Gioco
Il commento: Siena o Livorno, che c’è di contorno?
Da quando la ruota dell’Unità Europea gira, anche se non proprio perfettamente, tutti ti spingono ad unirti con qualcuno. Unioni naturali, unioni innaturali; unioni di diritto, unioni di fatto; unioni lunghe, unioni improvvise; unioni geneticamente modificate (Ugm).
Sembrerebbe una spinta generale all’accoppiamento virtuoso: dopo averlo fatto, saremo tutti migliori. Costa meno, si risparmia. Vero questo fino a un certo punto, visto che vari anni fa si propose in Italia di potenziare le Regioni, e così fu fatto. E ora ci troviamo tanti piccoli presidenti del consiglio che sono i governatori regionali. Tante piccole leggi elettorali. Riforma che Renzi, a quanto pare, vorrebbe correggere, limando le Regioni e ricentralizzando il tutto. Intanto, Renzi e Delrio hanno limato le province. Poi accorperanno perfino le regioni (dicono).
Ai bigi tempi del governo Monti, il lettore ricorderà, dovevano accorpare perfino le province; e Grosseto, pare, doveva assemblarsi con Siena. Lo dovevamo fare perché ce l’aveva scritto la Merkel in una lettera. Tutto questo preambolo perché, apprendiamo dai giornali, dopo lunghi mesi di discussione, sotto l’egida di Lamioni anche la Camera di commercio di Grosseto è stata unificata e accorpata. Quali i criteri dell’accorpamento? Omogeneità sociale ed economica dei territori accorpati o forse _ metodo più immediato _ semplice tiro delle freccette?
Consapevolezza diffusa dei criteri usati per l’unificazione non c’è. Si sapeva però che Grosseto era in ballo per accorparsi con Siena o con Livorno. E alla fine è venuta fuori l’unificazione camerale e commerciale con Livorno. A naso, sembrerebbe la soluzione più giusta. Siena è troppo nobile; noi, la Maremma, un tempo s’era boni al massimo per fargli pascolare il bestiame, a Siena. Siena è un’alta città, città d’arte, di sangue blu, di gran turismo, città del buon governo, città affrescata, dalla gran piazza vulvare. Grosseto, la Maremma, c’entrerebbero di straforo.
Livorno, invece, è l’Australia della Toscana, la riva fatale, la colonia, il bagno penale. A Livorno c’era l’antico moro che arrivava piratando dal mare, e in Maremma il nuovo moro che vendeva oggettini sulla spiaggia. E poi anche Grosseto poteva vantare la sua via de’ Barberi (o de’ Berberi, diceva qualcuno). Il bucaniere turcomanno giungeva anche su queste coste, alla Trappola, persino più su.
Livorno, dunque, ci unificava più a pennello. È città anch’essa popolana e carognona, città da giornate agre. Tra il bollire il pentolone col cacciucco, o coll’acqua cotta, o la ribollita, ci s’intende. Ma che non lo sappia Renzi, Madonnina. E neanche il sindaco di Livorno; lì hanno smesso di guardare le stelle che son milioni di milioni. Gliene sono rimaste 5.
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