco Nassi e Salvatore Ferraro, escludono che Francesca si possa essere allontanata volontariamente, nonostante che (è ancora Marina) fosse «preoccupata, era sull'agitato: “Sono piena di problemi, ti racconterò poi, sto prendendo delle decisioni”, mi disse senza riferirsi a questioni particolari». Daniela racconta che «Francesca era molto attenta, non era solita lasciare aperta l'auto - dice riferendosi allo stato in cui era stata trovata la vettura di Benetti alla stazione ferroviaria - E l'autoradio era ancora dentro. Strano anche che avesse lasciato a casa le pasticche della pressione, gli occhiali da vista, il cellulare migliore», cioè gli oggetti che la donna non aveva preso con sé. «Meticolosissima e attenta, non solo per l’auto - la definisce Corasaniti - Aveva paura dei ladri». «Una persona che aveva un grande pudore e che non si sarebbe mai fatta toccare da persone con le quali non era in intimità» aggiunge Daniela.
Di che cosa era preoccupata Francesca Benetti? Degli effetti dell’alluvione che aveva allagato i garage degli edifici della lottizzazione ai piedi della sua proprietà a Potassa. E, oltre averne parlato con le amiche, ne aveva investito formalmente anche un suo amico dell’adolescenza, Lino Fontana, ingegnere di Valdagno, nominato consulente. Secondo Fontana, che effettuò un sopralluogo nell’ottobre 2013, un muro costruito dalla lottizzazione aveva impedito il regolare deflusso delle acque. Era stato trovato un accordo per i lavori di regimazione (a carico della lottizzazione) e per la manutenzione (a carico di Benetti). «Francesca parlò con Bilella, da cui pretendeva una manutenzione accurata. Secondo me lei mascherava paura perché non lo guardava negli occhi. Io ero intervenuto per sostenerla, contestando Bilella che lamentava di non poter lavorare a causa della presenza di sassi. Alla fine Bilella si disse d'accordo per il lavoro da fare ma non su tutto il terreno e non subito». Sulla strada del ritorno a Follonica «Francesca mi disse “Io lo mando via” ma io la invitai alla prudenza perché se chiudeva il contratto doveva anche pagargli i danni e chiesi di mostrarmi il contratto per capire i suoi obblighi». Fontana spiega di aver «suggerito da amico a Francesca di farsi accompagnare a Villa Adua dal compagno, perché c'erano attriti e la casa è isolata». Attriti e anche «minacce, ma solo di rivolgersi a un legale» da parte dei lottizzanti.
Un’ombra nella vita di Francesca è quella di una violenza sessuale, che avrebbe subito a Cologno Monzese da parte del custode della villa dove abitava. Una caso di molestie, di pedinamenti, fa invece notare la difesa di Bilella fuori udienza, concluso con il patteggiamento. «Ma lei - dicono le amiche - non ne parlava con tranquillità», anche se diceva di aver perdonato l’autore.
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