Sicurezza
«L’Amiata non è il Far west ma intanto ci attrezziamo»
Ad Arcidosso affollatissima assemblea dell’associazione che chiede più controlli Tra le proposte, quella di farsi interlocutori per chi ha paura di sporgere denuncia
ARCIDOSSO. L’Amiata non è un Far west, ma è innegabile che vi siano problemi di sicurezza. L’associazione pro legalità Amici dell’Amiata chiama all’appello le istituzioni. E le istituzioni rispondono.
All’incontro di venerdì 6 marzo ad Arcidosso il presidente dell’associazione, Massimiliano Callieri, e Alberto Lazzeretti hanno presentato le finalità di un sodalizio che in un battibaleno ha iscritto più di 250 persone che pretendono la sicurezza e che vedono nel controllo di vicinato, nei rapporti con le scuole, nel coordinamento con istituzioni e autorità di polizia, un modo per sostenere la legalità.
Lo ha ribadito Stefano Fabbrini, rappresentante del sindacato autonomo di polizia che lega la questione del disagio percepito dalle comunità ad operazioni come l’unificazione delle forze di polizia che permetterebbero di risparmiare e di avere a disposizione un maggior numero di risorse umane.
Ribadito da tutti che l’associazione vuole supportare il lavoro di ogni soggetto preposto alla sicurezza e illustrato da Lazzeretti cos’è il controllo di vicinato, la parola è passata ai sindaci e ai presenti.
Ha rotto il ghiaccio il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci che ha sollecitato l’associazione a «mettere i piedi nel piatto», usando quell’espressione italiana che, traducendo la corrispettiva francese, significa mettere i piedi per terra, arrivare al dunque.
«L’Amiata è governata, non è allo sbando – ha tenuto a sottolineare Franci – ma credo che l’associazione possa aiutare istituzioni e forze dell’ordine in un percorso concreto e in contesti ben stabiliti. Vi sono misure già avviate (bullismo, codice rosa e altro) e occorre vedere in concreto come incrociare le iniziative e mettere insieme tutti i soggetti».
Alberto Lazzeretti ha afferrato la palla al balzo: «Accolgo con entusiasmo la proposta di Franci. Andiamo il prima possibile a un incontro – ha detto– e delineiamo i dettagli».
Anche il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini, di recente diventato, come privato cittadino, membro degli Amici dell’Amiata come da lui stesso affermato, ha riconosciuto che il problema esiste, ma «ha ragione Franci – ha detto – non siamo nel Far west. Buona l’operazione di mettere insieme privati e istituzioni. Il problema è soprattutto culturale: coesione e solidarietà comunitaria. Ecco quel che occorre».
Marini ha spiegato anche di aver investito, come comune, alcune decine di migliaia di euro per la video sorveglianza e ha suggerito di individuare dei rappresentanti di ogni diversa etnia presenti sul territorio e farli sedere ai tavoli per costruire il percorso legalità anche insieme a loro.
All’incontro era presente anche il capogruppo di maggioranza del consiglio di Piancastagnaio, Samuele Bechini che ha spiegato come a Piancastagnaio sia stato lo stesso comune ad attivare il controllo di vicinato e come, dunque, l’associazione sia nata su iniziativa delle stesse istituzioni: «Auspico di poter collaborare con Castel del Piano e Arcidosso».
Alla fine, Paolo Magliacani, membro dell’associazione, ha preso la parola: «Ci sono personaggi che pensano di avere in mano il paese. Vi sono minoranze che non vogliono integrarsi. Quindi l’associazione potrebbe essere il luogo adatto dove trovare l’interlocutore per chi ha paura di sporgere ufficiale denuncia. E non sarebbe cosa da poco».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
