Sicurezza
Il grande abbraccio di Grosseto a Carlo Verdone
Teatro Moderno tutto esaurito, il regista bacia il palco, ringrazia e dedica questo tributo a Mario Monicelli
GROSSETO. La conferenza stampa del pomeriggio per togliersi il dente e chiarire che la questione con Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli è ormai storia chiusa, con tanto di messaggini a suggellare la pace. Poi, la sera, braccia spalancate per accogliere l’incredibile calore di Grosseto e dei grossetani – un migliaio – giunti a riempire il Teatro Moderno in ogni ordine di posti per rendere omaggio a lui, icona vivente della commedia cinematografica italiana.
Lui è Carlo Verdone, salito in Maremma con un entusiasmo non abituale per un uomo che poco ama la mondanità. Ma la Maremma, dove il regista e attore ha sempre ricordato di aver girato uno dei suoi film a lui più cari (“Al lupo, al lupo”), lo ha fortemente voluto, anche a dispetto di polemiche e querelle. Un reciproco affetto, insomma, che al Teatro Moderno si è concretizzato in una serata memorabile. Il foyer del teatro è stato preso d’assalto ben prima dell’orario stabilito (le otto) con gli spettatori affollati intorno al buffet “tricolore” allestito da chef Santoni, bagnato dai vini di Elisabetta Geppetti (Le Pupille) e servito dai ragazzi del Leopoldo II di Lorena. Poi, poco dopo le nove, l’avvio dello spettacolo. Spettacolo vero e proprio con l’attrice Paola Minaccioni a leggere brani dell’autobiografia di Verdone, in cui l’attore e regista i ricorda l’infanzia, il rapporto col padre e come è nata la sua ipocondria.
Quindi la voce di Pino Calabrese, che legge la profezia di Mario Monicelli (“Verdone diventerà grande”) sul cinema di Carlo. Interventi musicali della grossetana Abbey Road Dixie Band, e il momento più atteso. Carlo Verdone sale sul palco e fa quello che non ti aspetti: si inginocchia per baciare a terra e ringrazia per il tributo. Sinceramente emozionato ringrazia Grosseto e ribadisce il suo legame sentimentale con questa terra nato durante le riprese di “Al lupo, al lupo”. «Dedico il premio ai padri della commedia, tra i quali Monicelli».
Infine il talk show condotto da Mario Sesti e Jacopo Mosca. E l’avvio è esplosivo: Verdone ricorda il suo primo spettacolo a metà anni Settanta “Tali e quali”, teatro una cantina affittata con i soldi chiesti in prestito ai parenti: due settimane 350mila lire. Fa il primo personaggio dello spettacolo di allora, un prete di campagna, e in platea partono le prime risate a crepapelle, che non si fermeranno più. Nemmeno quando, premiato con una sontuosa bottiglia, confesserà a Elisabetta Geppetti di essere astemio: «Ma la stapperò volentieri per gli amici». Alla salute della commedia italiana.
L’INTERVISTA A PAGINA 17
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