Il Tirreno

Grosseto

IL RICORDO

L'eleganza di un amore mai finito

Elisabetta Giorgi

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Era il 2012 quando mi innamorai da lontano dell’elegante figura di Felice Andreis, barone fotografo e chimico, grande viaggiatore e sognatore. Figura d’altri tempi - colto, appassionato, umile e gentile - all’epoca aveva 105 anni e non l’avevo ancora mai incontrato di persona. Me ne dispiacevo. Lo conoscevo solo a distanza, dalle parole ammirate degli amici. Seppi però che di lì a poco avrebbe presentato in pubblico l’ultimo suo libro fotografico, con prefazione di Pietro Citati, e partii alla carica.
Un giorno d’ottobre gli telefonai a casa, nella sua splendida tenuta immersa nel verde vicino a Giuncarico, a Poggio Cavallino, dove con la moglie passava intere giornate a conversare, leggere libri, disquisire di letteratura o storia. Dal suo salotto mi rispose con garbo, ma mi liquidò lasciandomi di stucco. Era troppo indaffarato. «Guardi signorina - tagliò corto - Non mi scambi per maleducato, ma sto mandando alcune mail urgenti per fare gli inviti e non ho tempo. Venga da me al museo tra qualche giorno: la conoscerò volentieri quando presenterò il volume». Feci così, attesi come disse lui e quando fu il momento andai là col libro sotto braccio. Mi riconobbe alla voce. Tutto elegante e con il bastone in mano, camminava eretto. Giacca e foulard, aveva l’espressione profonda e serena, sobria e nobile (lui che era barone) nel senso più morale del termine. Mi colpì per la passione al di là del tempo e me ne affezionai subito. La moglie Pupa, all’epoca 99 anni, non lo lasciava un istante ed era sempre in prima fila ad ascoltarlo: tipa sanguigna e di gran carattere, era stata con lui per tutta la vita. Avevano condiviso i viaggi in Africa, le notti all’aperto sotto le stelle. «È lei la signorina che voleva conoscermi?», mi disse Felice squadrandomi con simpatia. Parlammo a lungo e mi fece con espressione buona: «Ah! Se avessi dieci anni di meno…!» Sorrisi, come sorrise chi era accanto a noi, compreso il fotografo Carlo Bonazza e qualcun altro che ben ricorda la scena e gli fece notare: «Maestro, ma con 10 anni di meno lei ne avrebbe sempre 95…!». Pazienza.
Andreis non se ne curò e tirò dritto presentando il libro con quest’incipit meraviglioso rivolto alla platea. «La vita è un’avventura da cui non si esce mai vivi, ma spero che le mie foto rimangano anche dopo di me». Oggi che son passati tre anni e lui non c’è più il mondo è più povero ma restano 15.000 scatti. Sua moglie Pupa è morta venti giorni fa: sono stati insieme fino alla morte. Come una storia d'altri tempi.

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