Il dolore
L'imprenditore edile: "E' sempre stato un cantiere perfetto"
Rossano Massai è a capo dell'Ati che ha affidato i lavori per la nuova Coop alla ditta gavorranese
GROSSETO. Mai un incidente, mai nessun infortunio. Per Rossano Massai - imprenditore grossetano presidente del Consorzio stabile toscano capofila dell’Ati impegnata nei lavori - si è trattata di una «tragica fatalità» e quello del Commendone era «un cantiere perfetto»
Massai, partiamo dall’Ati che sta lavorando al Commendone.
«Noi siamo un’Ati composta da due società, una è il Consorzio Stabile toscano che è capofila e di cui io sono il presidente; l’altra è la cooperativa Toniolo. L’Ati ha vinto l’appalto del Pis due anni e mezzo fa: siamo quasi alla fine dell'opera. Ci occupiamo delle opere di urbanizzazione primaria che sono quasi finite. I lavori dei fabbricati devono iniziare ma su questo non c’entriamo nulla e non so i tempi».
Poi avete subappaltato i lavori alla ditta macedone per cui Abdil lavorava, giusto?
«Sì, è una ditta macedone che ha sede a Gavorrano, il titolare è Ermini Rauf: un’ottima persona che sta in Italia da anni, ha lavorato tantissimo sul territorio. Anche noi come ditta Massai gli abbiamo passato tanti lavori. Sono bravi e integrati. Serissimi, a posto con tutto, regolari. Sì, Abdil Sinani era dipendente».
Tutto a posto sul fronte della sicurezza?
«Certo, lavori autorizzati dalla proprietà, dal Rup (responsabile unico del procedimento, ndr), dall’Asl, tutto a posto»
Da quanto tempo avete incaricato la ditta?
«Un annetto circa. Abbiamo chiesto il permesso di dare in subappalto a loro perché sono specialisti nel mettere cordonati (gli elementi in travertino che delimitano il marciapiede) e betonelle, i blocchetti di cemento con cui si fanno i piazzali, i parcheggi, i vialetti».
Una ditta specializzata, insomma, per questi lavori.
«Sì, li abbiamo scelti apposta. Anche per l’impresa Massai hanno lavorato tantissimo, così come per altre imprese locali: sono bravissimi e in regola con assunzioni, sennò non lavorerebbero. Tenga conto che c’è un addetto alla sicurezza che sta lì da mattina a sera e controlla tutto. Niente lasciato al caso. È nominato dalla proprietà che è Unicoop, e ha un collaboratore. Un cantiere controllatissimo. L’Asl ha fatto vari sopralluoghi, tutto a posto e mai successo nulla: oggi (ieri, ndr) lavoravano quattro operai in un piazzale grande. Non c’era nessuno, è stata una tragica fatalità».
Cosa sa della dinamica?
«Niente. Quando sono arrivato l’incidente era successo, mi hanno chiamato che ero fuori e sono arrivato di corsa, c’erano la polizia, l’Asl. Lui era già coperto, era morto...».
È la prima vota che c'è un incidente nel cantiere?
«Sì. Finora ha funzionato tutto alla perfezione, a volte ci sono stati anche 80 operai in un giorno e a lavoro tutti insieme. Oggi (ieri ndr) ce n’erano circa 20, quindi una giornata calmissima».
Conosceva Abdil?
«No, sono amico del titolare Rauf. So che Abdil viveva a Gavorrano e ha famiglia in Macedonia. Era qua per lavoro, assunto da poco».
Come si spiega il fatto?
«Non so dirle. Credo una distrazione, siamo in un campo aperto: se uno sale nel ponteggio, è senza casco e scivola è un conto, ma qui siamo in campo aperto: un parcheggio di 1 ettaro e 7. Un cantiere perfetto, ripeto».
Il cantiere è sequestrato?
«Mi risulta che sia sequestrato il mezzo, perché nel cantiere c’è da sequestrare poco: è un piazzale, con sabbia e cordonati sdraiati in terra, non c'è niente».
È scioccato?
«Sì, perché qua si vive il cantiere a stretto contatto con gli operai: se ne conosce vita morte e miracoli. Di lui personalmente non sapevo molto perché era assunto da poco. Finché ci si occupa di problemi di lavoro e ci si arrabbia è un conto, ci sono preoccupazioni; ma quando muore qualcuno ti passa la voglia di tutto».
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