Sicurezza
Aggressione infinita per il gregge Il pastore: «Ho perso dieci chili»
Giacomo Franceschelli ha un allevamento a Roccalbegna. I predatori gli hanno ucciso tre capi «Tutti i giorni ne scompare qualcuno e io non so più cosa fare: qui si rischia di cambiare lavoro»
ROCCALBEGNA. Ennesima aggressione al gregge di Giacomo Franceschelli di Monte Labro che tiene parte delle sue pecore alle Capanne, una zona di riserva sotto Monte Labro, nel comune di Roccalbegna. Tre pecore scomparse, la carcassa di una ritrovata, le altre due ancora introvabili.
«Chissà dove saranno andate a morire queste ultime aggredite martedì nel pomeriggio, in pieno giorno», commenta Franceschelli. Il quale, a quanto racconta e denuncia ufficialmente, un giorno sì e uno no, perde capi del suo gregge.
«Quando mi potevo permettere gli operai – afferma – ne tenevo uno fisso a guardare le pecore e i danni erano meno consistenti. Oggi questa sorveglianza non me la posso più permettere. L’azienda va a rotoli, le banche mi stanno col fiato sul collo e le tasse non le posso pagare. L’ho detto da tempo che non ce la faccio. L’ho detto e l’ho fatto. Non ho pagato e non pagherò tasse. O mangiamo noi in famiglia o paghiamo le tasse. Preferisco portare avanti le necessità familiari, mia moglie e mia figlia».
Francescgelli è allo stremo. «Io così non ce la faccio più. Le cose sono due: o mi difendo da solo contro ibridi e cinghiali che stanno assediando e consumando le mie proprietà, mettendo in pericolo la mia stessa vita o tutte le associazioni si mettono insieme per salvaguardarci. Glielo chiedo ufficialmente, di fare tutti insieme, uniti, un’azione per liberarci da questa angoscia. Qui non si tratta di lupo appenninico, che io sono il primo a voler proteggere. Qui si tratta di altri animali che col lupo non hanno nulla a che vedere. Io li ho visti e non sono certo lupi appenninici. Non hanno il collare, ma non sono lupi».
Franceschelli ha perso dieci chili in pochi mesi. «Non dormo, non mangio, mi consumo dalla rabbia senza capire perché le aziende un tempo fiorenti come la mia e tantissime altre, debbano essere ridotte alla fame. Se non ci si mette in testa di fare qualcosa, tutti insieme, è un pasticcio, si va a fare un altro lavoro».
La misura di Franceschelli, un giovane allevatore fra i più noti impresari agricoli amiatini, che ha un’azienda storica che si estende da Monte Labro a Roccalbegna, è colma: «Con queste aggressioni continue, poi, a queste pecore gli vengono tutte le malattie. Ci vogliono vitamine, medicine, veterinari. Ho fatto i sacrifici per tutto questo. Ho il mutuo da pagare e alle banche non gli interessa niente se le pecore comprate coi soldi che mi hanno prestato, me le mangiano. Ho i cani da guardinia, ma sono ancora cuccioli e il lavoro non lo fanno benissimo».
E infine un appello: «I miei colleghi allevatori che pensano? Vorrei saperlo. Non si può pensare di rimanere qui ad aspettare qualche spicciolo di rimborsi. Il problema va estirpato alle radici. Come? Me lo dicano».
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