Il Tirreno

Grosseto

Libri

Quando Nietzsche fu ispirato dalle vacche maremmane

Alfredo Faetti
Vacche maremmane al pascolo
◗
Vacche maremmane al pascolo

Il filosofo tedesco fece un breve viaggio con la sorella nel territorio grossetano E rimase folgorato dagli animali traendone spunti per “Così parlò Zarathustra”

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Elisabeth è su un treno diretto a Milano: sono i primi giorni caldi di giugno e il suo sguardo svogliato vola fuori dal finestrino, fino a posarsi su una vacca.

«Ricordo ancora bene il bufalo – racconterà qualche anno dopo – che io, creatura impoetica qual ero, supposi dovesse essere ammirato come vista meravigliosa».

Nella sua Germania le mucche non hanno delle corna tanto grandi e quella fierezza nel portamento, così rimane colpita da un animale così possente. Al contrario, suo fratello Friedrich non vede niente di bello in quella vacca. Anzi, la prese come spunto per metterla a contrasto con una cosa meravigliosa come il mare nella sua opera forse più famosa: “Così parlò Zarathustra”.

Friedrich è Friedrich Wilhelm Nietzsche, Elisabeth è sua sorella e quel bufalo è una vacca maremmana, esattamente come quel mare a cui il grande filosofo la paragona nel capitolo “Dei poeti”.

Sono passati più di centotrent’anni da quel breve viaggio che il genio tedesco intraprese per caso per il grossetano e solo oggi è possibile contastatare come la Maremma abbia influito in alcuni passaggi dello Zarathustra. Nietzsche ne fu proprio ispirato.

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:1.10973421:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10973421:1652108866/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Una testimonianza preziosa che salta fuori grazie alla pubblicazione di alcuni passaggi del libro-biografia della sorella Elisabeth Forster, raccolti e inseriti dalla Gingko Editori come approfondimenti all’ennesima ripubblicazione della massima opera nietzschiana, uscita l’anno scorso. In tutto sono quattro capitoli, in cui la donna racconta il viaggio fatto con il fratello in Italia, durante il quale il filosofo componeva versi e scriveva appunti.

E leggendo queste pagine autobiografiche, arriviamo ad un passaggio che inizia così: «questo allegro viaggio attraverso la Maremma fornì l’ispirazione per diversi passaggi in Zarathustra».

Era l’inizio estate del 1883. I due erano a Roma, una delle tante tappe italiane fatte del filosofo durante il viaggio alla scoperta dello stivale. Ma il caldo di quei giorni lo convinse a tornare a nord, tra il refrigerio dei monti. Il compositore Peter Gast invita Nietzsche e la sorella in un castello di frati benedettini, ma alla fine il filosofo decise per la solitudine della Engadina, in Svizzera.

Così in quattro e quattr’otto vengono fatte le valigie e i due saltano sul primo treno verso le Alpi.

«Durante il viaggio di ritorno da Roma era in uno stato di umore insolitamente allegro – scrive Elisabeth a proposito del fratello – Per tutto il viaggio compose versi divertenti».

[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:1.10973420:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10973420:1652108866/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Felice di essere sfuggito all’afa romana, il genio tedesco se ne stava sulla poltrona del treno godendosi il suo ritrovato stato di grazia.

Ed è proprio in quel momento che la sorella vede fuori dal finestrino la vacca. Affatto entusiasta di quella vista, Nietzsche ne prese spunto, come spiega Elisabeth, per il capitolo “Dei poeti”.

Prendiamo dunque lo Zarathustra e nella seconda parte troviamo: «Non è forse il mare il pavone più vano? Perfino dinanzi al più brutto dei bufali esso dimena la sua coda, e mai non si sazia dello scintillio del suo ventaglio d'argento e di seta. Lo guarda il bufalo in atto di sfida, simile alla sabbia dell'anima, più simile ancora del folto bosco, e soprattutto alla palude». Dipinto perfetto di uno scorcio maremmano.

Negli scritti della donna non ci sono riferimenti precisi a luoghi o paesi, dato che il treno era solo di passaggio.

Ma ci sono degli aneddoti, come la fermata a una piccola stazione in cui i due notarono un monaco con un braccio appoggiato al muro, preso dalle sue letture.

«Noi dal treno eravamo a guardarlo come un personaggio di gioco – scrive Elisabeth – mentre lui, con la sua aria studiata d’esaltazione, ignorava la nostra esistenza. All’improvviso, un toro sopraggiunse correndo».

Il monaco fece cadere i suoi fogli e se la diede a gambe. «Noi eravano molto soddisfatti» continua perfida la sorella, spiegando che quest’episodio fu da spunto per un altro capitolo: “Dei sublimi”.

«Oggi ho visto un uomo sublime – si legge nello Zarathustra – Un penitente dello spirito: oh, come ha riso l’anima mia per la sua bruttezza».

Il treno poi ripartì e Nietzsche ed Elisabeth arrivarono a Milano, dove si separarono. In compenso, rimasero molti ricordi di quel piccolo scorcio di Maremma: il mare, la bellezza, le vacche. Un connubio messo insieme e fatto filosofia sull’uomo e la sua natura.

«In verità – conclude il capitolo “Dei poeti” – il loro stesso spirito è il più vano dei pavoni e un mare di futilità! Spettatori vuol lo spirito del poeta: siano pure dei bufali».

Così parlò Zarathustra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa