La manifestazione
Chirurgo sospeso per sette giorni
Procedimento disciplinare, il giudice dà ragione all’azienda
GROSSETO. Il Tribunale di Grosseto aveva già pronunciato sentenza di non doversi procedere per prescrizione del reato. Ma l’Asl è andata avanti con il provvedimento disciplinare nei confronti del chirurgo Armando Natale. Che ha fatto ricorso e questa volta ha perso.
È stato il giudice Antonella Casoli a firmare la sentenza con la quale la sezione lavoro del tribunale di Grosseto ha stabilito che la sospensione dal lavoro per sette giorni, è una sanzione equa per il medico, che era stato portato in tribunale per non aver annotato nella cartella clinica di un paziente al quale era stata prelevata un vena safena dalla gamba destra per il confezionamento di un by pass che poi non è stato eseguito e per aver falsamente attestato negli atti operatori del secondo intervento eseguito sul paziente il giorno successivo il prelievo della vena safena della gamba destra per il confezionamento di un by pass che invece era stato confezionato con la safena sinistra.
L’Asl sapeva che c’era un procedimento penale a carico del medico. «Ma l’azienda ha contestato l’addebito ben tre anni dopo - spiega l’avvocato Marco Calò - ben oltre il termine di venti giorni quindi». Che si sia trattato di un difetto di notifica o di un altro tipo di percorso fatto dall’Asl, non ha cambiato la sostanza della sentenza emessa. «Sto pensando se impugnare o meno questa sentenza - dice il dottor Armando Natale - su questo altro per ora non aggiungo».
L’Asl, dal canto proprio, si è costituita nel procedimento spiegando che la sanzione della sospensione per sette giorni è stata applicata in ragione della recidiva ma anche nei giusti termini, ovvero due mesi dopo aver ricevuto la sentenza di non luogo a procedere per prescrizione del reato perché ha potuto accertare la falsità degli atti operatori che il medico avrebbe dovuto redigere scrivendo esattamente quello che era successo nella sala chirurgica.
Secondo l’azienda - e anche secondo il giudice del lavoro - quell’annotazione non è stata sbagliata per una dimenticanza da parte del medico, ma per una negligenza. «La sensazione invece che ho io - aggiunge l’avvocato Calò - è che il dottor Natale sia in qualche modo stato punito dal tribunale. Anche perché è stata contestata la recidiva di un fatto avvenuto nel 2011 quando invece qui si stava parlando di una cosa avvenuta ben sei anni prima».
L’azienda aveva deciso di sospendere il medico per sette giorni, togliendogli così dalla busta l’equivalente di quelle ore nelle quali non sarebbe stato al lavoro. Il medico invece, oltre all’annullamento della sanzione aveva anche chiesto anche un risarcimento danni di 20.000 euro. Richiesta che non è stata ritenuta fondata dal giudice del lavoro.
Francesca Gori
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