Il dolore
«Pronti a chiudere la strada se l’ufficio postale chiude»
CINIGIANO. Pronti a chiudere le strade d’accesso a Monticello Amioata se il 13 aprile l’ufficio postale sarà chiuso. La frazione di Cinigiano si attrezza per scongiurare la chiusura voluta da Poste...
CINIGIANO. Pronti a chiudere le strade d’accesso a Monticello Amioata se il 13 aprile l’ufficio postale sarà chiuso. La frazione di Cinigiano si attrezza per scongiurare la chiusura voluta da Poste italiane del suo ufficio locale.
Due giorni fa il consiglio comunale è migrato proprio a Monticello Amiata per prendere di petto il problema. Il sindaco Romina Sani aveva chiamato a partecipare anche Oreste Giurlani, presidente di Uncem Toscana, che ha accettato l’invito. «Come la penso? – ha detto durante la prima parte dell’adunanza – Che se non tiriamo fuori dal cilindro qualche iniziativa siamo fregati. Una società, Poste tutta pubblica, che si comporta da privata. E se lo può permettere perché ha il monopolio del servizio. Una società a cui forse piace di più fare la banca che la posta e della quale Agcom, che dovrebbe sorvegliare l’operato, approva le chiusure. Si può contrattare poco anche perché Poste ha decretato di chiudere e non spiega il perché. E non è questione di soldi perché Poste ha fatto utili per oltre un miliardo di euro e prende i soldi dallo Stato. Chiedo la compattezza di tutti e la mobilitazione dei cittadini».
L’appello è stato accolto, tanto che nella seconda parte del consiglio è stata approvata all’unanimità una mozione presentata dalla maggioranza e integrata dalla minoranza guidata da Giovanni Barbagli dove si chiede il servizio postale, si dice no alle decisioni unilaterali e si dichiara il supporto a Regione, Anci e Uncem nella loro battaglia.
Sia il sindaco che Barbagli hanno ripercorso tutti i passi che sono stati fatti fin qui per evitare la chiusura. Adesso il sindaco andrà a sottoscrivere il ricorso al Tar, ultima spiaggia di un iter per adesso vinto da Poste che ha tirato dritto senza ascoltare nessuno.
Nella mozione si ritiene opportuno anche rivedere i servizi possibili da erogare nell’ufficio postale di Monticello, ma i presenti hanno sottolineato che anche il servizio erogato è scadente: le macchine spesso non funzionano e c’è chi ha deciso di rivolgersi altrove.
Dagli interventi che si sono susseguiti dal pubblico, è emersa la necessità, comunque, di mantenere un punto postale, basilare per la popolazione per lo più anziana e costretta altrimenti a fare chilometri per accedere a un altro ufficio postale. Lorenzo Fazzi, dai banchi del pubblico ha sottolineato che si è scelto, politicamente, lo sviluppo delle aree metropolitane: «È sparita senza un perché la legge sulla montanità», ha detto. E anche Franco Cherubini insisteva a dire che «il fatto è politico». Alessandro Batani invocava più piglio e meno resa da parte delle istituzioni e incitava a combattere di più. In ogni caso, per una volta, tutti d’accordo sulla necessità di muoversi su una questione delicatissima che si vuole affrontare in tribunale ma anche in piazza: «Il 13 aprile – ha detto Barbagli ai cittadini –se l’ufficio sarà chiuso, noi chiuderemo le strade di accesso. Saremo lì tutti insieme, quella mattina». (f.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google