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il processo

Tragedia alla fornace: "Nell'impianto quella sera c’era anche un’altra persona"

Francesca Ferri
La fornace Sanlorenzo di San Martino e, nel riquadro, Massimo Guidarini
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La fornace Sanlorenzo di San Martino e, nel riquadro, Massimo Guidarini

La superperizia chiesta dalla Corte di appello sulla morte del fuochista Massimo Guidarini spalanca nuovi scenari: qualcuno avrebbe azionato il sistema dalla consolle sopra il forno mentre il fuochista era dentro

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GROSSETO. C’era una terza persona che, colpevolmente o dolosamente, da sopra la struttura del forno, accortasi che il sistema della fornace si era bloccato, lo ha resettato, riavviando così il ciclo, mentre Massimo Guidarini si trovava ancora nella precamera. Un reset che ha innescato l’ingresso in precamera di un carrello di mattoni da cuocere, che ha travolto Guidarini, e la chiusura della porta della precamera, che ha intrappolato il fuochista decretandone la condanna a morte. È questa, secondo la perizia dell’ingegner Giovanni Romanini di Arezzo, l’ipotesi più probabile di come sono andati i fatti la sera dell’8 aprile 2007 nello stabilimento Sanlorenzo a San Martino. Un’ipotesi che ribalta le conclusioni del giudice di primo grado e rimette in discussione tutto.

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Romanini, 45 anni, in autunno era stato incaricato dalla Corte di Appello di Firenze di svolgere i nuovi accertamenti sulla dinamica dell’incidente costato la vita all’operaio della fornace Massimo Guidarini. Per la sua morte sono stati condannati in primo grado Luigino Nalesso (sei mesi), responsabile esterno del servizio di prevenzione e protezione, e Flora Nencini, di Cecina, legale rappresentante della Sanlorenzo (un anno). Per gli avvocati difensori di Nalesso, Alessandro Risaliti e Luciano Giorgi, il reato a lui contestato non sussiste, perché le modalità dell’incidente sarebbero del tutto diverse rispetto a quelle emerse nella sentenza.

La notte tra l’8 e il 9 aprile 2007 Guidarini era di turno. Il suo compito era sorvegliare il ciclo continuo della cottura dei mattoni che avviene in un forno, dotato di precamera, in cui il materiale accede trasportato su carrelli. Il ciclo è automatico e comandato da una consolle che si trova sopra il forno. Guidarini era entrato in servizio alle 21; dopo 26 minuti si era verificata un’anomalia: la porta tra la precamera e il forno non si era chiusa bene, lui aveva fermato immediatamente il carrello bloccando il ciclo automatico ed era sceso a controllare.

Il perito ha ipotizzato due dinamiche dei fatti. Una ritenuta «altamente improbabile», secondo cui Guidarini sarebbe salito sul carrello in movimento, pur sapendo che era in atto il sistema automatico di cottura del materiale, e che dunque quel gesto gli sarebbe costato la vita. Un comportamento illogico.

La seconda ipotesi, ritenuta «la più probabile» dal perito – che è anche quella ricostruita dalla difesa – è che mentre Guidarini era nella precamera, sicuro del fatto che il ciclo era stato da lui stesso fermato e che, essendo solo nello stabilimento, solo lui poteva farlo ripartire una volta uscito dalla precamera, qualcuno lo abbia rimesso in moto. Secondo il perito alle 21.26 e 19 secondi, quando scattò l’allarme, Guidarini si trovava nella consolle di comando, sopra il forno, poiché il “reset” – possibile solo da essa – è stato cliccato nel giro di appena 6 secondi. A questo punto il fuochista avrebbe spostato il selettore da “remoto” a “locale”, provocando l’arresto immediato del carrello; in questo modo poteva riavviare il sistema in un secondo momento dal pannello manuale accanto alla precamera.

Guidarini, dice il perito, ha avuto così tutto il tempo di scendere all’ingresso del forno ed entrare in precamera. Una volta qui, secondo il perito, un’altra persona, probabilmente accortasi che il sistema era bloccato, dalla consolle di comando sopra il forno lo ha riavviato; la porta del forno si è chiusa e il carrello che attendeva di entrare nella precamera si è messo in moto.

Il sistema è stato infatti ritrovato in automatico e questo comando può essere dato solo dalla consolle sopra il forno, non da quella accanto alla precamera. Impossibile, insomma, che Guidarini fosse alla consolle sopra il forno e pochi attimi dopo dentro la precamera. Guidarini, prosegue il perito, deve essere rimasto sorpreso dal riavvio del sistema, deve aver cercato di uscire attraverso lo stretto corridoio di 44 centimetri, ma la gamba gli si è incastrata tra la parete e il carrello, trascinandolo dentro. La conclusione del perito è che la non completa valutazione dei rischi (per la quale in primo grado è stato condannato Nalesso), non sia in diretto rapporto causale con l’incidente.

«Siamo estremamente soddisfatti dei risultati della perizia – spiega l’avvocato Risaliti – poiché conferma l’ipotesi che da subito per noi era l’unica possibile: abbiamo sempre sostenuto che c’era la possibilità che un’altra persona fosse presente». Ma chi poteva esserci ancora nello stabilimento a quell’ora? La perizia sembra spalancare nuovi scenari. Prossima udienza il 9 marzo 2015.

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