Sicurezza
Auto spaccate in piazza Barsanti, Spaccalunotti non rivendica il gesto
Gino Fatarelli assicura di non essere l'autore del doppio atto vandalico e ventila: "C'è in giro un altro che si diverte a fare come me"
GROSSETO. Tutti i sospetti dei malcapitati, in questi giorni, convergevano su di lui, Gino Fatarelli alias Spaccalunotti, colui che negli anni ha seminato una colossale strage di vetri prendendo di mira centinaia di macchine a Grosseto. La peculiarità di questo speciale vandalo seriale è data dal fatto che lui stesso ha tenuto via via a rivendicare le azioni compiute, confessando di essere l'autore dei gesti. Ma stavolta no. "Non sono stato io a spaccare i vetri delle auto in piazza Barsanti", racconta al Tirreno.
L'originale Spaccalunotti - da tempo assistito dall'avvocato Alessandro D'Amato - non rivendica insomma gli ultimi due casi successi a Grosseto e tiene a sgomberare il campo da equivoci chiamando la redazione dopo aver letto un articolo sulle auto sfasciate nel piazzale dei circhi.
"Io - chiarisce - con quelle auto non ho niente a che fare. Anche perché la sera, dalle 21 in poi, devo stare in casa". E' proprio a ora tarda e notturna infatti - in due domeniche di fila - che in piazza Barsanti si è consumato il duplice atto teppistico e qualcuno si è divertito a mandare in frantumi i parabrezza e lunotti posteriori di un paio d'auto parcheggiate.
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Il primo episodio è stato domenica 1° marzo, dopo cena (entro le 23,15 quando il proprietario è tornato a riprendere la macchina dopo una cena con amici). Il secondo episodio è stato domenica 8 marzo, sempre a ora tarda: anche qui ne ha fatte le spese un'altra macchina posteggiata, una Peugeot 308 che si è ritrovata i vetri spaccati.
Stando alla versione del "vero" Spaccalunotti, insomma, i due casi non c'entrerebbero niente con lui. E per dirla con le sue parole, "c'è un altro Spaccalunotti in azione. Poi che c'entra - puntualizza - io qualcosa ho anche fatto e i carabinieri lo sanno, ma stavolta no".
Stando alla sua versione, è probabile che siamo in presenza di un emulo. Figura peraltro non nuova a Grosseto ma che - proprio a seguito di un'insana voglia di imitazione e sfida che un atto criminoso può scatenare - si sarebbe già materializzata in precedenti episodi non riconducibili a Fatarelli.
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