Il Tirreno

Grosseto

Duomo gremito per l’addio ad Addimandi

Duomo gremito per l’addio ad Addimandi

Orbetello, circa 500 persone hanno partecipato ai funerali del presidente del tribunale di Grosseto

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ORBETELLO. «Ho amato la giustizia e odiato l’iniquità». Nel duomo di Orbetello don Pietro inizia citando papa Gregorio VII la sua omelia di saluto a Michele Addimandi, presidente del tribunale di Grosseto scomparso nella notte fra il 5 e il 6 marzo.

Giustizia, una parola ripetuta di continuo e, forse non poteva che essere così dato il tenore dello scomparso.

Circa 500 le persone che hanno partecipato con sincera commozione ai funerali del magistrato. Presenti dall’intera provincia di Grosseto le autorità, i rappresentanti delle istituzioni, i massimi esponenti delle forze dell’ordine a livello provinciale  – carabinieri, polizia, guardia di finanza, guardia costiera, polizia municipale – i magistrati e il mondo forense grossetano e orbetellano.

Per il Comune di Orbetello erano presenti il sindaco Monica Paffetti, l’assessore Walter Martellini, e gli avvocati capogruppo della maggioranza e opposizione, Luca Aldi e Andrea Casamenti. 

Sulla bara chiara adagiata in chiesa di fronte all’altare, il Vangelo aperto su Giovanni. Una cerimonia sobria e pacata com’era nello stile del magistrato, come richiesto dalla famiglia, stimato da tutti per la serietà e compostezza. La stessa compostezza della famiglia colpita da un grande dolore che però tiene stretto dentro il proprio cuore senza esternalizzazioni.

«Da questa bara – dice il parroco – ci viene un insegnamento, ogni autorità ha un grande compito, difendere e insegnare la giustizia per tutti». Una giustizia che Michele Addimandi ha servito e amministrato con equità, come richiedeva il suo ruolo in ogni occasione. «La giustizia – prosegue il prelato – un elemento importantissimo per ogni uomo».

E non poteva che essere la giustizia il perno di tutto il discorso di don Pietro, la stessa giustizia presente nel Vangelo di Giovanni aperto sulla bara di Addimandi, a giustizia di Mosè, quella per la quale Cristo è vissuto e morto.

«Se il credente non ha l’ansia della giustizia è un falso – ha tuonato il sacerdote – una giustizia che dà dignità all'uomo e che Michele ha esercitato. E noi lo ringraziamo perché in questo tempo di Quaresima ci permette di fare una riflessione, ossia ci ricorda l'unico motivo per cui Gesù è venuto sulla terra, lottare per la giustizia. Per quelli che non hanno saputo comprendere la giustizia bisogna avere compassione. Un uomo, Michele che ha cercato di difenderla in tutti i modi possibile e che adesso noi affidiamo al più giusto dei giusti, a Dio».

Ivana Agostini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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