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Concordia, la naufraga si fa sposare dal gigliese che la salvò

Francesca Ferri
Aldo Bartoletti con la fascia tricolore davanti ai neosposi Antonella Cipriani e Marco Ciutini (dall'album delle nozze)
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Aldo Bartoletti con la fascia tricolore davanti ai neosposi Antonella Cipriani e Marco Ciutini (dall'album delle nozze)

Antonella e Aldo si sono ritrovati per caso un anno dopo il naufragio davanti a un piatto di panzanella. E ne è nata un'amicizia

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ISOLA DEL GIGLIO. La notte del naufragio, fradicia di acqua di mare, senza scarpe, in bilico sul ponte della Concordia ormai vuoto e con un mare nero pece davanti, quando vide tornare indietro la scialuppa che l’avrebbe portata in salvo non fece troppo caso a chi era al timone. Solo l’anno dopo, tornata al Giglio per l’anniversario del naufragio, davanti a un piatto di panzanella offerto a quella simpatica famiglia di gigliesi che le avevano affittato la casa, parlando di quella notte, della paura, degli isolani andati in soccorso ai naufraghi, lo ha finalmente riconosciuto. Era stato lui, Aldo Bartoletti, dipendente comunale di Isola del Giglio, a salvarle la vita. Da quel momento la riconoscenza ha trovato un volto da guardare fisso e cui dire “grazie” e due braccia robuste tra le quali abbandonarsi in un abbraccio. E si è trasformata in amicizia.

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E così, a tre anni dalla tragedia, Antonella Cipriani, 50 anni, infermiera di Calenzano, in provincia di Firenze, nel giorno delle sue nozze ha voluto che fosse lui, Aldo, a pronunciare il fatidico “vi dichiaro marito e moglie”. “Al di là del gesto che Aldo ha fatto, si è creato un forte legame - spiega Antonella - e mi ha fatto piacere che ci fosse lui in questa circostanza. Grazie alla sua presenza, l’ho sentita più come una cosa nostra”.

L’amicizia di Antonella e Aldo è uno dei tanti capitoli luminosi della tragica storia del naufragio della Costa Concordia, una storia che racconta di una scellerata manovra, di trentadue vittime, di un disastro ambientale, ma anche di solidarietà e amicizia, nata tra i gigliesi e i naufraghi. Quella sera, il 13 gennaio 2012, mentre il fondale basso di Punta della Gabbianara offriva un appiglio alla nave semiaffondata, gli isolani aprirono le loro case per dare rifugio ai naufraghi nella gelida notte d’inverno.

Aldo, responsabile del settore amministrativo, demografico e affari generali del Comune di Isola del Giglio, indossato il giaccone più caldo che aveva, come molti colleghi e isolani fece ancora di più: si precipitò al porto e cominciò a fare la spola tra il molo e il relitto su una scialuppa di salvataggio, per soccorrere i naufraghi. Tra le quattromila persone c’erano anche Antonella e la cognata Nicla Sciutini, parrucchiera chiamata per un reality che si svolgeva a bordo.

La nave era già stata quasi tutta evacuata. “L’acqua era entrata sul ponte - ricorda Antonella - e io e mia cognata, che eravamo sul lato rimasto emerso, raggiungemmo il lato piegato verso il mare con una rocambolesca discesa. Il ponte era vuoto: vedemmo questa scialuppa col suo carico di naufraghi già pronta a salpare. Ma quando si accorsero che c’eravamo anche noi, tornarono indietro e ci recuperarono”.

“Non ricordo di preciso quel momento - spiega Aldo - ma un ricordo preciso ce l’ho: una di quelle due donne aveva un piumino bianco. Le caricammo e tornammo a riva”.

Una volta sbarcate, Antonella e Nicla si allontanano verso il paese. “Eravamo scalze e con i piedi bagnati - racconta Antonella  - chiedemmo a un signore se ci poteva dare dei calzini asciutti. Lui ci guardò e disse: “Ma venite a casa mia”. Si chiama Luigi Stanca, un leccese che lavorava lì. Passammo alcune ore a casa sua e poi ci imbarcarono per tornare sulla terraferma”.

Antonella torna nella sua casa di Calenzano, che condivide con il compagno di una vita, Marco Ciutini. Ma quella notte non riesce a cancellarsi dai suoi occhi.

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L’anno dopo decide dunque di tornare sull’isola per la cerimonia di commemorazione delle vittime. “Affittammo una casa - racconta - da una famiglia molto simpatica. Un giorno a pranzo mia cognata prepara la panzanella e così invitiamo questo signore, dalla cui suocera avevamo preso l’appartamento, a sedersi a tavola con noi. E iniziamo a parlare di quella notte”.

Quel signore era Aldo, il gigliese che era al timone della scialuppa che aveva salvato Antonella e Nicla. “Quando hanno cominciato a ricordare quella sera - dice Aldo - mi è venuto in mente quel piumino bianco. Poi mi è parso di riconoscere la voce. E’ stato un caso essersi ritrovati ma da lì siamo diventati amici”.

Antonella e il compagno tornano diverse volte al Giglio, anche per le vacanze, e Aldo e la moglie Elia  -  parente del sindaco del Giglio Segio Ortelli - vanno a trovare Antonella e Marco a Firenze. La nuova amicizia non è però l’unico “effetto collaterale” provocato dal naufragio.

“Questa esperienza è una cosa che mi ha segnata, non lo posso negare”, racconta Antonella. La donna si rifugia nella scrittura e ne esce “Più lontano dal mare” (edizioni Vertigo), il racconto di quella notte, uscito a novembre 2014. Ma qualcosa di più profondo si smuove dentro di lei.

“Io sono sempre stata contraria al matrimonio - dice - Io e il mio compagno stavamo insieme da sedici anni. Ma dopo una cosa del genere cominci a pensare a tante cose, che la vita non è infinita. E così ho deciso di sposarmi, e di farlo il giorno del mio cinquantesimo compleanno, il 22 febbraio 2015”.

L’amore, il dolore, la speranza, la vita: tutte concentrate in un giorno. Che per essere speciale, però, aveva bisogno di un’ultima cosa ancora. “Volevo che fosse Aldo a sposarci - dice Antonella - e all’inizio avevamo deciso di organizzare la cerimonia in una villa, perché sapevo che in questo modo si poteva chiamare chi volevamo a celebrare il rito. Poi, parlandone con Aldo, lui mi disse che anche a farlo nel municipio del mio paese poteva venire lo stesso lui. E così è stato”.

Aldo indossa il suo completo più elegante, infila la fascia tricolore e corona il sogno dell’amica Antonella. “Non era la prima volta che sposavo due persone - dice Aldo - ma questa volta è stato veramente emozionante. Non pensavo che da una tragedia potesse nascere un’amicizia così e che arrivasse anche questo lieto fine”.

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di Redazione web