Il Tirreno

Grosseto

Un grossetano dipinge il drappellone

di Sara Landi
Un grossetano dipinge il drappellone

Il bozzetto di Francesco Mori prevale su altri 82 presentati per il simbolo del prossimo Palio di Siena del 2 luglio

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GROSSETO. «Dipingere il drappellone del Palio è come toccare l’anima dei senesi». A dirlo è un artista che è nato a Siena da famiglia grossetana, ha vissuto a Grosseto e ora rafforza il suo legame con la città del Palio, dove ha fatto l’Università e dove adesso ha il suo studio, grazie a un incarico molto speciale: dipingere il drappellone del Palio del 2 luglio. Francesco Mori, pittore e incisore oltre che maestro nelle arti della calligrafia e della miniatura medievale, è stato scelto per realizzare il drappellone del Palio di Provenzano dedicato al miracolo delle sacre particole di Siena.

«Ricorrono quest’anno – spiega Mori – i cento anni dell’accertamento scientifico del miracolo avvenuto nella Basilica di San Francesco a Siena e proprio a questo tema è dedicato il drappellone del Palio di luglio. Sul bozzetto però non posso dire nulla perché vige il più stretto riserbo fino al giorno in cui il drappellone verrà presentato». Mori ha potuto partecipare al concorso perché nato a Siena: il concorso è infatti riservato a chi è nato o residente nel territorio provinciale. Sono in tutto 83 i bozzetti tra i quali la commissione ha dovuto scegliere. Bozzetti anonimi, piccole ma dettagliate anteprime in scala di cosa gli artisti avrebbero voluto realizzare. La commissione ha scelto l’opera «ritenuta capace di dimostrarsi più idonea ad assecondare le caratteristiche dello stendardo del Palio: qualità della pittura, rispetto e integrazione dell’iconografia e del tema, invenzione e armonia degli elementi compositivi». Queste le motivazioni ufficiali che hanno portato al conferimento dell’incarico a Francesco Mori. Ma la commissione precisa di aver scelto tra tanti proprio il bozzetto di Mori anche «per la semplicità di lettura, per l’auspicio di un atteggiamento positivo che i tempi impongono, per la creazione di una dolce e serena atmosfera, per l’interpretazione dei soggetti compositivi, per la qualità di esecuzione degli elementi disposti, per il cromatismo ascensionale che conduce dal terrestre al celeste, per la qualità della pittura che si preannuncia».

«E’ una grande emozione – dice il pittore che continua a dividersi tra il suo studio in via Fieravecchia a Siena e la Maremma – perché il drappellone è un oggetto di culto per i senesi, è ciò per cui si disputa il Palio». Un’emozione doppia per chi come lui il Palio l’ha sempre seguito e amato, in particolare per tutto ciò che riguarda i costumi e l’eco di quella storia medievale di cui Mori è un cultore. Non è la prima volta che il nome di Francesco Mori, che a Siena ha conseguito sia la laurea sia il dottorato di ricerca in storia dell'arte medievale, è associato a incarichi particolari. Nel 2006 Mori ha dipinto la riproduzione della celebre vetrata realizzata da Duccio di Buoninsegna per l’oculo dell'abside del Duomo di Siena (1288), copia che è andata a sostituire l’originale ora ospitato al Museo dell’Opera. Successivamente ha ricevuto da Vittorio Sgarbi l’incarico di realizzare le vetrate della Cattedrale di Noto collaborando alla complessa opera di ricostruzione di questo importante monumento del Barocco siciliano crollato nel 1996.

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