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INCENERITORE

Scarlino Energia, concordato in bianco per superare la crisi

Alfredo Faetti
L'inceneritore di Scarlino
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L'inceneritore di Scarlino

La società ha presentato la richiesta di ammissione al tribunale Tutelati i creditori e i dipendenti prima di tornare a trattare i rifiuti

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SCARLINO. In un momento di estrema incertezza, l’azienda pianifica il futuro. L’obiettivo è noto e già annunciato da subito dai vertici: riprendere con l’incenerimento. Ma per arrivare a questo traguardo, occorrerà attraversare mesi piuttosto difficili, dato che per quanto l’attività sia ferma (e con lei i bilanci) a causa della sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le autorizzazioni all’impianto, c’è pur sempre da pagare fornitori e creditori. Da qui, la decisione di Scarlino Energia di presentare domanda di concordato in bianco al tribunale di Grosseto. Uno strumento giuridico che permette un programma di pagamenti maggiormente spalmato nel tempo, con la possibilità di presentare documenti anche in un secondo momento. Ma è un mezzo utile anche per garantire la tutela dei dipendenti, già in cassa integrazione, e del patrimonio societario.

Questa decisione è una novità da parte dell’azienda, mai presa in considerazione nelle puntate precedenti di questo romanzo amministrativo: segno che i tempi sono cambiati e se prima c’erano maggiori risorse per affrontare un periodo d’inattività, oggi la situazione è ben più complessa. Scarlino Energia ha presentato la sua richiesta al tribunale di Grosseto agli inizi di febbraio: la legge stabilisce che ora ci sono 120 giorni di tempo per presentare un piano a creditori e fornitori. È proprio questa la funzione dello strumento giuridico: viene presentata una proposta e un programma di pagamento riservandosi di depositare documenti e attestazioni entro il termine che sarà stabilito dal tribunale. E il debitore entro questa data può valutare e negoziare il piano. Un sistema di tutela che servirà alla società per coprire il periodo di inattività, con la speranza di riuscire ad ottenere al più presto nuove autorizzazioni dalla Regione Toscana (divenuta competente in materia d’impianti per lo smaltimento dei rifiuti).

E Firenze, proprio per valutare la possibilità di far ripartire l’impianto, si è già mossa: ha dato mandato ai tecnici dell’Asl e dell’Arpat di svolgere nuovi studi sulla popolazione di Follonica e Scarlino, prendendo come linea guida le indicazioni date dal tribunale romano nella sua sentenza. Facendo così due calcoli (ad oggi soltanto approssimativi), per concludere questi studi ci vorrà ancora qualche mese, almeno fino all’estate; dopodiché il dossier passerà agli uffici regionali, che valuteranno se ci sono le condizioni per il rilascio di una nuova Via e dell’Aia. E se tutto andrà come spera Scarlino Energia, i forni potrebbero esser pronti a bruciare nuovamente dall’inizio dell’autunno.

Adesso comunque, in attesa dei risultati di Asl e Arpat, si attende la risposta del giudice alla richiesta di concordato. Un passaggio delicato e importante sotto tutti i punti di vista: per i dipendenti, per fornitori e creditori, per la società e per la sua partecipazione al piano unitario di bonifica dell’area del Casone. Anche qui infatti, le difficoltà economiche di Scarlino Energia potrebbero rallentare ulteriormente i lavori tanto attesi e sollecitati anche dal Consiglio di Stato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web