Sicurezza
Morto nella fornace: la sentenza a giugno
GROSSETO. C'era una terza persona che, colpevolmente o dolosamente, da sopra la struttura del forno, accortasi che il sistema della fornace si era bloccato, lo ha resettato, riavviando così il ciclo,...
GROSSETO. C'era una terza persona che, colpevolmente o dolosamente, da sopra la struttura del forno, accortasi che il sistema della fornace si era bloccato, lo ha resettato, riavviando così il ciclo, mentre Massimo Guidarini si trovava ancora nella precamera. Un reset che ha innescato l'ingresso in precamera di un carrello di mattoni da cuocere, che ha travolto Guidarini, e la chiusura della porta della precamera, che ha intrappolato il fuochista decretandone la condanna a morte. È questa, secondo la perizia dell'ingegner Giovanni Romanini di Arezzo, l'ipotesi più probabile di come sono andati i fatti la sera dell'8 aprile 2007 nello stabilimento Sanlorenzo a San Martino.
Un'ipotesi che ribalta le conclusioni del giudice di primo grado e rimette in discussione tutto.
Romanini, 45 anni, in autunno era stato incaricato dalla Corte di Appello di Firenze di svolgere i nuovi accertamenti sulla dinamica dell'incidente costato la vita all'operaio della fornace Massimo Guidarini.
Per la sua morte sono stati condannati in primo grado Luigino Nalesso (sei mesi), responsabile esterno del servizio di prevenzione e protezione, e Flora Nencini, di Cecina, legale rappresentante della Sanlorenzo (un anno). Per gli avvocati difensori di Nalesso, Alessandro Risaliti e Luciano Giorgi, il reato a lui contestato non sussiste, perché le modalità dell'incidente sarebbero del tutto diverse rispetto a quelle emerse nella sentenza.
Ieri mattina il perito è stato ascoltato dai giudici e ha confermato parola per parola quello che aveva scritto nella sua perizia.
I giudici si sono presi un po’ di tempo per leggere quella relazione tecnica e hanno fissato la sentenza il 29 giugno
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