Sicurezza
Alluvioni, ecco lo studio sull’Albegna
Individua dove si sono accumulati i sedimenti. L’assessore Bramerini assicura: «Già pronti alcuni progetti»
GROSSETO. Presentato alla sala Pegaso del palazzo della Provincia di Grosseto lo studio sul trasporto solido (40.000 euro il suo costo) del fiume Albegna commissionato dalla Regione Toscana all’università di Firenze che si era reso necessario dopo gli eventi alluvionali del 2012.
«Uno studio – ha spiegato l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Rita Bramerini – che ha riguardato non solo l’Albegna e l’Ombrone ma anche tutti i corsi d’acqua della Toscana per capire qual è il fabbisogno di intervento, i punti di accumulo dei detriti, l’erosione e per programmare gli interventi di manutenzione straordinaria che hanno bisogno di finanziamenti ad hoc. Una volta fatto questo potremo mettere i Consorzi di bonifica in condizioni di fare la manutenzione straordinaria».
Lo scavo del fiume Albegna a monte del ponte della Marsilina è un nodo cruciale della messa in sicurezza del territorio. «Nella parte alta dell’Albegna – ha detto Bramerini – sono stati individuati accumuli di detriti significativi da rimuovere. Una operazione delicata per la quale è stata necessaria una copertura scientifica».
Questo perché per alcuni comitati ambientalisti, asportare i detriti impedisce al fiume di rinforzarsi alla foce e provoca l’erosione costiera. «Il rischio c’è – ammette Bramerini – per questo ci muoviamo all’interno di un quadro scientifico».
Per quanto riguarda gli interventi che verranno fatti a monte ne sono stati progettati alcuni che poi potranno subire anche degli aggiustamenti in corso d’opera o modifiche perché dovranno essere osservati in relazione all’andamento ordinario del fiume.
Lo studio ha analizzato l’Albegna a partire dal 1830 fino ai giorni nostri e si è reso necessario per fare interventi specifici e non generali che alla fine potrebbero arrecare danni piuttosto che benefici come successo per il lavori fatti sul torrente Elsa.
«Si tratta di interventi – ha spiegato Bramerini – che abbiamo progettato ma, essendo molto il materiale depositato, dovranno susseguirsi nei prossimi anni». Lavori che dunque verranno fatti per gradi, valutandone gli effetti e di cui si dovrà cercare le risorse.
Oltre poi al quadro scientifico, la Regione si muove all’interno di un preciso quadro legislativo. «L’ordinanza della Protezione civile per l’Albegna – ha detto l’assessore – ci permette di rivendere il materiale tolto dal fiume o di scambiarlo con altro materiale, ad esempio scogli e massi per creare barriere che sono previste negli interventi».
«Non saranno argini – ha spiegato il professore Enio Paris dell’università di Firenze, che ha condotto lo studio – ma strutture di contenimento, gabbioni che saranno tracimabili ma non collassabili».
«Un’attività di compensazione – ha detto Bramerini – che poi continuerà a essere prevista nella legge sulle cave attualmente in commissione e che la Regione conta di approvare entro la fine della legislatura, entro fine marzo».
Presenti in sala Pegaso oltre alla Bramerini, Giovanni Massini della difesa del suolo della Regione, al Genio civile, al sindaco di Orbetello, Monica Paffetti (gli altri sindaci dei territori interessanti come Manciano, Magliano e Scansano assenti giustificati), Angelo Gentili di Legambiente, Renzo Ricciardi della Provincia, Enrico Rabazzi anche i comitati delle zone alluvionate che hanno chiesto chiarimenti ai tecnici.
«Aspettiamo fiduciosi i lavori – hanno detto i rappresentanti del presidio di Marsiliana –. Hanno dichiarato che le risorse promesse ci sono quindi adesso che arriverà la bella stagione non resta che lavorare che realizzare ciò che hanno promesso prima del prossimo autunno».
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